auto antiche e moderne

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mercoledì 26 aprile 2017

Shopping a Taskhent Uzbekistan " Chorsu Bazaar" aspetti di vita quotidiana.

Chorsu Bazar si trova di fronte alla stazione Chorsu della  metropolitana di Taskhent  vicino alla Kukeldosh Madrasa. La madrasa era o è una scuola coranica mentre la moschea un luogo di preghiera.  .



"Chorsu" è una parola dalla  lingua persiana , che significa "crocevia" o "quattro flussi". 




Chorsu Bazaar è il tradizionale bazaar situato nel centro della città vecchia di Taskhent. Questo famoso bazaar è specializzato in tutto ciò che riguarda gioielli, costumi nazionali, ceramiche  elettrodomestici  e molto altro ancora . E' sempre  vivace e vale la pena visitarlo  anche se non si intende acquistare nulla.
Chorsu Bazaar ha un vasto mercato all'aperto dove troverete i tappeti accanto alle scintillanti ceramiche,  che a loro  volta sono vicine ad angurie lucide, uva passa e albicocche succose.







Si trovano qui molti  tipi di spezie zenzero e zafferano (regalo insolito ma gradito da portare agli amici a  casa )  poi pepe  nero e altro ancora, Frutta e ortaggi  vengono presentati in modo artistico, mentre montagne di frutta secca si ammassano  sotto la grande cupola turchese.


Il tutto è un grande spettacolo che certamente vi affascinerà..








venerdì 30 ottobre 2015

Nostos -VIAGGIO A SEMINARA 1784-di Domenico Maria Managò

Domenico Maria Managò ci offre un appassionato e affascinante romanzo storico, che trova il suo centro nella cittadina di Seminara (Calabria)sul finire
del 1700. Una Seminara-all'indomani del disastroso sisma del 1783 che ha spaccato il paese e l'anima stessa delle case-dove la gente tenta il recupero e il ripristino del quotidiano vivere. E' in questa lacerata circostanza che giunge,da Napoli, il giureconsulto Alfonso Maria Campomarino,protagonista del libro.
Egli annota sul suo quaderno le cose che vede e gli incontri che ha.
Da li si originano pagine che propongono ampia e dettagliata documentazione sociale,economica,culturale,e altre legate a vicende personali di Alfonso che segnano,e per sempre,la formazione successiva di lui.
Numerosi sono i personaggi che determinano la vita del giovane e scandiscono le fasi di una sorta di Bildungsroman :accanto alla storica nobile famiglia dei Grimaldi seminaresi (ma di ceppo ligure),ecco apparire un mugolo di
"verosimili"comparse e, poi, le figure centrali di Angela (una iniziazione all'amore),di Adalgisa (l'amore nella sua pienezza), di Ciriaco Munafò ( il riflesso umile e schietto dell'io di Alfonso).
Il viaggio è un nòstos,un ritorno,certo di sapore omerico,che vive,anche per vie sotterranee e misteriose,del richiamo verso le origini,verso una sconvolgente presa di identità
C'è però, un'altro viaggio,quello che l'autore conduce all'interno del linguaggio,della  scrittura:un percorso in cui si incontra una fine retorica e un effluvio spontaneo,dove si ritrovano forti approcci di realismo e abbandoni ad avvenenti imagerie,sapienti scavi compiuti nei recessi più profondi dell'animo e l'alacre,fertile visitazione del Sacro.
E' una lingua che, pur quando sembra indulgere a ridondanze e lentezze,tende a rispecchiare,con fedeltà strenua la forma mentis di un popolo,la sua identificativa forma espressiva.
Proprio per questo l'avventura di Alfonso incede in piena osmosi con quella della terra nella quale la stessa avventura si snoda, così da trasfondere  una comunità umana e un luogo nella storia di un'anima.
Antonio Panizzi.

L'autore Domenico Maria Managò (Seminara 1948) vive da oltre trent'anni nell'estremo ponente ligure, è editore collaboratore di riviste di cultura,autore di testi teatrali,musicista.
TSG EDIZIONI-Taggia (IM) Via del Piano 108/c  tel 0184 46 10 48

mercoledì 10 settembre 2014

ARMENIA - La danza

La danza armena.
Le  radici della  coreografia nazionale affondano nell’ antichità.  Gli  studiosi  studiando la  danza  armena sono  giunti alla  conclusione che  innanzi tutto essa è sempre stata un  modo di esprimere l’autocoscienza nazionale,  le  peculiarità  del carattere del popolo, il suo rapporto  con la  natura e la propria  storia.


