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venerdì 2 maggio 2014

Tula (Mesoamerican site) La storia di Quetzalcoatl

Il sito di Tula è stato la sede di un antico regno tolteco, di cui gli Atlanti (guerrieri giganti di pietra) sono l'ultima testimonianza. Tula oggi è un sito archeologico ma in passato fu la capitale dei Toltechi che intrecciarono la loro vita con la leggenda del Quetzalcoatl, il Serpente Piumato






Quetzalcoatl, il dio serpente, signore della creazione, del sapere e del vento, era il re della città degli dèi. Era totalmente puro, innocente e buono. Nessun compito era troppo umile per lui. Spazzava persino i sentieri degli dèi della pioggia, così che essi potessero venire a portare acqua alla terra.

L’astuto fratello di Quetzalcoatl, Tezcatlipoca, il dio dei guerrieri, del cielo notturno e del fulmine, era infuriato per la sua assoluta bontà. Così decise, con alcuni amici, di fargli un brutto scherzo, trasformandolo in un furfante in cerca di piaceri. “ Gli daremo un volto ed un corpo umani !” sogghignò. Mostrarono a Quetzalcoatl il suo nuovo aspetto umano in uno specchio fumoso. Appena Quetzalcoatl vide il suo nuovo volto, si sentì posseduto da tutti i desideri materiali che affliggono il genere umano. Allora Quetzalcoatl gridò inorridito “ Non sono più adatto ad essere un re! Non posso comparire davanti al mio popolo in questo modo! ” Il dio chiamò a sè Xolotl, il coyote. Questi era legato a Quetzalcoatl come fosse la sua stessa ombra, gli fece un manto di piume verdi, rosse e bianche prese dall’uccello quetzal. Gli fece anche una maschera di turchesi, una parrucca e una barba di piume blu e rosse. Poi gli dipinse le labbra di rosso, colorò la fronte di giallo e fece in modo che i suoi denti sembrassero quelli di un serpente.

Quetzalcoatl assunse così le sembianze del leggendario serpente piumato. Ma Tezcatlipoca aveva pensato a uno scherzo da fare al fratello. Gli diede del vino, dicendo che era una pozione per curare la sua malattia. Quetzalcoatl, che non aveva mai bevuto alcolici, si ubriacò. Mentre era stordito, Tezcatlipoca lo convinse a fare l’amore con sua sorella, Quetzalpetatl. Quando ritornò in sé, Quetzalcoatl si vergognò amaramente di quel che aveva fatto. “ Questo è un giorno funesto! ” disse, e decise di morire. Quetzalcoatl ordinò ai suoi servitori di fare una cassa di pietra, poi vi si stese e rimase lì dentro per quattro giorni. Infine si rialzò e disse ai suoi servitori di riempire la cassa con tutti i suoi tesori più preziosi e di sigillarla. Detto questo il dio si recò sulla riva del mare e lì indossò il manto di piume di quetzal e la maschera di turchesi. Poi si diede fuoco, e di lui non rimase più niente, a parte le ceneri sulla spiaggia. Da queste ceneri sorsero degli uccelli favolosi che salirono al cielo, i quetzal, appunto.



Quando morì Quetzalcoatl il sole non sorse per quattro giorni, poiché il dio era sceso nella terra dei morti con Xolotl per vedere il padre, Mictlantecuhtli. Quetzalcoatl disse a suo padre che era venuto a prendere le preziose ossa che custodiva per popolare la Terra, e il signore dei morti acconsentì. Quetzalcoatl e Xolotl presero le ossa preziose e ritornarono nella terra dei vivi. Quetzalcoatl spruzzò il suo sangue sulle ossa e diede loro la vita. Le ossa divennero il primo popolo, i Toltechi. Il dio insegnò al genere umano molte cose importanti. Egli trovò il mais, che era custodito dalle formiche, e insegnò agli uomini a coltivarlo. Insegnò agli uomini come lucidare la giada, come fare tessuti e creare mosaici. Ma soprattutto insegnò loro come misurare il tempo e capire le stelle, e stabilì il corso dell’anno e delle stagioni. Alla fine giunse il giorno in cui il serpente piumato dovette lasciare che gli uomini se la cavassero da soli. Quando quel giorno sorse, apparve nel cielo la stella Quetzalcoatl, ovvero il pianeta Venere. Per questo il dio è chiamato Signore dell’Alba. Alcuni dicono che Quetzalcoatl andò verso est su una zattera di serpenti, ma un giorno tornerà.

domenica 27 aprile 2014

Parigi Museo d'Orsay - Le Bagnanti di Renoir









Questo quadro è emblematico delle ricerche che Renoir portò avanti verso la fine della sua vita. A partire dal 1910, l'artista ritorna su uno dei suoi soggetti preferiti: la raffigurazione di nudi en plein air ai quali riserva quadri di grande formato. Renoir celebra in queste opere una natura atemporale, dalla quale è bandito ogni riferimento al mondo contemporaneo. Le bagnanti possono così essere considerate come il testamento pittorico di Renoir, che muore nel dicembre 1919. È proprio in quest'ottica che i suoi tre figli, tra i quali il cineasta Jean Renoir, hanno regalato il quadro allo Stato nel 1923.

Le due modelle distese in primo piano e le tre bagnanti che si intravedono giocare sullo sfondo della composizione hanno posato nel grande giardino piantato ad ulivi delle Collettes, dimora che il pittore possedeva a Cagnes-sur-Mer nel Sud della Francia. Il paesaggio mediterraneo si riallaccia alla tradizione classica dell'Italia a della Grecia, quando "la terra era il paradiso degli dei". "Ecco quello che voglio dipingere", era solito ripetere Renoir. Questa visione idilliaca è caratterizzata dalla sensualità dei modelli, la ricchezza dei colori e la pienezza delle forme.

