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domenica 2 luglio 2017

Gli argenti Punzoni e marchi ARGENTO ARGENTO ARGENTO



L'oro e l'argento. erano, anche nel Medioevo, i due metalli preziosi per eccellenza. L'argento, meno raro e di conseguenza meno costoso, venne utilizzato durante tutto il periodo medievale secondo procedimenti analoghi all'oro e adoperato come quello nella decorazione dei manoscritti di lusso.
 La carenza dell'oro, scomparso nel sistema monetario dall'epoca carolingia fino all'inizio del sec. 13° e, anche in seguito, riservato alle opere di grandissimo lusso, fece sì che l'argento  divenisse uno dei metalli più usati dagli orafi; pertanto gli oggetti di argento semplice o dorato conservati sono di gran lunga i più numerosi.
Bianco e brillante, l'argento è più duro dell'oro, quantunque fonda a temperatura più bassa (ca. 1000°C), è sonoro, donde l'importanza della proporzione dell'argento impiegato per la preparazione della lega per le campane; infine è malleabile ed estremamente duttile. 
L'argento. si trova allo stato naturale, ma le miniere di piombo argentifero erano sfruttate fin dall'Antichità. 
Benché sia meno duttile dell'oro, l'argento puro è comunque troppo malleabile per essere lavorato; di conseguenza, per essere utilizzato in oreficeria, deve essere legato a una piccola quantità di rame, sempre rigorosamente calcolata.
 A partire dai secc. 13° e 14° gli statuti degli orafi consentono di conoscere meglio le condizioni di utilizzazione dell'argento  e il titolo imposto per le opere eseguite.
Oltre alla regolamentazione del titolo dell'argento, queste differenti disposizioni ne precisano anche l'eventuale abbassamento, che poteva essere provocato dalla presenza di saldature. Dal 1223 gli statuti degli orafi veneziani fissano il titolo dell'argento utilizzato, in riferimento a quello della sterlina inglese.
Questo criterio, ripreso nel 1292 da Edoardo in Inghilterra, fu il più comune per tutto il Medioevo. 


L'ampia diffusione  di manufatti d'argento, spinse le autorità a regolamentarne il travaso dalla produzione per le monete, come era accaduto qualche secolo prima presso i bizantini, e di conseguenza in ogni paese si introdussero i punzoni per identificare a seconda dei casi il produttore, l'anno di lavorazione, il titolo dell'argento.
I punzoni di città erano garanti del titolo degli oggetti: uno dei primi punzoni 'il fiore di giglio' (Parigi)   è stato impresso su un oggetto d'argento., il reliquiario portatile di Herkenrode (1286). (abazia cistercense)


Oggi in Italia i titoli più usati sono argento 800 o 925.

Per  uno studio più approfondito sulla materia consigliamo :marchi dell'argenteria e oreficeria europee dal XVI al XIX secolo  Edizione Istituto Geografico De Agostini.Novara .


sempre della stessa casa editrice :


ANTIQUARIATO


oreficeria e argenteria in Europa dal XVI al XIX secolo.


Spesso si cerca a lungo, sugli orli di un candeliere,sul dorso di un piatto d'argento, o dietro la coppa di un cucchiaio di vermeil,finchè ,sotto la luce radente, appare, magari in parte limata dall'uso dell'oggetto, la minuscola punzonatura :la carta d'identità del pezzo d'argento o d'oro lavorato. La lente di ingrandimento servirà  a discernere meglio le minime forme,le lettere, i numeri, ed a portata di mano non dovrebbero  mancare i volumi sopra segnati, le cui chiare tavole ed immagini sveleranno, attraverso un attento ma agevole confronto, il luogo di produzione e l'epoca dell'oggetto. 
 Calamaio in argento vermeil :si suole indicare con il nome Vermeil l'argento 925 rivestito in oro.