Essa  si  divide in tre  tipi  principali  danze rituali, religiose e di costume.
La  danza  Armena più famosa “ Kociari” è una danza  maschile, che si compone di una parte  moderata  e di una più veloce.
E’ una  danza passionale e di effetto.
Viene eseguita durante le feste ed è rappresentata anche nel balletto “Spartak” di Khachaturyan,nella seconda sinfonia di Ter-Ter-Tadevosyan,, nelle danze sinfoniche di Mirosyan, ed in altre opere classiche.
Un’altra categoria di Danza Armena è rappresentata  dalle danze di guerra, un eccellente esempio è “berd” Fortezza . Questa  danza è interpretata solo da maschi
la  danza  delle   spade


Le danze maschili e femminili naturalmente, si differenziano le une dalle altre, la dove l’uomo è energico salta e abilmente costruisce una  fortezza, la donna  crea con le mani, disegnando graziosamente e armoniosamente le linee della  danza..


L’immagine della donna  armena  danzante rapisce per la sua  modestia,profondità e raffinatezza.



tutte le foto presenti nel post sono  con  © " elioarte" di buggè elio.

martedì 9 settembre 2014

ARMENIA – Il più antico paese Cristiano dove ancora si praticano sacrifici pagani.

Hayasta è il nome con cui gli armeni, ancora oggi, si riferiscono al loro Paese. Nome derivato da Hayk, secondo la tradizione discendente diretto di Noè. La leggenda narra che dopo il Diluvio Universale l’arca sia approdata sul Monte Ararat, l’imponente monte che domina il paesaggio dal lato occidentale del Paese che confina con la Turchia.


Fu proprio nella valle ai piedi del Monte che San Gregorio l’Illuminatore riuscì a convertire il Re e l’intera Nazione al Cristianesimo. l’Armenia così divenne il primo Paese al Mondo ad aver adottato questa come religione di Stato. Da allora, l’essere cristiani, è stato uno dei pilastri dell’identità armena che ogni domenica è possibile osservare partecipando, insieme alle decine di fedeli che vi accorrono, alle funzioni in una delle numerose Chiese. Malgrado la fede profonda e l’attaccamento alle usanze cristiane, in Armenia sono sopravvissute alcune tradizioni pagane. Il matagh, il sacrificio animale, ha origini molto antiche ed è ancora diffuso. Sembra che venisse praticato dagli armeni in epoca precristiana e, ancora oggi, non è inusuale vedere gruppi di persone che afferrano un gallo da sacrificare per invocare aiuto divino.



Foto di Franco Caroli  Sacrifici pagani al monastero di Geghard

domenica 7 settembre 2014

Armenia - Il pane armeno

Tipica  lavorazione
 del pane Armeno nei pressi di Geghard






Il pane armeno, chiamato in lingua "lavash", è un pane senza lievito dalla consistenza particolare. L'impasto, realizzato con pochi ingredienti, viene steso in una sfoglia molto sottile, che si può arricchire con semi di papavero o di sesamo.
Per ottenere un ottimo risultato è necessario lavorare l'impasto brevemente e farlo riposare per tre volte, tra una piega e l'altra, per favorire l'idratazione e permettere alle maglie di glutine di distendersi.
In Armenia questo pane viene utilizzato da solo come accompagnamento di pietanze oppure in rotolini farciti di verdure, carne o formaggio.
Una  una breve lavorazione dell'impasto e una cottura ad alte temperature per pochi minuti, consente di  ottenere  un pane fragrante e delicato, che si presta ad essere consumato sia caldo che freddo: appena fatto il pane armeno ha una consistenza piuttosto morbida, 