Le bagnanti devono molto ai nudi di Tiziano e di Rubens, tanto ammirati da Renoir. Esse traducono quella gioia di dipingere che, tuttavia, non è riuscita a sconfiggere né la malattia, né le sofferenze che il pittore ha dovuto patire alla fine della sua vita.


http://elioarte.blogspot.it/2013/08/parigi-museo-dorsay.html

domenica 20 ottobre 2013

Monet - au coeur de la vie

elioarteblogspot,com Dal 14 settembre al 15 dicembre c.a. a Pavia nelle scuderie del Castello Visconteo viene presentato in una mostra innovativa un grande maestro dell’impressionismo francese dell’800 : CLAUDE MONET. Lungo il percorso espositivo oltre agli importanti dipinti si ascolta il racconto di sei personaggi chiave del suo percorso artistico che pian piano conducono alla scoperta dell’uomo oltre che del grande Maestro. Ci troviamo di fronte ad una mostra fatta oltre che di immagini di suoni e di profumi che danno al visitatore l’emozione di rivivere quelle stesse vissute dall’Artista. Il pubblico avrà la possibilità di ammirare importanti lavori di Claude Monet ,provenienti dai musei di tutto il mondo, e di ripercorrere le tappe principali della sua produzione artistica dalla formazione fino alla grande maturità.
Claude Oscar Monet (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 6 dicembre 1926)
Ritratto del figlio Jean Monet Olio su Tela 1869
Cesto di uva Olio su tela 1883

giovedì 26 settembre 2013

Installazioni di elioarte le sfere le sue luci e le sue ombre.


Per installazione si intende un genere di arte visiva sviluppatosi nella sua forma attuale a partire dagli anni settanta. L'installazione è un'opera d'arte in genere tridimensionale; comprende media, oggetti e forme espressive di qualsiasi tipo installati in un determinato ambiente.

La luce è elemento fondamentale, indispensabile alla vita sulla terra. è naturale allora che l'interesse verso di essa e verso i fenomeni ad essa legati si manifestasse fin dall'antichità. Ma come spesso è accaduto nello studio dei fenomeni naturali in tempi remoti, l'osservazione propriamente scientifica si è confusa con congetture di carattere filosofico, e ciò ha ostacolato la giusta impostazione del problema. Si pensi ad esempio che filosofi e scienziati greci, seguaci di Pitagora, sostenevano che la visione degli oggetti dipendesse esclusivamente dal soggetto, grazie ad un fuoco che uscendo dagli occhi si posa sulle cose rendendole visibili.
E’ chiaro che una tale concezione cade in contraddizione di fronte a fenomeni molto semplici e comuni, quali il fatto che al buio non è possibile vedere

mercoledì 24 aprile 2013

La Pulce

La Pulce




Poni attenzione a questa pulce e osserva
quanto è piccolo ciò che m’hai negato;
essa prima il mio sangue ha succhiato,
ed ora il tuo: in questa pulce
adesso il nostro sangue è mescolato.
Tu sai che questo non si può chiamare
peccato, vergogna o perdita della verginità;
pure, la pulce conquista il godiménto
senza bisogno di corteggiamento,
e  sazia si gonfia di un sangue composto di due,
e questo, ahimè, è più di quanto possiamo far noi.

Su, fermati, salva tre vite in una pulce sola,
nella quale siamo più che sposati: questa pulce
è te e me, è il nostro letto nuziale,
il nostro tempio matrimoniale.
Anche se i tuoi genitori brontolano,
noi qui siamo uniti e chiusi
in queste vive mura di giaietto.
Benché tu sappia bene come uccidermi,
non fare che a questo delitto
si aggiungano suicidio e sacrilegio,
tre peccati in tre assassinii.

Crudele e sbadata, hai tu dunque
arrossato l’unghia di sangue innocente?
Di quale colpa si era macchiata la pulce,
se non di averti succhiato una goccia di sangue?
Pure, tu sei trionfante e dici
che nessuno di noi due ora sta peggio.
Se questo è vero, allora impara quanto
siano sbagliati i tuoi timori:
se tu mi cedi,non perderai più onore
di quanta vita ti abbia tolto
la morte della pulce.

da   "Canzoni e sonetti " La Pulce di John Donnne

                                                                                     
John Donne  n: 1572   -1631

John Donne è stato un poeta, religioso e saggista inglese, nonché avvocato e chierico della Chiesa d'Inghilterra. Scrisse sermoni e poemi di carattere religioso, traduzioni latine, epigrammi, elegie, canzoni, sonetti e satire. Wikipedia
Nascita22 gennaio 1572, Londra, Regno Unito
Morte31 marzo 1631, Londra, Regno Unito
ConiugeAnne More (s. 1601–1617)











(Londra, 1572 - 1631)

John Donne nasce nel 1572 in una famiglia fortemente cattolica, con due fratelli letterati e gesuiti: la sua fede gli impedisce di poter ottenere una laurea, sebbene studi all’università di Oxford e forse anche a Cambridge. Donne intraprende la carriera forense dal   1592 al  1596, anno in cui parte come volontario al seguito della flotta dei duca di Essex per attaccare Cadice, in Spagna. Ripete l’esperienza l’anno successivo agli ordini di Sir Walter Ralegh e, una volta tornato in Inghilterra, diventa segretario di un importante ministro, Sir Thomas Egerton. Il nuovo impiego segna l’abbandono della fede cattolica, già messa in discussione durante i lunghi viaggi per mare, e anche la rinuncia alla possibilità di fare carriera: Donne si innamora infatti della figlia di Egerton, Ann More, già proméssa a un nòbile, con la quale decide di fuggire. I due vivono ai limiti• dell’indigenza, lui senza impiego, lei senza dote, fino a quando, nel 1615, Donne prende gli ordini, diventando decano della cattedrale di St. Paul dal 1621 al 1631 , anno della sua morte.


http://www.lacooltura.com/2015/04/john-donne-poesie-sacro-profano/





giovedì 10 gennaio 2013

ROMA Sann Giovanni in Laterano e Il Chiostro


Bisogna aggiungere inoltre che all'interno della Basilica di San Giovanni in Laterano si trovano

delle soluzioni artistiche di un valore e di una bellezza indescrivibili; basti pensare oltre all’altare papale,e al soffitto anche al pavimento a mosaico, e ai reliquiari.

.