cAlAMAMARIERA IN ARGENTO VERMEILLE









punzone del vassoio sopra esposto 


anfora in argento

L'argento sterling o argento sterlina (detto anche sterling silver) è una lega costituita principalmente da argento con l'aggiunta di rame.
Gli oggetti creati con questa lega d'argento vengono marchiati con un punzone che indica il titolo di argento presente nella lega. Il punzone più diffuso 925 indica una lega composta da 92,5% di argento e il restante 7,5% di rame (925 parti su 1000 di argento).
In Italia le leghe d'argento e i relativi punzoni sono regolati dal D.L. 251/99 del 22 maggio 1999. I titoli previsti sono 925, 835 e 800, e sono impressi all'interno di un ovale sull'oggetto creato nella rispettiva lega. I suddetti punzoni non danno affidabilità né garanzia se non affiancati dal punzone identificativo del fabbricante, che già da molti decenni in Italia è espresso dalla sigla della città preceduta da un numero (es. " 70 CT " oppure " 1 AR ", quest'ultimo divenuto addirittura il marchio dell'azienda produttrice). Questo simbolo, preceduto da una stellina secondo le ultime normative, riconduce al fabbricante.

venerdì 14 ottobre 2016

halloween 2016 in Italia


http://elioarte.blogspot.it/2013/10/halloween-milano.html

Le origini della festa di Halloween sono molto antiche e risalgono ad un passato remoto, tanto che possiamo trovarne traccia già in alcune feste romane quale il culto dei morti chiamato "Parentalia". Tuttavia, è assai più probabile che la festa di Halloween trovi origine nella ricorrenza celtica di Samhain, che in irlandese antico significa "fine dell'estate". 
Tra le tante storie che hanno reso famoso Hallowen, bisogna sicuramente ricordare la leggenda irlandese di Jack-o'-lantern. Secondo tale leggenda, Jack era un fabbro avaro e ubriacone, ma anche estremamente astuto, che un bel giorno incontrò ildiavolo. Jack era talmente ubriaco che ci mancò poco che la sua anima cadesse preda del demonio, ma grazie alla sua astuzia, l'irlandese riuscì a posticipare la sua sorte per qualche tempo: imbastì un tranello così astuto che neanche il diavolo riuscì a prevedere quanto stava per accadere. 
Jack doveva dei soldi ai concittadini del suo villaggio, così propose al diavolo di assumere le sembianze di una moneta d'argento, che egli avrebbe reso ai legittimi proprietari, ma solo il tempo necessario perché il diavolo riassumesse le sue sembianze e sparisse, lasciando i concittadini a litigare tra di loro. 
Allettato dall'idea di creare tanto scompiglio, il diavolo accettò e si mutò in una moneta d'argento. Ma quando Jack raccolse la moneta e se la portò al taschino, il diavolo si ritrovò al fianco di una croce che ne bloccò i poteri e Jack riuscì a strappargli la promessa che non avrebbe mai più preteso la sua anima, in cambio della libertà. Il demonio accettò e, una volta liberato, sparì per sempre. 
Negli anni a venire, forte della tregua che aveva stipulato con il demonio, il fabbro irlandese commise ogni genere di peccato e quando morì la sua anima era così dannata da non poter essere accettata in paradiso. Si presentò allora all'inferno, dove il diavolo lo scacciò, ricordandogli l'antico patto suggellato anni prima. Quando Jack e si lamentò del freddo che sentiva, il diavolo gli tirò dietro un tizzone ardente di fuoco eterno. Il fabbro lo infilò in una zucca e da allora cominciò a girare senza tregua alla ricerca di un posto dove poter riposare.


Come già detto più volte, la festa di Halloween è, oggi, una delle ricorrenze più famose al mondo grazie al cinema e al successo di numerosi film dell'orrore. È per questo motivo che le usanze di questa festa tipicamente anglosassone si sono diffuse in paesi lontani e differenti tra di loro, fra cui ricordiamo la nostra Italia .




domenica 13 settembre 2015

Pavia La chiesa di San Pietro in Ciel d'oro. La tomba di Sant'Agostino






S. Agostino riposa nella Basilica pavese di San Pietro in Ciel d’Oro fin dal 725 (circa) per volere del re longobardo Liutprando che riscattò il corpo portandolo via dalla Sardegna dove era stato portato dalla sua prima sepoltura in Africa nella Basilica di Ippona. La cassa di argento di origine longobarda, fatta costruire per proteggere le reliquie, venne nascosta nel corso dei secoli per impedire eventuali furti sacrileghi durante le invasioni o i saccheggi che la città ha subito.