martedì 27 maggio 2014

Il castello di San Colombano






Si ritiene che le origini del castello di San Colombano si possono far risalire al VI secolo, ma è fuori dubbio che il castello esistesse nel X secolo, infatti  per  espressa   affermazione del testamento di Ariberto del 1034 si  parla di castris,edificiis, ecc, in  Garifaniana, Sancto Columbano , Miradolo  ecc. edifici esistenti tam in ipsis castris  quam et foris . 
Il Castello  compie quest'anno i suoi primi 850 anni. 
Federico Barbarossa in data venerdì 17 gennaio 1164 firmò l'atto per la ricostruzione del Castello, che proprio lui aveva distrutto pochi anni prima durante l'assedio di Milano.
Ottocento cinquant'anni di una storia lunga e densa di avvenimenti che hanno modificato l'assetto e l'uso di questa fortezza.
Le trasformazioni più importanti cominciarono nel 1370 per volere di Galeazzo II,  e furono inerenti sia al castello che al Borgo.
Gran parte della storia del castello e delle sue continue trasformazioni è legata ai frati certosini  che attorno agli anni 1500  i divennero proprietari del feudo su  concessione di Luigi XII ,re di Francia e Duca di Milano.
Nel 1535 i certosini  intervennero nuovamente sul castello,al fine di escluderne un utilizzo militare: limitando   le strutture fortificate, si colmarono  così  i fossati e i sotterranei.
Nel 1671 fecero realizzare l'attuale scala grande che dalla galleria collega ai piani superiori.
Con  la soppressione degli ordini  religiosi ad opera del governo austriaco (1782) si conclude il periodo di proprietà certosina del castello.
Nel 1786, con atto misto di vendita e livello il feudo di San Colombano ed Uniti passò alla casa Belgioioso che nel 1814 diedero inizio alla realizzazione del parco interno.
L'allestimento dei locali interni al palazzo si ritiene sia avvenuto gradatamente attorno al 1870 circa , al punto di risentire l'influenza dell'architettura  neogotica, che caratterizza le decorazioni e i rivestimenti  tuttora presenti.
Nel 1940 i principi fecero donazione del castello all'Università Cattolica del Sacro Cuore.che  nel 1958 ne decise la cessione alla parrocchia di San Colombano.
Solo il 18 dicembre dekl 1987 il castello fu acquistato dal Comune.
Il  23 marzo 2014  sono iniziate  le manifestazioni dell'anno castellare di San Colombano al Lambro e termineranno a ottobre per un totale di 14 iniziative: l'apertura della pinacoteca Suzy Green Viterbo, una mostra fotografica sul buio e la paura, due conferenze di storia e architettura, un concerto, uno spettacolo teatrale, una giornata medievale, l'apertura dello spazio di degustazione di vini e prodotti tipici, esposizione di incisioni e oli, visite guidate in costume e la rievocazione storica del CASTELLO.

































 
 
 



 
Testo ." elioarte"
Servizio fotografico " dinarte  "del dott. Dino Canevisio

venerdì 2 maggio 2014

Tula (Mesoamerican site) La storia di Quetzalcoatl

Il sito di Tula è stato la sede di un antico regno tolteco, di cui gli Atlanti (guerrieri giganti di pietra) sono l'ultima testimonianza. Tula oggi è un sito archeologico ma in passato fu la capitale dei Toltechi che intrecciarono la loro vita con la leggenda del Quetzalcoatl, il Serpente Piumato






Quetzalcoatl, il dio serpente, signore della creazione, del sapere e del vento, era il re della città degli dèi. Era totalmente puro, innocente e buono. Nessun compito era troppo umile per lui. Spazzava persino i sentieri degli dèi della pioggia, così che essi potessero venire a portare acqua alla terra.

L’astuto fratello di Quetzalcoatl, Tezcatlipoca, il dio dei guerrieri, del cielo notturno e del fulmine, era infuriato per la sua assoluta bontà. Così decise, con alcuni amici, di fargli un brutto scherzo, trasformandolo in un furfante in cerca di piaceri. “ Gli daremo un volto ed un corpo umani !” sogghignò. Mostrarono a Quetzalcoatl il suo nuovo aspetto umano in uno specchio fumoso. Appena Quetzalcoatl vide il suo nuovo volto, si sentì posseduto da tutti i desideri materiali che affliggono il genere umano. Allora Quetzalcoatl gridò inorridito “ Non sono più adatto ad essere un re! Non posso comparire davanti al mio popolo in questo modo! ” Il dio chiamò a sè Xolotl, il coyote. Questi era legato a Quetzalcoatl come fosse la sua stessa ombra, gli fece un manto di piume verdi, rosse e bianche prese dall’uccello quetzal. Gli fece anche una maschera di turchesi, una parrucca e una barba di piume blu e rosse. Poi gli dipinse le labbra di rosso, colorò la fronte di giallo e fece in modo che i suoi denti sembrassero quelli di un serpente.