Dalla navata di sinistra (guardando l’altare)  si può accedere  ad una parte che non fu coinvolta nei diversi rifacimenti del complesso in Laterano. E si tratta di una delle opere più importanti dei cosmati romani: il Chiostro.






Circondato da graziose colonnine tortili di marmo intarsiato con capitelli tutti differenti, ricoperte da mosaici oggi purtroppo andati perduti. Opera di stile cosmatesco dei Vassalletto, famosa famiglia di marmorari romani, databile all’inizio del XIII secolo. E il più grande chiostro di Roma, ogni lato misura 36 metri.+


Ma oltre alle diverse opere che vi sono conservate (resti del monumento funerario realizzato per il cardinale Riccardo Annibaldi da Arnolfo di Cambi, alcune lastre, sculture romane, opere in bronzo, e parte di un antico altare della chiesa), quello che vi rapirà, sarà la pace del posto.




domenica 6 novembre 2011

Colori di Autunno


L’ultima opera in ordine temporale realizzata dal maestro ing. Bugge Giuseppe, dal titolo “ Colori di Autunno, ci ha in particolar modo colpito per il pathos che traspare nell’impasto cromatico dei colori d’insieme.
Le tinte calde dell’autunno memorizzati nella mente del pittore vengono poi trasferiti sulla tela con una dolcezza di toni che lasciano intravedere in pieno la sensibilità artistica dell’autore.
I gialli ocra evanescenti dei diversi piani vanno a completarsi nel colori dei faggi in primo piano,creando così una piacevole ed armonica visione d'insieme che infonde una serenità d'animo eccezionale . Opera quindi ben equilibrata e riuscita segna una nuova fase pittorica del maestro,
http://elioarte.blogspot.com/2020/02/colori-di-calabria-delling-giuseppe.html

martedì 5 aprile 2011

Selene ed Endimione



Scuola Emiliana secolo XVIII  olio su tela     cm.253  x cm.  184
dipinto della Galleria Elioarte  ceduto  nell'asta  Sothebys del 17 novembre 2008

Selene è la personificazione della Luna piena.
La dea viene generalmente descritta come una bella donna con il viso pallido, che indossa lunghe vesti fluide bianche o argentate e che reca sulla testa una luna crescente ed in mano una torcia.
Un mito che la riguarda è quello dell'amore per Endimione, re dell'Elide. Con lui ebbe una relazione dalla quale nacquero cinquanta figlie.
Questa storia romanticissima e un po' triste,è iniziata il giorno in cui Selene vide in una grotta un giovane addormentato, Endimione, e se ne innamorò perdutamente.
Ne nacque un grande amore, che diede la luce a ben cinquanta figlie; ma Selene non sopportava l'idea che un giorno il suo amante potesse morire, e lo fece sprofondare in un sonno eterno per poi andare a trovarlo ogni notte.
Endimione dormiva con gli occhi aperti, per poter vedere l'apparizione della sua donna.
Altre versioni meno romantiche della storia sostengono che Endimione avesse chiesto a Zeus di dormire per non perdere la sua giovanile bellezza, o addirittura per evitare che Selene rischiasse un'ulteriore gravidanza!
Selene comunque non perde il suo fascino di personificazione della Luna, che regala un po' di luce alla notte e un po' di sogno alla realtà.

domenica 13 marzo 2011

La cartapesta a Lecce


La produzione della cartapesta, concentrata prevalentemente nel leccese costituisce senza dubbio il risultato di una lavorazione artigiana assai vicina alla pura espressione d'arte. In genere, essa ha per oggetto la creazione di statue cariche di suggestioni emotive, con il panneggio curato in ogni minimo particolare. Le origini dell'arte della Cartapesta, risalgono probabilmente ad un periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo. Cosi come ai tempi, anche oggi , ci si avvale nell'arte di plasticare la carta di materie "povere" quali paglia, stracci, colla e gesso, e di pochi e modesti attrezzi, ma soprattutto di pazienza certosina, temperamento ed estro.

I lavori che presentiamo sono frutto di un ritorno dei giovani a quest'arte, la produzione si è indirizzata verso natività, bambole, oggetti di arredamento e di uso, maschere, giocattoli, senza tuttavia trascurare il tradizionale.

domenica 19 settembre 2010

Scultura lignea della Madonna dei Poveri di Seminara.(RC)



La tradizione ricorda il rinvenimento del simulacro, nei dintorni del piccolo centro calabrese, alla metà del IX sec.
La statua della cosiddetta Vergine «bruna» era anticamente posizionata all’interno di una nicchia, come testimonia il chiodo posto sul retro (foto sopra in piccolo).
È stato effettuato il restauro della statua in legno raffigurante la Madonna dei Poveri, che, tra le numerose effigi della Vergine «bruna» che si venerano in Italia, è tra le più belle e imponenti, e forse anche la più misteriosa.
Alta 92 cm e poggiata su un trono in oro e argento laminato, la statua lignea tiene in braccio il Bambino, che indossa il saio legato da un cingolo e reca in una mano un globo sormontato da una piccola croce e nell’altra un rametto.
Le notizie sull’origine e la provenienza dell’antica immagine sono tramandate da una leggenda, secondo la quale il simulacro ligneo, appartenuto al vescovo Basilio di Cesarea ( Cappadocia ), fu portato in Occidente dai monaci bizantini in fuga dalle Persecuzioni iconoclaste scatenate da1l’imperatore Leone III Isaurico (VIII secolo) e destinato alla città di Taureana.

Nel 951 , quando la città fu distrutta dalle incursioni saracene, si cercò di trasportarlo a Seminara, ma, durante la fuga dai pirati, venne abbandonato per strada.

