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mercoledì 2 dicembre 2020

Bagetti Giuseppe Pietro

 Bagetti giuseppe  Pietro  Paesaggio con  Guado

Opera Firmata in Basso al Centro

olio su tavoletta  cm 23,5  x 28,5


Piccolo e pregevole dipinto rappresenta un paesaggio con un  fiume, grandi masse di alberi in lontananza e sottili ed alti pioppi,al centro della  composizione. Un guado con il bestiame e due figurine ,una a piedi ed una a cavallo animano la solitudine agreste.




Asta: 177
Lotto: 26
BAGETTI GIUSEPPE PIETRO
"Paesaggio con guado"
23,5x28,5 olio su tavoletta
Opera firmata in basso al centro: Bagetti f. (fecit)
Il piccolo e pregevole dipinto rappresenta un paesaggio con un fiume, grandi masse d'alberi in lontananza, e sottili ed alti pioppi al centro della composizione. Un guado con bestiame e due figurine (una a piedi ed una a cavallo) animano la solitudine agreste. Molti sono i paragoni possibili con opere note dell'artista a cominciare da alcune vedute di campi di battaglia napoleonici realizzate fra 1795 e 1799 (segnaliamo, in particolare, la "Vue des Hauteurs de St. Michel" incisa da Schroeder e Misbach su disegno di Bagetti). Interessante poi, è anche il confronto con un disegno della Biblioteca Reale di Torino raffigurante il "Palazzo e giardino del Conte della Villa a Villastellone" (utile anche per una comparazione della firma), databile verso il 1809. In questo disegno Bagetti sviluppa in modo assai nitido una visione del paesaggio ancora illuminista, chiara e ben delineata. Lo stesso tipo di visione che si può riscontrare in questa rara tavoletta che deve essere pertanto datata verso il 1810-15, prima cioè che si verifichi nella pittura del Bagetti un cambiamento di rotta che lo porterà a realizzare paesaggi animati da una sottile vena romantica come quelli della serie dei trenta "Paesaggi di invenzione" che gli furono commissionati da Carlo Felice e che erano già esposti nella Galleria delle battaglie del Palazzo Reale di Torino nel 1830. Bibl.: - AA.VV. Cultura figurativa e architettonica negli Stati del Re di Sardegna (1773-1861), Torino 1980, vol. I, pp. 233-281.

Biografia BAGETTI, Giuseppe Pietro. - Nato a Torino nel 1764, studiò composizione musicale con il maestro Bernardino Gaetano Ottani, personalità del teatro e pittore scenografo che lo iniziò al gusto, allora di moda, delle rovine. Presto il B. si interessò agli studi di architettura e nel 1792 partecipò con successo a una commissione regia avente per tema il progetto di un arco trionfale. Intanto si applicava alla pittura ad acquerello, tecnica allora tenuta in particolare conto come novità, e vi fu iniziato da P. Palmieri padre, incisore, amico degli scenografi Galliari. Nel 1792 ottenne l'incarico per l'insegnamento del disegno topografico nella Reale Accademia dei Nobili. Nel 1793 fu nominato da Vittorio Amedeo III "disegnatore regio" ed ebbe ordine di seguire, con il grado di capitano, l'armata a Nizza e a Tolone, incaricato di ritrarre dal vero i fatti d'arme di quelle campagne contro i Francesi, riprendendole in vedute e paesaggi, che da questa determinata necessità illustrativa traevano un carattere di resa fedele al vero (d'après nature),senza retorica alcuna. Le prove si dimostravano tuttavia ancor legate al gusto settecentesco per la scelta del punto di vista, di preferenza scenografico. Nel 1797 fu nominato maestro di disegno topografico nel reale corpo d'artiglieria.