Quetzalcoatl assunse così le sembianze del leggendario serpente piumato. Ma Tezcatlipoca aveva pensato a uno scherzo da fare al fratello. Gli diede del vino, dicendo che era una pozione per curare la sua malattia. Quetzalcoatl, che non aveva mai bevuto alcolici, si ubriacò. Mentre era stordito, Tezcatlipoca lo convinse a fare l’amore con sua sorella, Quetzalpetatl. Quando ritornò in sé, Quetzalcoatl si vergognò amaramente di quel che aveva fatto. “ Questo è un giorno funesto! ” disse, e decise di morire. Quetzalcoatl ordinò ai suoi servitori di fare una cassa di pietra, poi vi si stese e rimase lì dentro per quattro giorni. Infine si rialzò e disse ai suoi servitori di riempire la cassa con tutti i suoi tesori più preziosi e di sigillarla. Detto questo il dio si recò sulla riva del mare e lì indossò il manto di piume di quetzal e la maschera di turchesi. Poi si diede fuoco, e di lui non rimase più niente, a parte le ceneri sulla spiaggia. Da queste ceneri sorsero degli uccelli favolosi che salirono al cielo, i quetzal, appunto.



Quando morì Quetzalcoatl il sole non sorse per quattro giorni, poiché il dio era sceso nella terra dei morti con Xolotl per vedere il padre, Mictlantecuhtli. Quetzalcoatl disse a suo padre che era venuto a prendere le preziose ossa che custodiva per popolare la Terra, e il signore dei morti acconsentì. Quetzalcoatl e Xolotl presero le ossa preziose e ritornarono nella terra dei vivi. Quetzalcoatl spruzzò il suo sangue sulle ossa e diede loro la vita. Le ossa divennero il primo popolo, i Toltechi. Il dio insegnò al genere umano molte cose importanti. Egli trovò il mais, che era custodito dalle formiche, e insegnò agli uomini a coltivarlo. Insegnò agli uomini come lucidare la giada, come fare tessuti e creare mosaici. Ma soprattutto insegnò loro come misurare il tempo e capire le stelle, e stabilì il corso dell’anno e delle stagioni. Alla fine giunse il giorno in cui il serpente piumato dovette lasciare che gli uomini se la cavassero da soli. Quando quel giorno sorse, apparve nel cielo la stella Quetzalcoatl, ovvero il pianeta Venere. Per questo il dio è chiamato Signore dell’Alba. Alcuni dicono che Quetzalcoatl andò verso est su una zattera di serpenti, ma un giorno tornerà.

domenica 9 marzo 2014

L'uomo e la tolleranza.


Raggiungere la perfezione,in parte o in tutto,è impossibile per l'uomo.Raggiungere la massima tolleranza appare invece fattibile alla persona tollerante. Chi tollera è pronto a riconoscere la dignità del prossimo







La tolleranza si fonda su un giudizio critico,non sul sentimentalismo.Si deve essere tolleranti verso il prossimo come anche verso se stessi.La tolleranza mira a riconoscere la dignità del nostro prossimo,anche se non ne condividiamo l'operato e le opinioni.

foto e testo tratto da Ethica Humana Opus 88 Tolleranza.



Trattato sulla tolleranza


Copertina anteriore
Feltrinelli Editore, 1995 - 163 pagine
"Il trattato sulla tolleranza" (1763), che prese spunto dalla vicenda di un commerciante ugonotto di Tolosa condannato a morte ingiustamente per l'omicidio del figlio, è un vero e proprio "manifesto" per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. E' un'opera che apre il cosiddetto periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese. L'introduzione è di Salvatore Veca.

venerdì 18 ottobre 2013

Halloween a Milano

 
La festa di Halloween celebrata da molti anni dai cittadini statunitensi, con il trascorrere del tempo si è diffusa con successo anche In Italia. Oggi la “notte delle streghe” viene festeggiata con diverse manifestazioni in molte località del nostro Paese.
 