L’immagine fu quindi rinvenuta nella campagna circostante sotto un mucchio di pietre , un Martedì o Mercoledì Santo,da alcuni cittadini di Seminara. I nobili del luogo tentarono di trasportarla, ma ogni sforzo risultò vano per la sua pesantezza.
Troppo pesante per i nobili, sollevata, allora, dalle classi più umili si rivelò leggera, per cui fu definita la Madonna dei Poveri e divenne la protettrice della città.
Venerata da re e imperatori (Ruggero lI il normanno,Ferdinando Il di Spagna, Carlo V), la statua fu anticamente posta a mo’ di icona in una nicchia. L’attuale trono in argento laminato, dono di una ricchissima famiglia di origine spagnola, risale a metà Settecento.
La Madonna, che per due volte si salvò dalla distruzione totale della città di Seminara nel 1783 e nel 1908, a causa del terremoto, oggi è conservata ne1l’omonimo santuario eretto nel 1975. La sua solenne festività viene celebrata, annualmente, dal 10 al 15 del mese di agosto.
Arte e tradizioni popolari
Nell’iconografia mariana sono numerose le Madonne Nere oggi esistenti. Dal punto di vista religioso queste scure immagini femminili rappresentazioni cristiane della maternità sacra, hanno un valore impegnativo per la devozione che hanno sollecitato nel corso dei secoli nei santuari in cui sono venerate.
Hanno un valore folcloristico, in considerazione del grandissimo numero di credenze popolari che intorno alle loro figure si sono sviluppate.
Assumono anche un indubbio valore letterario per il numero considerevole di racconti e leggende riportati generalmente in testi scritti, narrazioni che sono sorte intorno a loro e che sorgono ancora. La Sacra Immagine della Madonna dei Poveri di Seminara concentra in sé tutti questi valori oltre a possedere un altissimo valore storico-artistico, che è stato valorizzato attraverso il restauro e le indagini scientifiche, e che hanno fornito le notizie necessarie alla comprensione di un’opera così preziosa si nel suo aspetto materiale ma soprattutto nel cuore dei fedeli.
La statua di Seminara è scolpita almeno nella sua struttura principale, in un unico blocco ligneo. L’uso di ricavare il corpo della struttura da un unico pezzo di legno è ben attestata nel periodo medievale, così come prevedevano le norme della Corporazione degli intagliatori. Generalmente si usavano tronchi non stagionati che venivano immediatamente svuotati all’interno, dal retro, per evitare le spaccature che si verificano in fase di stagionatura sui tronchi interi.
A questa pratica molto probabilmente è riconducibile la presenza della grossa cavità sul retro della statua.
In genere, nella produzione statuaria in legno venivano predilette le essenze a struttura compatta, venatura regolare e media durezza, ma in realtà vennero usati quasi tutti i tipi di legno messi a disposizione dalla flora locale.
Le tracce di un incendio?
Il tipico colorito bruno degli incarnati che ha dato il none di «Madonna nera di Seminara» alla statua, è stato oggetto di numerose discussioni in merito. Prestando fede alla già ricordata leggenda che la vuole trasportata a Seminara dopo la distruzione della città di Taureana nel 951, molti studiosi hanno attribuito il colore scuro della pelle a un’alterazione dei pigmenti a base di ossidi di ferro a seguito della loro esposizione al fuoco di un incendio che li ha resi scuri per viraggio.
Così l ’immagine di una Madonna nigra non sarebbe originaria ma frutto
di una modificazione per cause esterne del colore chiaro primitivo. Per quanto riguarda invece le vesti, queste sono state dorate mediante applicazione di foglia d’oro su bolo rosso. Questa tecnica, che ha una lunghissima tradizione sin dall’antichità, prevede l’incollaggio della foglia aurea con un apposito «guazzo» composto da acqua e colla animale o con chiara d’uovo su uno strato di argilla ricca di alluminio di colore rosso, detta bolo. Spesso la foglia d’oro veniva brunita, ossia lucidata, con pietra d’agata laddove la superficie si presentasse liscia e non lavorata.
L'articolo sopra esposto è stato tratto dalla rivista MEDIOEVO e rielaborato

martedì 22 giugno 2010

Palermo : MISTERI



Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 alcuni ladri entrano nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, e rubano un grande quadro che sta sull'altare maggiore dall'ottobre del 1609. È una tela della Natività coi Santi Lorenzo e Francesco, ed è l'ultima opera dipinta in Sicilia dal Caravaggio che, subito dopo, era partito per Napoli (nel luglio dell'anno seguente l'artista morirà su una spiaggia di Porto Ercole, in Toscana).

A tutt'oggi, , il quadro non è stato ancora recuperato, e molti ritengono che possa essere andato distrutto già da molto tempo. Forse... Ma del "Caravaggio" perduto ogni tanto si parla, nel corso di questi lunghi trascorsi. E oggi sappiamo molte cose.
Da stralci di notizie di cronaca degli anni scorsi.

"Sappiamo che uno dei ladri è stato Francesco Marino Mannoia, appartenente alla famiglia mafiosa dei Bontade e ora "collaboratore di giustizia" o pentito. In una udienza del 5 novembre 1996, relativa al "processo Andreotti", Mannoia racconta come è avvenuto il furto: la tela è stata staccata dalla cornice con una lametta da barba (!) e poi arrotolata per trasportarla meglio. Aggiunge che queste operazioni l'hanno molto rovinata e che quando l'acquirente l'ha vista si è messo a piangere. Conclude affermando di aver distrutto il quadro, perché ormai invendibile "
Che la mafia possa aver fatto distruggere un Caravaggio, per quanto rovinato, pare incredibile. Del resto, notizie sul quadro riemergono di tanto in tanto , e sempre in relazione alla mafia.


< La notizia più clamorosa la racconta Giovanni Brusca, altro mafioso pentito come Mannoia.
Brusca dice che la mafia, dopo le leggi speciali antimafia seguite alla morte di Falcone e Borsellino nel 1992, ha cercato di "trattare" con lo Stato Italiano: opere d'arte trafugate, tra cui la tela di Caravaggio, in cambio della modifica del 41bis, un articolo di legge che impone ai mafiosi il carcere duro, impedendo loro ogni comunicazione con l'esterno. Pensateci, dicono i mafiosi, perché "una persona, per quanto importante, può essere sostituita. Un'opera d'arte, persa una volta è persa per sempre".>

Misteri,..... rimane deprimente ancora oggi dopo tanti anni, entrare nell'Oratorio di San Lorenzo e trovarsi difronte ad una grande fotografia










 che ricorda il capolavoro scomparso.