Il  legame  fra  il  santo,  sepolto  nella  Basilica  di  San  Pietro  in  Ciel d’Oro  dal  sec.  VIII  e  Pavia  è  testimoniato  anche  dal  “rito delle quattro chiavi”  con  cui viene  aperta  la  grata  che  protegge  l’urna  altomedievale  nella  quale  è  conservato il  corpo  di  Sant’Agostino.  Per  aprire  la  grata  è  necessario  azionare contemporaneamente le quattro chiavi che appartengono rispettivamente al vescovo di Pavia, al sindaco di Pavia, al Priore della comunità agostiniana pavese  e  al  rappresentante  del  Capitolo  della  Cattedrale  di  Pavia: l’utilizzo  contemporaneo  delle  chiavi  “testimonia l’essere Sant’Agostino concittadino di tutti i pavesi”.





domenica 19 luglio 2015

Il serpente e l'uomo

http://www.ilnavigatorecurioso.it/2013/09/19/la-stirpe-del-serpente-nella-simbologia-e-nel-mito-della-storia-umana/

 L'articolo  sotto segnato è stato interamente tratto da internet e proposto visto l'interessante  argomento affrontato :


Nel momento in cui Eva, la prima donna mitica e madre di tutti i viventi, si è fatta convincere a raccogliere il frutto proibito dall’Albero della Vita, l’umanità cade vittima del primo grande inganno del serpente.
Quello raccontato da  Genesi ,   il libro di apertura della Bibbia, è una storia ricca di simbolismo. Secondo il pensiero religioso occidentale, l’incidente narrato dal testo sacro presenta il nemico più insidioso dal quale l’umanità deve guardarsi.
Eppure, la figura del serpente non è presente soltanto nei racconti della tradizione semitica che ha partorito il racconto di Genesi. Se guardiamo alla mitologia delle altre culture umane, scopriamo uno scenario popolato di rettili, serpenti piumati e strani esseri ibridi rettiloidi.
Secondo alcuni studiosi, la frequenza della figura serpentina nelle tradizioni e nella simbologia umana affonda le radici in qualcosa di reale accaduto agli albori dell’evoluzione dell’uomo.
Lo scenario raccontato dai miti di tutto il mondo è pressoché lo stesso: esseri considerati divini, dalle sembianze rettili e dai grandi poteri, hanno consegnato nelle mani dell’umanità la conoscenza tecnologica e la civilizzazione urbana.
E’ possibile che entità non umane abbiano influenzato il normale andamento evolutivo del genere umano? La rapida evoluzione dell’uomo, incapace di armonizzarsi con i tempi e le regole della natura, potrebbe dipendere da questo? E’ possibile che il nostro DNA sia stato alterato in maniera innaturale per scopi a noi ignoti?
Per quanto la scienza abbia fatto passi da gigante nella comprensione dei meccanismi che regolano l’evoluzione degli esseri viventi, l’origine dell’uomo rimane ancora avvolta nel mistero.
Le indagini archeologiche e i ritrovamenti fossili, più che chiarire la storia dell’evoluzione umana, non fanno che complicare un puzzle di per sé già abbastanza complicato. Tra alcuni ricercatori si registra un certo sconcerto quando si considera lo spazio di tempo estremamente ristretto nel quale si è evoluta la specie umana.
Per fare un paragone indebito, possiamo pensare ai dinosauri, un gruppo di esseri viventi che ha dominato il pianeta Terra per ben 160 milioni di anni, un ciclo di vita biologica estremamente lungo o, quanto meno, in armonia con i tempi cosmici dell’Universo.
Se invece consideriamo l’homo sapiens, si rimane sconcertati nel considerare che il genere homo è comparso sul pianeta solo 2 milioni di anni fa e, attraverso una rocambolesca serie salti evolutivi, è giunto a costruire appena 6 mila anni fa le prime città moderne in Mesopotamia, per poi passare, in poche migliaia di anni, dalla scrittura cuneiforme all’informatica e dall’esplorazione dei territori sconosciuti al volo spaziale.



Perché l’Homo Sapiens è così veloce?