 
 
 
Se siete di Milano o pensate di fare un salto nella città della Madonnina in concomitanza con Halloween, per il 2013 sappiate che probabilmente trascorrerete una notte delle streghe davvero indimenticabile.
VI SEGNALIAMO 
 

Alcatraz

Special night per il 31 ottobre 2013 all’Alcatraz di Milano. Si parte con live music e si va avanti tutta la notte .
Donna 15 €
Uomo 20 €
 

Porca Vacca



Halloween Porca Vacca

Il 31 ottobre 2013 il ristorante Porca Vacca, di Piazzale Lavater a Milano, propone un menù guidato pensato appositamente per la lunga Notte di Halloween!
In un ristorante dall’atmosfera di per sé calda, accogliente e ricercata troverete l’ambiente ideale per trascorrere una piacevole serata di Halloween. Come detto, menù a tema a prezzo fisso per una degustazione di gran qualità, come consueto per questo apprezzato ristorante meneghino.
Il menù di Halloween del ristorante Porca Vacca di Milano è comprensivo di antipasti, primo e secondo piatto, dessert, acqua e caffè.
Non perdete l’occasione di festeggiare una delle ricorrenze più attese dell’anno in un ristorante top della città, dove è massima la qualità in cucina e la cura per il cliente!
Prezzi 31 ottobre 2013
- Cena 30 € (menù guidato con calice di vino)




Halloween Masquenada

Al Masquenada di Milano ritorna l’atteso evento di Halloween, la notte delle streghe del 31 ottobre 2013.
“Lasciate ogni speranza voi che entrate…” al Masquenada, in cui potrete immergervi in un mondo di terrore con le scenografie a tema e i fantastici costumi di tutti i partecipanti! In tutta la serata, per l’animazione ed il divertimento della clientela, sono previsti spettacoli con musica, balli di gruppo e fantastici show degli animatori del Masquenada … e per concludere la notte tequila gratis per tutti!
Per cena viene proposto un ricco menù fisso comprensivo di antipasti del terrore e portate principali tipicamente messicane.
Prezzi 31 ottobre 2013
Cena con menù guidato 30 €

Siete poco interessati alla disco music e a fare l’alba in un locale? Allora magari preferite trascorrere la notte di Ognissanti in piazza o tra le vie cittadine, magari con i vostri bimbi. Ad esempio, in via Garibaldi, l’associazione dei commercianti organizza un divertente concorso aperto a tutti denominato “Testa di zucca”. I partecipanti saranno chiamati ad  intagliare e decorare una zucca  e il più creativo riceverà anche un piccolo premio. Non mancherà, a partire dalla ore 16, neppure il classico “dolcetto o scherzetto“? Insomma, se siete di Milano e dintorni non statevene a casa la notte di Halloween

Questi  sono dei semplici esempi di come ormai è entrato nell'animo Milanese la  ricorrenza della
festa   di  Halloween.

venerdì 11 ottobre 2013

-Hinamatsuri- Tradizione in Giappone " La festa della Bambole"

In Giappone il 3° giorno del 3° mese dell’anno è Hina matsuri, la festa delle bambole