Sgarbi: “la Natività di Caravaggio non è stata rubata dalla mafia. E presto riapparirà”



In occasione del cinquantesimo anno dal furto della Natività di Caravaggio dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo (era la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969), pubblichiamo un video che include un intervento dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi sulle circostanze del furto. Le dichiarazioni non erano ancora state prese in considerazione dalla stampa: il video è tratto da un paio di incontri organizzati da Panorama d’Italia: I tre Caravaggio, del 27 settembre del 2018 (Roma, chiesa di San Luigi dei Francesi), e Alla scoperta dei tesori nascosti di Palermo, del successivo 10 ottobre (Palermo, Real Teatro Santa Cecilia).
Secondo Sgarbi, il furto della Natività non sarebbe da attribuire alla mafia, come si è sempre creduto. Il celebre storico dell’arte e personaggio televisivo cita fonti anonime che avrebbero segnalato che l’opera non è stata rubata dalla mafia, e che non è neppure andata distrutta. Inoltre, durante il suo intervento, Sgarbi si schiera a favore dell’ipotesi che vuole il dipinto eseguito da Caravaggio a Roma (attorno al 1600) e non in Sicilia.
Nella Natività, ha sottolineato Sgarbi durante l’incontro del Real Teatro Santa Cecilia, vediamo un “Caravaggio euforico, nel pieno della gloria, con una richiesta che gli viene dalla Sicilia di inviare, come avrà inviato per via di nave, questo capolavoro in cui si vede il san Lorenzo bellissimo con la sua dalmatica a richiamare l’oratorio, e poi il tema della Natività con una delle figure più incredibili che la pittura abbia mai concepito, cioè un san Giuseppe con i capelli bianchi corti e forse anche dei tatuaggi, che sembra David Bowie”.
“Io non ho mai visto una figura così”, ha aggiunto Sgarbi, “perché non lo vedi di faccia, ti gira le spalle, ha i capelli tagliati corti, tutti bianchi ma è sicuramente non un vecchio e, preso atto che dovrebbe essere la figura di san Giuseppe, è tra le figure più originali e anomale di questa figura che normalmente viene rappresentata con la barba, con un uomo anziano, secondo le categorie... poi ha, vedete, dei pantaloni attillati come dei collant, si vede male perché la fotografia non voleva richiamare il dipinto di Caravaggio ma gli stucchi di Serpotta”. Di seguito, il video con le dichiarazioni sulla Natività (qui invece il link per il video integrale dell’incontro di Roma) e le trascrizioni delle affermazioni di Sgarbi sul furto del dipinto.







Alcune foto di Palermo




mercoledì 2 giugno 2010

Siracusa




foto elioarte di Bugge Elio

Ara di Ierone II Secolo III a.C.




Sull’isolotto di Ortigia, primigena culla della civiltà greca in Sicilia, distesa lungo la ridente costa con i dolci declivi dei monti iblei che la fanno da anfiteatro ricoperti da oliveti secolari, rigogliosi frutteti e vigneti, la millenaria Siracusa, splendente nella purezza del suo cielo, della bellezza del suo mare, avvolta in un clima di perenne dolcezza è, ancora oggi, qui a testimoniare, con i resti grandiosi dei monumenti del passato e la sua epica storia, il proprio destino di città immortale.
Siracusa viene fondata nel 734 a.C. da coloni Corinzi, guidati da Archia, condottiero leggendario. Cacciati i Siculi che stazionavano sull’isola di Ortigia (Ortyx - quaglia in greco), ne presero possesso, costituendo Il primo nucleo della città. Ben presto l’abitato si estese sulla terraferma con i nuovi quartieri di Tyche Acradina e Neapoli e nel breve volgere di alcuni decenni vennero fondate le colonie di Akrai (664), Casmene (624) e Camarina nel 599 a.C.
Siracusa, così chiamata dai Greci dal nome siculo di una palude limitrofa all’isola dl Ortigia, crebbe talmente da essere considerata, soprattutto con Diogi, la città più estesa e popolata dell’antichità in competizione con Atene. Cartagine e Roma.
Sino a tutto il VI sec. le fonti storiche sono avare di notizie. All’interno il potere veniva esercitato dai gamori (aristocratici proprietari terrieri) che tenevano in soggezione i Killirioi (gruppo etnico composto prevalentemente da elementi siculi sottomessi).
Agli inizi del V sec. i gamoroi. cacciati dalla città da una rivolta popolare, chiedono aiuto a Gelone tiranno di Gela (della dinastia dei Dinomenidi). Costui viene acclamato re e riconduce al potere gli aristocratici. Inizia per Siracusa un grande periodo di prosperità e splendore. Gelone raccolse intorno a sé tutte le città greche di Sicilia, minacciate dall’espansione territoriale dei Cartaginesi che tendevano alla conquista dell’Isola. Gli eventi di questa lunga e dura guerra, videro l’affermazione delle schiere siracusane che culminò, in alleanza con l’esercito agrigentino condotto da Terone, nella memorabile vittoria di Imera del 480 a.C.
Alla morte di Gelone nel 478, gli successe il fratello Ierone. Grande mecenate e protettore delle arti, accolse alla sua corte filosofi e poeti, tra i quali Pindaro, Eschilo e Simonie. Valoroso sovrano sconfisse gli Etruschi a Cuma (474), consolidando la supremazia sull’isola ed espandendo l’influenza greca nell’ italia meridionale. Con Trasibulo, successore di Ierone, si estingue la dinastia dei Dinomenidi. Costui, tiranno violento e crudele, venne indotto alla fuga dalla ribellione degli stessi siracusani e delle città greche assoggettate,e la città si diede un governo democratico. La potenza siracusana che aveva avuto ragione delle città ioniche di Sicilia, fu fonte di preoccupàzioni per Atene che inviò una poderosa flotta, condotta da Alcibiade, nell’inìento di spezzare l’egemonia di Siracusa in atto nell’isola. Dopo alcuni successi iniziali di Atene, Siracusa che aveva chiesto l’intervento di Sparta, riuscì vittoriosa nello scontro svoltosi nelle acque del Porto Grande di Ortigia nel 413. Con Dionigi la città conobbe un grande sviluppo. Vennero intraprese imponenti opere di fortificazione militare con l’erezione del castello Eurialo, l’ampliamento dei porti, cingendo di mura l’Epipoli e l’Ortigia e innalzando edifici monumentali che fecero di Siracusa una delle più vaste metropoli dell’antichità. Si narra che in questo periodo la città raggiunse un milione di abitanti.
Dal 407 con Dionigi fino alla morte di Agatocle neI 279 a.C. Siracusa combatte innumerevoli battaglie contro l’eterna nemica Cartagine. Dionigi, dopo aver consolidato le difese della città, mosse guerra per ben quattro volte ai Cartaginesi, senza però riuscire a cacciarli definitivamente dalla Sicilia. Protagonisti del secolare conflitto furono inoltre Timoleonte di Corinto che al comando di mille uomini, nel 343, liberò la città dall’assedio cartaginese e ristabilì l’ordine interno prevaricato dalle fazioni in lotta. Morì nel 336, dopo essersi ritirato a vita privata, rifiutando onori e prebende. Nel 317, Siracusa cadde sotto una nuova dispotica tirannide con Agatocle.
Costui, ambizioso e risoluto e valoroso condottiero, nel 313 a.C., vinse il blocco che i Cartaginesi avevano posto alla città, nel tentativo di espugnarla, facendo prigioniero e mettendo a morte Amilcare stesso. Portò, quindi, audacemente la guerra in Africa, assediando Cartagine (310-300 a.C.). Conclusa la pace, estese l’influenza siracusana su quasi tutta la Magna Grecia, lasciando, alla sua morte, nel 289, una città prospera e potente. Minacciata, per l’ennesima volta, dai Cartaginesi, Siracusa chiede aiuto a Pirro, re. .
TEATRO GRECO - Il teatro viene considerato come il più fulgido esempio di architettura greca, che ci sia stato tramandato. Sin dal VI sec. a.C. vi si tennero spettacoli e l’attività teatrale continuò per oltre mille anni. Nei secoli successivi il teatro subì trasformazioni e ampliamenti. Nel 475, all’epoca di Ierone I, la cavea venne tagliata nella viva roccia e risistemato l’edificio scenico. Con Timoleone assunse la forma semicircolare, vennero aperte due strade di accesso e portate a compimento opere di stabilizzazione strutturale. Le dimensioni attuali vennero realizzate con Ierone II, talché la cavea, poteva contenere sino a 15.000 spettatori seduti.