Tra i primi a parlare di un intervento esterno alla storia evolutiva dell’uomo c’è   Zecharia  Sithchin, il ricercatore che ha dedicato la sua vita allo studio della mitologia sumera.
In molti dei suoi libri, Sithchin afferma la sua teoria secondo la quale, in un passato molto remoto, un gruppo di viaggiatori extraterrestri provenienti dal pianeta Nibiru, chiamati Anunnaki, sarebbero scesi sulla Terra per sfruttare le risorse minerarie del nostro pianeta.
Avendo bisogno di manodopera per l’estrazione di minerali, gli Anunnaki pensarono di manipolare geneticamente la specie terrestre più simile a loro, innestandovi il proprio DNA: fu scelto un ominide, l’Homo Erectus.

Potremmo essere il risultato di una manipolazione genetica che ci ha strappato dal nostro sviluppo naturale?
Secondo l’ipotesi di  David Icke  , alcuni alieni rettiliani, sotto le mentite spoglie umane di uomini pubblici, hanno preso il controllo del nostro pianeta impedendo all’umanità la normale evoluzione spirituale, sociale e tecnologica. Il fine di costoro sarebbe quello di schiavizzare l’umanità e impossessarsi definitivamente delle risorse planetarie (umanità compresa).

 

Le idee contenute nel libro Figli di Matrix   apparentemente originali e stravaganti, ma convalidate da una lunga e scrupolosa serie di indizi documentati, descrivono la nostra vita sul pianeta Terra come un inganno ‘esistenziale’ gestito da forze extraterrestri, intraterrestri e interdimensionali per tenerci in una prigione mentale, emozionale e spirituale.
A conferma di queste teorie, sembra che gli antichi miti terrestri concordino tutti su una cosa: l’aspetto di questi antichi ‘visitatori’ (che qualcuno considera ‘invasori’) è accomunata a quello della famiglia dei rettili. E in quasi tutte le leggende, si fa riferimento ad antiche “divinità” metà uomo e metà rettile.

I Sumeri

I Sumeri rappresentano la prima popolazione urbanizzata al mondo. Erano i discendenti di un’etnia della Mesopotamia meridionale (l’odierno Iraq sud-orientale), autoctona o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 5000 a.C.) fino all’ascesa di Babilonia (attorno al 1500 a.C.).
Il termine Sumero è in realtà il nome dato agli antichi abitanti della Mesopotamia dai loro successori, il popolo semitico degli Accadi. I Sumeri, (o Shumeri da Shumer) infatti, chiamavano se stessi sag-giga, letteralmente “la gente dalla testa nera” e la loro terra Ki-en-gi, “luogo dei signori civilizzati”.
Nel pantheon delle divinità sumere figura Enki, la divinità dei mestieri, del bene, dell’acqua, del mare, dei laghi, della sapienza e della creazione. Enki, in alcune rappresentazioni, appare come un essere metà uomo e metà serpente.


Il significato del suo nome dovrebbe essere “signore della terra”. Egli era il custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione dei quali avrebbe beneficiato l’umanità.
La sua immagine è un serpente con una doppia ellisse, o Caduceus, molto simile al Bastone di Asclepio. Secondo l’opinione di alcuni autori, non sorprende che il simbolo di Enki sia stato poi usato come simbolo della medicina, data la sua sconcertante somiglianza con la doppia elica del DNA.


I racconti dell’Antico Testamento

La Bibbia riprende alcuni temi della mitologia sumera e babilonese. Secondo quanto riportato dagli autori del testo sacro, il seduttore dell’umanità che compare nell’episodio del ‘Peccato Originale‘ ha le sembianze di un serpente.
   