Dopo l'annessione del Piemonte alla Francia (1801), il B. entrò in qualità di "capitano disegnatore" fra gli ingegneri geografi. Nel 1803 fu incaricato di riprodurre i fatti d'arme delle campagne napoleoniche in Italia del 1796-97 e del 1800 in una serie di acquerelli che suscitarono polemici giudizi fino ad accusarlo di essere un rinnegato piemontese. Nel 1803-1806 ripercorse i campi di battaglia e, valendosi di precise indicazioni del cartografo G. F. Martinell, attese a ben settantasei acquereli, ora conservati al Museo storico di Versailles. Inviato in Germanìa, rilevò i campi di battaglia di Ulm e di Austerlitz, e seguì le campagne del 1807 e del 1809. Nel 1811 eseguì un grande dipinto che ritraeva, a volo d'uccello, le zone già teatro delle vicende militari in Italia durante le campagne napoleoniche. Nello stesso anno fu decorato della Legion d'onore. Nel 1812 il B. fu al seguito della Grande Armata in Russia; ma ammalatosi a Vilna, fece ritorno in Francia. Nuovamente con l'esercito napoleonico partecipò alla sfortunata campagna del 1813, e vi rimase fino agli eventi di Bautzen. Ma, sempre a causa della malferma salute, fu obbligato a far ritorno a Parigi.Dopo la restaurazione il B. rientrò a Torino in qualità di capitano del genio; ed ebbe da Vittorio Emanuele I l'incarico per una serie di acquerelli con Fatti d'arme relativi alla storia di Casa Savoia. Fu da allora attivo come insegnante di disegno topografico nella Reale Accademia militare e fu nominato da Carlo Felice membro della Accademia di belle arti. Morì a Torino nel 1831.

La sua arte esercitò in Piemonte una sicura influenza, importando modi propri della pittura storico-romantica francese; ed egli diede preziosi consigli a Massimo d'Azeglio pittore, che lo apprezzava per i tratti romantici che affiorano anche dalle vedute tracciate secondo le istruzioni vincolanti delle memorie militari del Martinell, seguendo temi suggeriti dal Dépôt de la Guerre. In particolare la generazione del 1830 fu attenta ai suoi disegni finemente acquerellati, cogliendone il lato più coreografico o di poetica aderenza al vero, come nel caso delle vedute che ritraggono la sfumata dolcezza delle Langhe o della campagna fra Piemonte e Lombardia, e le asprezze romantiche della Valle d'Aosta, allora visitata da numerosi viaggiatori. Il B. scrisse d'arte e di musica: pubblicò (Torino 1827) l'Analisi dell'unità dell'effetto della pittura e dell'imitazione delle belle arti e sul Courrier de Turin (30 marzo 1809) un articolo intitolato Musique in risposta a uno scritto del Grassi.

I suoi disegni, oltre che a Versailles (acquerelli), sono conservati al Museo civico di Torino (primi progetti) e alla Biblioteca reale. Per il fondo della Biblioteca reale (38 disegni militari e 26 paesaggi) si confronti il catalogo di A. Bertini, Roma 1959. Gli album del Museo civico sono pervenuti a Torino per recente acquisto; provengono dagli eredi del viceré Eugenio di Beauharnais, e in seguito passarono presso Charpentier nel 1954. Il primo volume consta di fogli 97; il secondo di fogli 71, e sono stati di recente studiati da M. Viale Ferrero.












Pur avendo studiato come architetto presso l'Università di Torino, è noto per la sua collaborazione con l'armata francese durante la prima campagna napoleonica d'Italia. I suoi paesaggi sono il racconto del viver quotidiano tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. A questo periodo appartiene una fortunata serie di vedute che rappresenta le vittoriose battaglie di Napoleone negli anni dal 1796 al 1800.

Va detto che per l'esecuzioni dei suoi disegni, Bagetti studiava direttamente sulle carte topografiche. Era solito inoltre, prima di disegnare i suoi schizzi sul campo, raccogliere informazioni da testimoni oculari o protagonisti della vicenda. Grazie alle conoscenze tecniche acquisite negli studi da architetto, riusciva a ritrarre una realtà particolarmente fedele. I suoi acquarelli sono nitidi e dettagliati. Il gioco di equilibri fra le varie parti dell'insieme, offre la sensazione di un tutto armonico in cui non vi è percezione di dettagli che alterino l'unità d'effetto. Anche se la descrizione è particolareggiata, tutto è proporzionato e studiato per consentire all'osservatore d'abbracciare l'insieme con un solo colpo d'occhio.