sabato 29 maggio 2010

Tindari



La CAVEA DEL TEATRO GRECO, rivolta verso il mare,
in uno scenario di superba bellezza. Ha un diametro di 63 m. ed è divisa in 9 cunei con 28 gradini.

TINDARI

L'antica Tyndaris, una delle ultime colonie greche in terra di Sicilia, venne fondata nel 396 a.C. da Domini 1, tiranno di Siracusa. Circondata da mura possenti che sono tra le più grandiose dell'antichità, giunte sino a noi, costituisce una meta suggestiva e di grande interesse per il visitatore. Le rovine più rilevanti sono: il Teatro Greco dei 111 11 sec., la Basilica o Ginnasio databile,

probabilmente, al I sec. dopo Cristo e i resti di una Casa Romana, finemente decorata con pavimenti a mosaico, della prima metà dei I sec. dopo Cristo.

All'ingresso della zona urbane, si eleva la moderna costruzione dei Santuario che sorge sull'area dell'antica Acropoli. Vi si venera la miracolosa statua bizantina della Madonna Nera, festeggiata con solenni cerimonie e la partecipazione di numerosi pellegrinaggi, l'otto di settembre di ogni anno. Durante le guerre puniche, Tyndaris, fu fedele alleata dei Romani che ne fecero un prospero centro dei loro dominio. Plinio narra che nel corso dei I sec. d.C. la parte della città, sottostante la punta estrema dell'Acropoli, franò in mare.

Dalla terrazza prospiciente il Santuario, si dominano panorami superbi sulle isole Eolie, la piana di Patti e verso l'interno, delle frastagliate cime dei Nebrodi, sino all'innevata sagoma dell'Etna.

sabato 17 aprile 2010

Cronaca di Milano “I mille volti del Fuori Salone”



L'arte della Luce

Le nuove sfide della creatività Fuori Salone : Zona Romana, Zona Tortona, e una miriade di eventi e partnership lungo le vie di Milano.
Design, innovazione, mostre e nuove leve creative colonizzano e movimentano la città
e artisti al Salone Internazionale del Mobile 2010 Milano.
In zona Tortona molti gli spunti offerti dalle numerose “attivita”limitrofe targate : Lavazza, Rado,Swarovski etcc.
Quest’anno Swarovski Crystal Palace espone le opere di cinque designer internationali in una mostra straodinatia, che accompagna i visitatori in un viaggio di sperimentazione.
La metropoli si risveglia dal centro alla periferia,aprendo le porte delle showroom,dei negozzi e delle grandi e piccole location sparse ovunque,in un incalzante susseguirsi di happening, molti dei quali legati anche alla moda.
Razionalizzare in momenti di crisi è importante, ma altrettanto fondamentale è investire sulle idee.

martedì 16 febbraio 2010

Giulia e Davide tra i papaveri.Omaggio a Claude Monet


Elaborazione e foto Elioarte
Papaveri, vicino Certosa di Pavia
omaggio a Monet Claude (1840-1845) Impressionista francese
Papaveri, vicino ad Argenteuil
Monet Claude (1840-1845) Impressionista francese
Nato a Parigi il 14 Novembre del 1840. Monet trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Le Havre, inizia a disegnare ritratti e caricature a matita e carboncino,in eta' precoce mostra un notevole interesse per la pittura. Malgrado l'ostilita' della famiglia che tentava di contrastare questa sua vocazione, nel 1859 l'artista e' a Parigi, dove conosce Cezanne e Pissarro. Nel 1861 parte alla volta di Algeri per prestarvi il servizio militare, interrotto per malattia nel 1862. Monet rientra quindi a Parigi e frequenta i corsi dell'Accademia Gleyre, dove conosce Renoir, Sisley e Bazille.