All’inizio della storia umana, il serpente propone ad Adamo ed Eva una via alternativa a quella prevista dall’ordine cosmico, così da “diventare come Dio”. Che significa? Secondo alcuni esegeti, Adamo ed Eva intravedono nella proposta del serpente la via dell’immortalità che li renderebbe simili a Dio.
Altri, invece, vedono nella proposta la possibilità per l’umanità di stabilire da sola cosa sia bene e cosa sia male, senza nessuna autorità divina esterna. Il serpente propone all’uomo di diventare dio di se stesso. Infatti, all’obiezione di Eva il serpente risponde serafico:
“Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Non è più il creatore a stabilire cosa è buono o male, ma la creatura.
Altri ancora, hanno interpretato il racconto del peccato originale come una scorciatoia evolutiva offerta all’umanità per aggirare un processo che probabilmente avrebbe richiesto migliaia (se non milioni) di anni. Ireneo di Lione, un importante autore cristiano del 3° secolo, ha definito quello di Adamo ed Eva un peccato d’impazienza, una scappatoia per bruciare le tappe.
Il serpente si sarebbe fatto portatore di capacità tecnologiche e culturali che gli uomini avrebbero comunque sviluppato naturalmente e in perfetta armonia con le leggi cosmiche dell’universo. In questa interpretazione si incrociano i racconti della mitologia sumera su Enki (portatore della civiltà) e anche il mito di Prometeo, il quale ruba il fuoco agli dei per consegnarlo agli uomini.
Il breve arco di tempo nel quale l’umanità si è evoluta lascia sconcertati alcuni antropologi. Rispetto ai tempi della natura, l’uomo sembra una saetta comparsa sul pianeta. Ed è una evoluzione che effettivamente non è completamente in armonia con il cosmo.
Il costo di questa veloce evoluzione è stata la separazione dell’uomo dalla natura e la conseguente distruzione del pianeta (l’eden), la separazione tra gli uomini (torre di babele) e la conseguente perdita di unità d’intenti e l’alienazione degli individui. In questa prospettiva, il serpente ha incarnato il simbolo del diavolo (diabolos = ciò che separa).

Il Medio Oriente e l’Africa

In  Medio Oriente si tramanda dei Jinn , misteriosi uomini serpente o dragoni di cui si afferma la presenza fin dai tempi più antichi. In età preislamica ai Jinn era accreditata una notevole potenza, quasi sempre in grado di esprimere una devastante e spesso mortale cattiveria.
Gli Antichi Egizi veneravano molte divinità ibride, nelle quali si fondevano caratteristiche umane e animali. Tra queste c’era l’antico dio egiziano Sobek, il quale viene riprodotto come un uomo con la testa di coccodrillo.
sobek    
Nel Mali c’è una popolazione, i Dogon, che tramandano un mito di creazione il cui protagonista è un uomo rettile. I Dogon affermano di discendere dal dio Amma, proveniente dalla stella Po Tolo (Sirio B).
Amma creò l’universo con le stelle e le costellazioni e poi creò Tenga, cioè la Terra, a forma di donna, con cui si accoppiò generando i Nommo, due esseri mezzo uomo e mezzo serpente, identificati come la forza vitale dell’acqua, e li inviò sulla terra per impartire all’umanità gli insegnamenti fondamentali, come tessitura, metallurgia e agricoltura.
I Dogon conservano delle conoscenze a dir poco miracolose. Nel 1947, dopo aver vissuto con i Dagon per più di diciassette anni. l’antropologo francese Marcel Griaule ha riportato una storia veramente incredibile. Gli anziani della tribù hanno rivelato a Griaule uno dei loro segreti più gelosamente custoditi, nascosto anche alla maggior parte della comunità tribale.
Essi affermano di aver ricevuto una profonda conoscenza del sistema solare da uno dei misteriosi Nommo. Gli anziani sono a conoscenza delle quattro lune di Giove, degli anelli di Saturno e sono consapevoli della forma a spirale della Via Lattea e sanno che sono i pianeti a muoversi intorno al Sole e non viceversa.
Ma ciò che più sconcerta gli etnologi è la conoscenza dei  Dogon delle orbite, delle dimensioni e della densità delle stelle del  sistema di Sirio .  I Dogon hanno accuratamente confermato l’esistenza di Sirio A, B e C, conoscenza che la moderna scienza ha acquisito solo di recente.
Sirio C è rimasta sconosciuta fino al 1995, quando gli astronomi hanno notato l’influenza gravitazionale che questa esercita sul movimento di tutto il sistema.