Formatosi in ambito musicale sotto la guida di Bernardo Ottani che si dedicava anche alla pittura, Giuseppe Pietro Bagetti apprese la tecnica dell'acquerello da Pietro Giacomo Palmieri[1]. Il 23 dicembre 1782 ottenne, dalla Regia Università di Torino, l'abilitazione come architetto civile e militare.

Dal 1792 insegnò disegno topografico e fu al servizio di Vittorio Amedeo III come regio disegnatore di vedute e paesaggi. Dal 1793 seguì le regie armate di Sardegna nel contado di Nizza e Tolone con l'incarico di disegnare tutti i fatti d'arme di quella campagna.

Dopo il rientro a Torino, nel 1797 ebbe l'incarico di docente di topografia presso la Scuola del Genio e il Reale Corpo di Artiglieria. In seguito all'occupazione francese entrò a far parte dell'Ufficio topografico piemontese col grado di Capitano Ingegnere Geografo. Fu successivamente assegnato all'Armata d'Italia come artiste chargé d'exécuter les vues des sites les plus intéressants des principales affaires aux quelles la guerre va donner lieu.

Bagetti ritratto da Giacomo Spalla

Uno dei primi compiti affidatogli fu la raffigurazione della Battaglia di Marengo, emblematico scontro che fece nascere il mito napoleonico. Per i suoi meriti sul campo fu nominato capitain ingénieur géographe artiste.

Dal 1802 al 1805, distaccato alla sezione topografica piemontese sotto il comando del capitano Joseph Marie François de Martinel, percorse il territorio compreso fra la Liguria, le Alpi Marittime e la Pianura Padana, disegnando le vedute delle principali battaglie dell'esercito francese combattute durante la Prima Campagna d'Italia. Successivamente seguì l'Armata del Nord in Germania e partecipò alla Campagna di Russia, producendo la documentazione grafica delle più importanti operazioni militari condotte su quei fronti. Nel 1806 si trasferì a Parigi. Tra il 1806 e il 1807 realizzò una seconda serie di vedute nella ex Repubblica di Venezia.

Nel 1807, per volere di Napoleone, la serie completa dei suoi 68 acquerelli fu collocata nella Galleria del Castello di Fontainebleau[2].

Nel 1811 l'imperatore gli attribuì la Legion d'onore per aver eseguito una carta geografica con veduta a volo d'uccello dell'Italia, dalle Alpi fino a Napoli, mentre nel 1812 espose al Salon di Parigi e fu premiato con una medaglia d'oro. Nel 1815, dopo la caduta dell'impero fece ritorno a Torino, per insegnare topografia all'Accademia militare e pittura ad acquarello all'Accademia di Belle Arti. Fu inoltre al servizio dei Savoia, per i quali dipinse i paesaggi destinati a decorare il Castello di Moncalieri, tra cui la Veduta di Moncalieri e La sagra di S. Michele.

Nel 1827 pubblicò un trattato intitolato Analisi dell'unità di effetto nella pittura e dell'imitazione nelle belle arti[3]. I suoi schizzi sul campo furono utilizzati come base per una serie di acquerelli e tempere realizzati dall'ingegnere geografo Gautier e dai topografi Pasquieri e Bucler d'Albe. Dalla metà del XIX secolo le coppie dei suoi lavori si moltiplicarono grazie al lavoro di Morel e Parent. Intorno al 1830, sotto la guida del direttore del dipartimento della guerra francese, Général Pelet, si diede inizio all'incisione delle opere di Bagetti, che servirono alla realizzazione del catalogo, Vues des champs de bataille[4].

Il pittore morì a Torino il 29 aprile 1831. Nel 1834 Luigi Filippo di Francia fece trasferire i 68 acquerelli a Versailles nel Castello ristrutturato come Musée de l'Histoire de France.