Dopo aver vissuto ad Argentuil,nel 1883 si stabilisce definitivamente a Giverny dove muore il 26 Dicembre del 1926.

mercoledì 10 febbraio 2010

Dipinti del pittore Alberto Buggè






Quando visitiamo un museo, una mostra o una fiera di arte contemporanea ci sentiamo talvolta come degli esploratori senza mappa: abbiamo di fronte a noi una realtà in gran parte ignota e ci troviamo a disagio, perché non abbiamo gli strumenti adatti per capire e interpretare correttamente quello che vediamo. In questi ultimi quarant’anni gli artisti hanno radicalmente trasformato la forma e i contenuti delle loro opere a tal punto che chi è stato educato ai tradizionali canoni estetici su cui si è basata la pittura antica, da Giotto a Tiepolo, si sente letteralmente escluso e del tutto impreparato. In effetti è sufficiente sfogliare le pagine di una rivista specializzata per notare immediatamente la quantità e la varietà di proposte provenienti da ogni parte del pianeta. Nel passato i centri artistici erano pochi e la carriera di un pittore era disciplinata da regole ferree. Il giovane che intraprendeva la professione artistica doveva sottostare ad anni di studio nella bottega del maestro, a preparargli i colori e pulirgli i pennelli, pensa di poterli prendere in mano. Oppure trascorreva gli anni della giovinezza nelle aule delle Accademie o nelle sale dei musei a disegnare dal vero o a copiare dai modelli antichi, fin quasi ad annullare la propria originale personalità in nome dell’adesione alle sacre regole immutate per secoli. Solo così poteva sperare di superare il filtro di giurie severe e inflessibili, che potevano ammetterlo ad esporre nelle rassegne annuali delle Accademie e avere così accesso alle committenze Questa struttura rigidamente gerarchica è stata messa in discussione alla fine del XIX secolo dagli impressionisti, poi dalle correnti postimpressioniste cd è stata definitivamente rifiutata dalle avanguardie della prima metà del Novecento.Molti sono stati gli avvenimenti storici che hanno cambiato non solo l’arte ma la cultura e la stessa società dal 1960 ad oggi: dalla guerra del Vietnam a quelle in Afghanistan e in Iraq, dalla contestazione giovanile del 1968 ai movimenti no-global, dalla costruzione del muro di Berlino nel 1961 alla sua caduta del 1989, dagli anni di piombo agli attentati alle Twin Towers e poi l’introduzione dell’Euro, l’allargamento dell’Unione Europea, i movimenti migratori, la trasformazione del ‘pianeta’ Cina e tanti altri ancora, piccoli o grandi.
I progressi della tecnica e della medicina hanno migliorato la qualità della vita, mentre la scolarizzazione di massa e la diffusione dei mass-media hanno aumentato il livello culturale medio. Proprio i mass-media hanno posto le basi per quella che viene definita globalizzazione: i giovani in tutto il mondo vestono allo stesso modo, mangiano e bevono i medesimi prodotti, si appassionano agli stessi avvenimenti sportivi, film e concerti, che li plasmano fino a farli pensare un po’ tutti allo stesso modo.
Anche l’arte ha perso le sue prerogative regionali e parla con un unico linguaggio mondiale, irradiato da un centro motore. Se all’inizio del secolo Parigi era la capitale culturale, che dettava le mode e a cui affluivano artisti da tutto il mondo,oggi il primato spetta a New York, vero e proprio ‘ombelico del mondo, punto di aggregazione e di traino di questa nuova società multietnica.
La parola d’ordine che sembra caratterizzare l’arte di questi ultimi quarant’anni è il rifiuto di ogni regola imposta dalla tradizione e la completa libertà dell’artista, a partire dalla tecnica: per secoli la scelta è stata limitata all’affresco o al dipinto da cavalletto, ad olio su tela o al massimo su tavola, vetro o metallo.
In pochi decenni questo tabù è stato infranto cd ora non esiste materiale, naturale o artificiale, umile o nobile, che non sia stato utilizzato. Non solo, ma sono state abbattute le divisioni tradizionali tra le discipline artistiche e abbondano gli esempi (lì installazioni multimediali, in cui convivono pittura, scultura, grafica, musica, fotografia, video, scenografia, teatro e danza.
Lo stesso vale per la definitiva emancipazione della pittura nei confronti della realtà. Anche in questo caso gli artisti si sono ribellati all’obbligo di imitare la natura e hanno rivendicato la possibilità di usare le linee, i colori e i materiali più diversi per esprimere senza alcun limite le proprie emozioni e sensazioni. Questo atteggiamento ha dato vita a un duplice superamento del realismo pittorico: da una parte l’astrattismo, nelle sue due principali suddivisioni, geometrico e informale; dall’altra l’adesione solo apparente alla realtà, operata, ad esempio dagli esponenti della pop-art. Questa totale libertà non è piaciuta a tutti; in particolare ha disorientato chi vedeva nei quadro una ripetizione della natura, abbellita e arricchita di poesia
Ancora oggi c’è chi dichiara categoricamente di non capire e di non gradire affatto la pittura contemporanea. In tutti i secoli gli artisti sono stati talvolta criticati e incompresi; alcune loro opere hanno suscitato scandalo o derisione, sono state censurate e perfino distrutte, ma mai come in questi ultimi decenni si è avvertita una tale distanza tra gli artisti in generale e il comune sentire della gente, che non riesce più a identificarsi nelle loro creazioni, non condivide lo spirito con cui sono state eseguite e si domanda perfino se possa ancora essere chiamata arte. Va infine rilevato che nel corso (li questi decenni i fattori economici hanno avuto un rilievo crescente e hanno condizionato sempre più sia la gestione degli Stati, sia la vita dei singoli individui, Il mercato dell’arte sta avendo il sopravvento sulla critica d’arte: non è più il riconoscimento degli storici e degli studiosi a determinare il successo di un artista, quanto piuttosto un’accorta politica commerciale, gestita dai galleristi, dai collezionisti e dagli operatori del mercato, grazie a un uso massiccio dei mass media, l’opera d’arte diventa un prodotto da vendere; l’artista deve distinguersi dalla massa anonima dei suoi colleghi e apparire superiore agli occhi del grande pubblico, così che chi colleziona le sue opere diventa proprietario di un bene esclusivo, ambito e invidiato da chi non può permetterselo. L’acquisto di un’opera d’arte diventa così un investimento, a volte molto redditizio, tanto da aver attirato, da decenni, l’attenzione degli economisti e del mondo della finanza.

venerdì 5 febbraio 2010

Conservazione dei dipinti ad olio.