La Grecia antica

Il primo re mitico di Atene,  Cecrope ,   era mezzo uomo e mezzo serpente. Nella mitologia greca, erano serpenti i servitori dei Titani e dei Giganti, i quali sono talvolta rappresentati in forma “anguiforme”, ossia con le gambe formate da terminazioni serpentiformi molti simili a quelle di Enki- Tra questi c’è l’immagine del gigante  Klyteros    

cecrope

Asia orientale

Nei racconti popolari della Cina antica figurano due fratelli, Nüwa, una divinità femminile della creazione, e Fu Xi, uno dei tre mitici sovrani cinesi detti “I Tre Augusti”, vissuto, secondo la tradizione, tra il 2952 e il 2836 a.C.
Entrambi vengono raffigurati come esseri ibridi, formati da un busto umano e da una coda di serpente. Secondo la tradizione è Nüwa a inventare la musica e la tecnica per suonare il flauto, ma soprattutto è lei a creare gli uomini, plasmandoli dall’argilla.
Fu Xi veniva rappresentato sempre allacciato, tramite la coda, alla sorella Nüwa, che prese in sposa. Le immagini rappresentano lei con un compasso e lui con una squadra in mano: i due strumenti indicano che i due sovrani inventarono norme, regole, standard. Secondo il folklore cinese, queste due divinità sono responsabili della creazione e dell’educazione del genere umano.
nuwa fu xi
Nella cultura asiatica si tramandano anche le leggende dei Long o dragoni, forme a metà tra il piano fisico e il piano astrale, ma raramente descritte in forma umanoide, e che possono cambiare forma passando dall’umano al rettiliano.
Questa caratteristica viene spesso attribuita agli Imperatori Asiatici, che si credeva fossero in grado di mutare volontariamente la propria forma umana in una di drago e viceversa.

Cristianesimo

La teologia cristiana, che fonda il proprio pensiero anche sull’Antico Testamento ebraico, ha assunto il racconto del peccato originale come momento fondamentale della cosiddetta caduta dell’uomo.
La redenzione, ovvero la sconfitta del principe di questo mondo (Satana) è avvenuta con l’incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, nel quale l’ordine primordiale è ricostituito e verrà a compiersi con il ritorno di Gesù alla fine dei tempi e la venuta della Gerusalemme Celeste, la nuova creazione in armonia con l’ordine cosmico.
Un simbolo interessante della redenzione e della sconfitta del serpente è l’iconografia mariana: la Vergine Maria è rappresentata nell’atto di calpestare la testa del serpente, simbolo di vittoria sul male.
https://spiritualrationality.wordpress.com/2007/07/28/il-serpente-nella-bibbia-e-nei-miti/



Americhe precolombiane

La mitologia Maya conosce una figura molto importante per il discorso che stiamo sviluppando: il dio  Quetzalcoatl .  . Secondo le narrazioni, questa divinità avrebbe insegnato al popolo Maya i segreti dell’agricoltura, della metallurgia e dell’astronomia. L’umanità deve il suo rapido sviluppo evolutivo ad una figura esterna rettiliforme.



Le rappresentazioni di Quetzalcoatl sono alquanto inquietanti, in quanto vedono il dio maya intento a divorare un uomo. Che poi questo dono fatto all’umanità non sia del tutto gratuito? Cosa chiede il serpente in cambio? Quale parte dell’umanità sta divorando?

Epoca contemporanea

Quello del rettile è ancora un simbolo presente nella cultura umana e spesso è associato ai simboli araldici di grandi famiglie nobiliari (dal sangue “rettile” blu!), a marchi di grandi aziende e ad opere d’arte che rappresentano spudoratamente il dominio del rettile sulla razza umana, come un nefasto parassita:

Serpente che divora un neonato: il famoso Biscione, simbolo della famiglia Visconti di Milano


Simbolo dell’Alfa Romeo: un serpente (coronato, quindi Re) divora un uomo

biscione canale 5
Versione “fiorita” del biscione del Cavaliere


Orripilanti statue esposte nel Vigeland Park di Oslo, dove molto chiaramente viene descritto il dominio rettile sull’umanità.