. Nel loro significato originario le bambole erano dei fantocci sui quali si trasferivano magicamente le impurità e le influenze malefiche che si erano accumulate negli uomini, e poi per liberarsene, come capri espiatori, questi venivano eliminati gettandoli nei corsi d’acqua per essere portati via dalla corrente. Successivamente, durante il periodo feudale, si è formata la tradizione ancora oggi seguita e le bambole hanno assunto funzioni e carattere totalmente diversi. Sono diventate raffigurazioni di dame e nobildonne di corte negli splendidi costumi del passato. Molte famiglie conservano gelosamente da generazioni la propria collezione di bambole, che rappresenta uno dei tesori domestici e le tengono racchiuse amorevolmente in grandi scatole foderate di seta o in apposite cassettine di legno. La disposizione della rappresentazione che viene allestita in casa il 3 marzo di ogni anno, così come la dimensione delle bambole, può variare, ma lo schema di base è fisso e ogni famiglia è tenuta a rispettarlo. Vi è una sorta di gradinata, con sette ripiani scalati uno dall’altro a uguali distanze, ricoperti di panno rosso. In alto, avendo alle spalle due paraventi dorati in miniatura ed ai fianchi due lanterne a stelo, stanno i due "padroni di casa", marito e moglie in costumi antichi da cerimonia, seduti e con i volti verso chi li osserva. Sui ripiani inferiori stanno le dame di compagnia ed i servitori, decorazioni floreali, mobili e preziosi oggetti d’uso domestico riprodotti in scala ridotta, sempre rivolti verso l’osservatore; il tutto deve essere rappresentato come in una vetrina. Le bambole sono destinate a rallegrare le bambine della famiglia, e l’esposizione viene fatta, quindi, solo quando vi siano in casa delle femmine in giovane età. Questa scadenza annuale è una sorta di "festa della donna" celebrata nell’intimo delle pareti domestiche ed è dedicata a tutte le "dame" di casa. Si tratta del primo dei due riti familiari annuali, simmetrico a quello, rivolto ai figli maschi, che cade due mesi dopo. Queste celebrazioni sono destinate all’esaltazione dei ruoli tradizionali dei due sessi, all’interno della famiglia. Un aspetto di questo stereotipo è il desiderio che le bambine si sposino presto. Ciò influenza una consuetudine riguardante le bambole che deriva da uno dei frequenti giochi di parole. Le bambole vengono tirate fuori dagli involucri alcune settimane prima, fin dall’inizio di febbraio, così che possano essere ammirate a lungo; peraltro vengono messe via subito dopo il giorno a loro dedicato, perchè così si fa presto un’azione chiamata con la parola katazukeru, "mettere via", che significa anche, se scritta con ideogrammi diversi, "sposarsi". Fare presto l’una cosa , significa augurarsi che avvenga presto l’altra.

domenica 22 settembre 2013

Romania Arad



I primi cenni storici della città di Arad si ritrovano in documenti del 1028.
Questi documenti fanno  riferimento alla fortezza dacia di Burebista ,il più grande sovrano della dacia che regnò dal 70 al 44 A.C.in un epoca anteriore alla conquista romana.
Nel  IX secolo, Arad fu annessa al Regno Ungherese e, a partire del !329, le fu riconosciuto lo status di citta.  Nel 1552 divenne ottomana e solo sotto il  governo del Principe Michele il Bravo dal 1595 al 1615 conobbe un periodo di indipendenza. Con la fine della dominazione  ottomana nel 1687 entrò a far parte dell'impero austro- ungarico. Nel periodo successivo Arad divenne assai prospera e conobbe un incremento demografico-



Nel 1834 venne dichiarata città libera ed autonoma questo avvenimento avrebbe  favorito ancor più il suo sviluppo negli anni seguenti. Fu in questo periodo che vennero innalzati i palazzi che ancor oggi adornano  il centro di Arad secondo un piano urbanistico curato che le conferì un aspetto uniforme.



Lo storico rumeno Nicolae Iorga  ne rimase colpito nel corso del suo viaggio e la definì la piccola Vienna. Nel 1867 però le fu revocata lo status di città autonoma.

Nel 1870 la città contava più di 32.000 abitanti ed era la più popolosa della  Transilvania.






Nel 1867 vi fu stabilita una fabbrica di confezioni e nell'anno seguente le sue strade furono illuminate a gas. Favoriti dall'abbondanza di  legname nelle vicine foreste, furono creati numerosi mobilifici alcuni dei quali acquisirono grande fama valicando i confini dell'impero austro ungarico. Nel 1892 si installò ad Arad la ditta di locomotive "Ioan Weitzer" e la "Marta" specializzata nella produzione di motori per auto. In seguito le due società si fusero in un'unica compagnia denominata "Astra" che produsse anche areoplani. Nello stesso anno fu fondata la ditta tessile "Ungaria" nominata più tardi "UTA" e nel 1918 fu costituito il maglificio "Tricoul Rosu" (edificio demolito nel 2008)







A conclusione della Prima Guerra Mondiale, il 17 maggio 1919, il Sesto Corpo degli Alpini dell'esercito rumeno entrò nella città che fu riunita al regno di Romania. Arad continuò il suo sviluppo industriale; nel 1937 era al quarto posto per produttività su scala nazionale con oltre 4000 ditte iscritte alla sua Camera di Commercio. Nel 1945 dalla fusione di sei aziende nasceva la ditta di torni "ARIS" e successivamente si svilupparono altri settori dell'industria manifatturiera: nel 1959 i giocattoli con la fabbrica di bambole "Aradeanca" , nel 1960 gli orologi, nel 1971 la ditta di concimi minerali oggi chiusa definitivamente.