Dipinto foto ed elaborazione " elioarte "
Le cause principali che contribuiscono a deteriorare i quadri ad olio provengono da agenti atmosferici quali l’ossigeno, la luce, l’umidità, i gas mefitici e il calore.
L’ossigeno, che è indispensabile per solidificare i colori
mediante il processo di ossidazione, è invece dannoso alle pitture antiche che deteriora senza rimedio per effetto di legge naturale.
La luce accelera l’ossidazione dei colori, dell’olio e delle vernici. Buona cosa è sottoporre il dipinto alla luce solare durante il processo di ossidazione e così potrà resistere meglio in seguito alla luce stessa. Però quando il dipinto sarà divenuto perfettamente secco allora sarà opportuno illuminarlo con luce indiretta e diffusa evitando assolutamente sprazzi di sole che verrebbero ad alterare disastrosamente i colori.
L’umidità è oltremodo dannosa. Essa è data dall’eccessivo vapore che si forma nello spazio. La materia di cui è composta la pittura ad olio per la sua porosità assorbe l’aria e quindi l’umidità in essa contenuta, É necessario proteggere i dipinti non solo dalla parte dipinta, ma anche sul rovescio. Per i colori la migliore protezione è costituita da un vetro o da una vernice che sia veramente isolante come può essere la vernice d’ambra che è la più resistente agli agenti atmosferici ed ha la massima trasparenza.
Per proteggere il rovescio delle tele e dei supporti in genere si consiglia di verniciare il rovescio con del bianco d’argento diluito in parti eguali di olio e acqua ragia. Il bianco d’argento forma con l’olio una saponificazione che costituisce una eccellente protezione contro tutti gli agenti atmosferici. Nei locali, per evitare eccesso di umidità, occorre regolare convenientemente la temperatura e la ventilazione.
I gas metifici possono essere prodotti da cause diverse, come dai sistemi i riscaldamento, vicinanza di pozzi neri, cloache e industrie chimiche. Evitare quindi di tenere dipinti di valore in locali prossimi ai luoghi sopraddetti o comunque dove si fuma e si mangia, perché il fumo e le esalazioni dei cibi e delle bevande danneggiano le pitture.
Il riscaldamento non deve produrre acido carbonico (come avviene per le stufe a carbone) e non dar luogo a eccesso di umidità come per il riscaldamento ad acqua calda. Il riscaldamento elettrico è il più indicato.
La temperatura nel periodo invernale dovrebbe essere di 15-18 gradi e 18-25 nell’estate.

domenica 10 gennaio 2010

Cipro un tesoro sotto il cielo.




Duemila e cinquecento anni di storia fanno di Cipro un tesoro sotto il cielo.
Grazie alla sua particolare posizione, Cipro ha raccolto elementi culturali provenienti dalla Mesopotamia, dall'Egitto, dalla Fenicia, dalla Grecia e da Roma. La storia dell'arte cipriota si può suddividere in varie fasi: nella più antica, databile dal 4000 a.C. al 3500 a.C. sono stati rintracciati utensili litici e tracce di templi; la fase seguente, dal 3500 a.C. al 3000 a.C. ha portato alla luce prodotti ceramici, vasi dipinti con decorazioni geometriche e utensili di pietra; la scoperta delle risorse minerarie, come il rame è avvenuta dal 3000 a.C. al 2400 a.C., ma questo periodo è passato alla storia per la trasformazione dell'isola nel grande emporio per il Mediterraneo e anche per la maggiore complessità delle pratiche, delle costruzioni funerarie, delle statuette sacre. Dopo l'età del bronzo (II millennio), si è assistito, dal VII secolo a.C. circa, al periodo di inizio dello splendore per la scultura ben rappresentato dalle statuette in terracotta, per l'architettura con la costruzione di mirabili fortezze e palazzi, come quello di Vuni. Purtroppo l'isola conosce dal 1974 una situazione di aperta conflittualità fra le comunità greca e quella turca. L'occupazione militare da parte della Turchia di un terzo del territorio dell'isola fa esplodere il conflitto interreligioso e intercomunitario e il gesto viene condannato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La sovranità dell'autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord ad oggi non viene riconosciuta da nessun organismo internazionale, ad eccezione della Turchia.Un fitto e intricato reticolato, denominato linea verde, delimita le due regioni dell’Isola, mentre identità collettive e personali precedentemente intersecate sono oggi cristallizzate e trincerate al di qua e al di là della buffer zone, la zona cuscinetto.

giovedì 26 novembre 2009

Contemplazione dell'opera nel suo divenire nichilismo pittorico.


Quando il disagio dell’artista si estende a tutta l’umanità: come non provare terrore di fronte all’essere gettati in un mondo che pare insensato ed illogico?
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In un mondo in cui la Storia del prossimo futuro è già stata tracciata in anticipo secondo un canovaccio che non ammette più nessuna variante,come fa un pittore a dipingere in termini di 'bellezza', subire un fascino estetico verso questo mondo agghiacciato e violento? Come può mettere tanta cura nel dipingere un volto, un gesto?
Lo potrà solo se ha la coscienza che tutto nella sua continua opera sarà più riuscito quanto maggiore sarà l’estraneità verso ciò che egli dipinge.
Una pittura aniconica quindi ,priva di significati reali,ma piena di luce e di colori, non ricerca del significato, cosa che molti spasmodicamente cercano, ma contemplazione dell’opera nel suo divenire, nel suo essere e nel suo proporsi……………………………………………………..

work of art review : Alberto Bugge
Milano "15 dicembre 2005 E.Zine" e già nel post 11.01.2008 Nichilismo pittorico