Cosa giustifica questa presenza costante e penetrante della simbologia rettile nella cultura umana. E come mai sembra che ancora oggi ci siano tanti riferimenti al serpente e al suo potere? Siamo davvero preda di una dominazione esterna che ci ha fatto deragliare dal percorso evolutivo naturale? Qual è lo scopo del serpente?
Dopo questa lunga, e ampiamente incompleta, carrellata di miti e simboli, sembra possibile indicare alcuni punti salienti:
1) Il serpente è un simbolo presente in quasi tutte le culture umane;
2) Il serpente (o drago) fa dono all’umanità della tecnologia e della cultura accelerando il processo evolutivo naturale;
3) Il serpente (o drago) è sempre al comando: è Re, Imperatore (presidente?)
4) Il dono del serpente non è gratuito: egli divora l’uomo… cosa vuole in cambio?
5) Il potere del serpente è ancora in atto… basta solo avere occhi per notarlo!

sabato 28 marzo 2015

Nuova Zelanda Auckland "La SKY TOWER"





Qualche curiosità sulla torre:

E stata costruita in due anni e nove mese e il suo costo è stato di  85 milioni di $ NZ
Pesa 21 milioni di KG che è il peso approssimato di 6.000 elefanti.
E' alta 328 metri.
La  sua  costruzione principalmente e costituita da 15.000 metri cubi di cemento,2000 tonnellate di acero rafforzato e 260 pannelli di vetro..
Ci sono 1.267 scalini che vanno dalla base della torre  allo sky Deck. al 60 piano.
Ci sono tre piani abitativi capaci di ospitare fino  a 854 persone .
In caso di  un terremoto di magnitudine 8,0 (scala di Richter) in un area di 20 Km, dovrebbe rimanere in  posizione verticale.

mercoledì 25 marzo 2015

AUSTRALIA TASMANIA LAUNCESTON



Questo splendido pezzo di natura selvaggia,  è  a soli 15 minuti a piedi da Launceston City . Qui  scorre il  Tamar River  formato  dalla fusione  del Esk River North e  del South Esk River.

La prima visita registrata in questa zona è stata fatta da colono William Collins nel 1804 che esplorando il porto, dalla nave "Lady Nelson",  fu particolarmente colpito dalla South Esk, il fiume più lungo della Tasmania, dalla sua cataratta e scrisse : "avvicinandomi all'ingresso ho osservato una grande caduta di acqua sulle rocce, quasi un quarto di miglio di un canalone retto tra le rocce perpendicolari alte circa 150 metri.”



Più in alto poi, , a Duck Reach,  è  stata costruita  una centrale elettrica a turbina, ufficialmente attivata  il 10 dicembre 1895,  cosi chè  Launceston ha avuto l'onore di essere la prima città a sud dell'Equatore a essere illuminata da energia elettrica, generata dalla forza dell'acqua.

sabato 14 marzo 2015

Nuova Zelanda :l'Auckland Harbour Bridge





L'Auckland Harbour Bridge è un ponte  ad otto corsie  autostradale sul  porto Waitemata.

Unisce St Marys Bay con Northcote  nell ‘ex North Shore City – Nuova  Zelanda.

Auckland Northern MotorwayFa parte della   State Highway 1 e la autostrada  del  Nord Auckland

 Il ponte è gestito dalla  Nuova Zelanda Trasporti Agenzia (NZTA).

 E 'il secondo più lungo ponte stradale in Nuova Zelanda, e il più lungo della North Island .

Misura 1020 m.( 3.348 piedi ) di lunghezza, con una campata di 243,8 m, che  permette l’accesso delle  navi al molo .

Mentre spesso viene considerato un'icona di  Auckland.  C'è stata  pure della critica, che gli ha dato il soprannome di 'appendiabiti' per la sua forma e che  denuncia  la sua  imitazione con  il Sydney Harbour Bridge

Molti criticano  la costruzione del ponte, per l'assenza di corsie per i  pedoni e  per le biciclette  e grande svista viene considerata  la  mancanza delle  strutture ferroviarie .

 Il ponte vede un piccolo numero di tentativi di suicidio, con tra uno o due persone  che ogni anno muoiono saltando nel porto di Waitemata .

venerdì 6 marzo 2015

AUSTRALIA TASMANIA PORT ARTHUR






Se la serie Prison Break fosse stata ambientata nella metà del XIX secolo in Australia, lo storico penitenziario di Port Arthur sulla penisola di Tasman sarebbe stata inevitabilmente scelto come set.

Separato dalla Tasmania da una stretta lingua di terra circondata da acque infestate da squali, Port Arthur fu definito il “penitenziario a prova di evasione”. Solo che invece delle telecamere di sorveglianza del giorno d'oggi, guardie e famelici mastini vigilavano sull'unica via d'uscita.  