Le sue opere sono conservate al Musée de l'Armée di Vincennes vicino a Parigi, al Musée de l'Histoire de France di Versailles e Trianon e alla Galleria civica d'arte moderna e contemporanea, all'Accademia Albertina, al Palazzo Reale, al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e alla Biblioteca Reale di Torino.







sabato 28 novembre 2020

Firtz. Vogler

 

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  •      


     SANT'AGOSTINO - Corso Tassoni 56, 10144 Torino+++++
    Asta di dipinti antichi e dell'800, argenti, arti decorative e arte orientale Dipinti, 


  • argenti e arti decorative
    Martedì 7 luglio 2020 ore 16:00 (UTC +01:00)

    VOGLER F. <BR>XIX sec<BR>"Pescatori a riva"

    VOGLER F.
    XIX sec
    "Pescatori a riva"
    33x41 olio su tela
    Opera firmata in basso a destra





  • lunedì 2 novembre 2020

    Daniele Ranzoni

     Daniele Ranzoni (Intra3 dicembre 1843 – Intra20 ottobre 1889) è stato un pittore italiano, legato alla Scapigliatura.


     









    Asta 452 / Lotto n° 224

    DANIELE RANZONI

     (  Intra   1843  -    1889  )


    "Ritratto di due donne. La baronessa Van Kraft Rodowska con la figlia" 1860, 1863 olio su tela (cm 105x80) Provenienza: Milano, collezione Gagliardini; Lecco, collezione privata Esposizioni: 1988, Montecatini Terme "La donna e la moda nella pittura italiana del secondo '800"; 2012, Milano, Galleria d'Arte Ambrosiana "La donna nella pittura italiana dell'800. Tra ritratto e paesaggio" Bibliografia: G.Nicodemi "I grandi pittori dell'Ottocento Italiano - I pittori dell'alta Italia" Aldo Martello Editore, Milano 1961, tav.XXIV; "Catalogo Bolaffi della pittura Italiana dell'800" n.4, Giulio Bolaffi Editore, Torino 1972, p.357; Piero Dini "La donna e la moda nella pittura italiana del secondo '800" catalogo della mostra (Montecatini Terme), Il Torchio, Firenze 1988, tav.72; A.P.Quinsac "Daniele Ranzoni. Catalogo Ragionato dei dipinti e dei disegni" Skira, Milano 1997, n.14, p.54; M.Raspa (scheda) in "La donna nella pittura italiana dell'800. Tra ritratto e paesaggio" catalogo della mostra a cura di F.L.Maspes, Milano, Galleria d'Arte Ambrosiana 2012, pp.12-13

    lunedì 28 settembre 2020

    I postmacchiaioli

     

    Artisti postmacchiaioliI Postmacchiaioli furono un gruppo nutrito di pittori che, partendo dalle premesse pittoriche a cui erano addivenuti i Macchiaioli, svilupparono un progetto artistico autonomo e innovativo.

    giovedì 24 settembre 2020

    filippo palizzi la pittura napoletana dell'800


    Filippo Palizzi nacque a Vasto il 16 giugno 1818, quinto di tredici figli. Il padre era stato avvocato, poi si era impiegato.[1][2]

    Nel 1836 Filippo poté raggiungere il fratello Giuseppe a Napoli e l'anno seguente fu ammesso alla Reale Accademia di belle arti di Napoli Quando Filippo arrivò all'Accademia, la cattedra di paesaggio era tenuta da Gabriele Smargiassi, proveniente da una benestante famiglia reazionaria di Vasto, in conflitto con la famiglia Palizzi, di idee carbonare.[4] Anche per divergenze artistiche, Filippo abbandonò l'Accademia qualche mese dopo la sua ammissione; i motivi di tale scelta furono esplicitati anni dopo, intorno al 1862, in un saggio polemico dal titolo Un artista fatto dall'Istituto di Belle Arti, scritto subito dopo aver abbandonato una commissione incaricata di riformare l'Istituto.

    Abbandonata l'Accademia, Filippo iniziò a frequentare lo studio del pittore abruzzese Giuseppe Bonolis, che indirizzava i suoi allievi allo studio del vero. Insoddisfatto, intraprese uno studio personale sul tema "ritrarre animali dal vero".[1] Nel 1839 espose per la prima volta un quadro nell'esposizione biennale al Reale Museo borbonico, uno Studio di animali, n. 152 del catalogo, che venne acquistato dalla duchessa di Berry.[4] Il 25 ottobre 1842 intraprese il suo primo viaggio all'estero, fino a Galați, chiamato dal principe Maronsi per insegnare pittura al figlio, in Asia Minore.[5] Dopo due anni Filippo tornò a Napoli. S'interessò agli avvenimenti risorgimentali nel regno delle Due Sicilie intorno al 1848, come manifestato dai dipinti Sera del 18 febbraio 1848 a Napoli e Barricate del 15 maggio 1848.

    Usi e costumi di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

    uno stipendio che permetteva ai due pittori di studiare a Roma. Francesco De Bourcard, editore svizzero amante di Napoli, ideò una raccolta di acqueforti, tirate a torchio e colorate a mano, che raffiguravsno scene di vita popolare napoletana, Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti. De Bourcard si interessò della parte letteraria, mentre il Palizzi con altri pittori e disegnatori, si occupò di quella artistica. Si trattava di testi cui si accompagnavano cento litografie (di cui lui ne realizzò 49), in tiratura limitata di 100 copie. La raccolta diventò subito introvabile e ancora oggi è impresa ardua riunire tutte le tavole, per una mostra.[4]

    Nel 1855 si recò dal fratello Giuseppe a Parigi, in vista dell'Esposizione universale. Qui Filippo conobbe artisti francesi, tra cui paesaggisti della scuola di Barbizon. Al ritorno dalla Francia Palizzi a Firenze incontrò Giovanni Fattori e altri pittori che avrebbero dato vita al movimento dei macchiaioli, ai quali mostrò gli studi dei barbizonniers che aveva portato dal recente viaggio a Parigi.[4]

    Dopo l'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]Dopo il diluvio

    Criticò la prima Esposizione Nazionale di Firenze del 1861, commentandola in una lettera all'amico Eleuterio Pagliano, del 28 ottobre 1861:

    L'Esposizione è un caos di Passato, Presente e Avvenire. Di opere buone poche, di mediocri molte, di pessime moltissime.[7]

    Nel 1864 fondò, insieme all'incisore siciliano Saro Cucinotta, il giornale L'arte moderna, dal sottotitolo Foglio da pubblicarsi finché non si sciolga il Reale Istituto di belle arti.[8]

    Nel 1867 in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi, presentò sei dipinti, tra cui il Dopo il diluvio, commissionato nel 1861 da Vittorio Emanuele II e che ebbe un lungo periodo di incubazione, durante il quale il pittore dubitò di riuscire a realizzarlo. L'opera riscosse immediatamente un inatteso successo. La morte dei fratelli Nicola e Francesco Paolo, nel 1870 e nel 1871, segnarono il pittore vastese, che diventò solitario e scontroso, ma che continuò a dipingere, ritirato nel suo studio. Si recò a Vienna nel 1873, come giurato per l'Esposizione Universale.

    Nel 1878 Filippo si lasciò convincere da Francesco De Sanctis ministro della Pubblica Istruzione e da Morelli ad assumere la presidenza del Real Istituto di belle arti di Napoli, con lo scopo di riformarlo e di rendere i metodi di insegnamento al passo coi tempi. Affrontò con impegno l'indisciplina degli alunni, la fiacchezza dell'insegnamento, l'anarchia del personale e il disordine amministrativo. Vennero istituite nuove materie, tra cui anatomia e studio delle piante, e vennero assunti due nuovi insegnanti. Nel 1880 chiese le dimissioni, che venero prima rifiutate.[9] e accettate l'anno successivo.

    Il 24 ottobre 1881, su proposta del Morelli, ottenne la direzione dei Museo Artistico Industriale di Napoli e diede inizio all'officina di ceramica. Nel 1891 Filippo Palizzi accettò di tornare alla presidenza dell'istituto di Belle Arti, per un quinquennio, convinto dall'allora ministro della Pubblica istruzione Pasquale Villari. Nel 1896 il suo ruolo di presidente venne rinnovato per altri cinque anni.[4] L'11 settembre 1899 a Napoli Filippo Palizzi morì, all'età di ottantuno anni.