Passeggiando lungo i curatissimi giardini vittoriani vi riuscirà difficile immaginare che questo fu un tempo uno squallido penitenziario  che arrivò a ospitare fino a 1.100 detenuti. Quando fu fondato nel 1830, Port Arthur era un piccolo centro per la raccolta del legname e dal 1833 agli anni Cinquanta del 1800 accolse alcuni dei più incalliti criminali della colonia, condannati ai lavori forzati. Oggi potrete ammirare le opere realizzate dai detenuti durante i lavori forzati con un tour guidato di quaranta minuti dei numerosi edifici, delle rovine e delle case restaurate.   

martedì 9 settembre 2014

ARMENIA – Il più antico paese Cristiano dove ancora si praticano sacrifici pagani.

Hayasta è il nome con cui gli armeni, ancora oggi, si riferiscono al loro Paese. Nome derivato da Hayk, secondo la tradizione discendente diretto di Noè. La leggenda narra che dopo il Diluvio Universale l’arca sia approdata sul Monte Ararat, l’imponente monte che domina il paesaggio dal lato occidentale del Paese che confina con la Turchia.


Fu proprio nella valle ai piedi del Monte che San Gregorio l’Illuminatore riuscì a convertire il Re e l’intera Nazione al Cristianesimo. l’Armenia così divenne il primo Paese al Mondo ad aver adottato questa come religione di Stato. Da allora, l’essere cristiani, è stato uno dei pilastri dell’identità armena che ogni domenica è possibile osservare partecipando, insieme alle decine di fedeli che vi accorrono, alle funzioni in una delle numerose Chiese. Malgrado la fede profonda e l’attaccamento alle usanze cristiane, in Armenia sono sopravvissute alcune tradizioni pagane. Il matagh, il sacrificio animale, ha origini molto antiche ed è ancora diffuso. Sembra che venisse praticato dagli armeni in epoca precristiana e, ancora oggi, non è inusuale vedere gruppi di persone che afferrano un gallo da sacrificare per invocare aiuto divino.



Foto di Franco Caroli  Sacrifici pagani al monastero di Geghard

domenica 7 settembre 2014

ARMENIA - Il tappeto Armeno-

 Cartina illustrativa delle  zone del Caucaso interessate alla  manifattura dei tappeti 

Data la sua particolare  posizione geografica il Caucaso è stato spesso  soggetto di invasioni  ed influenze culturali straniere,inframmezzati da brevi periodi di autonomia locale. Sciiti, persiani, greci, romani, arabi, turchi ed infine gli ottomani e i savidi  conquistarono e si stabilirono e si contesero il dominio della regione.
Solo tra il  1828 e il 1838 i Russi  si annessero gran parte dell’Armenia, ma solo nel 1859  riuscirono a sottomettere definitivamente  le indomite   e rivoltose tribù di gran parte del Caucaso.
L’invasione Russa  causò lo sbandamento di diverse popolazioni, però la  nuova stabilità politica diede grande impulso all’economia, i villaggi  caucasici divennero meno isolati  con l’istallazione del telegrafo, della ferrovia e di un servizio postale efficiente. Vediamo il Caucaso  entrare in una nuova era di sviluppo che determinò però la completa perdita di antichi valori culturali e la totale decadenza delle arti locali, tra cui purtroppo anche quella del tappeto.


Esposizione al mercato all'aperto di Erevan


Nella ricca tradizione dei tappeti caucasici le maestranze armene occuparono un posto di primo piano in quanto seppero trasmettere e diffondere le esperienze sull'annodatura e sulla decorazione. Nessuna documentazione esiste sulle origini storiche del tappeto armeno, per rilevarne le caratteristiche originarie. Ma, sensibili al rinnovamento stilistico operato dalla cultura islamica e turca, le maestranze armene accolsero il gusto per la figurazione: il motivo del drago in lotta con la fenice diverrà il tema principe dei tappeti caucasici.


Tra di essi, quelli che riconducono all'antico ceppo armeno, assumono particolare importanza i "Kazakh" (o “delle spade”),  la cui architettura ha conservato nel tempo il motivo tipico dei "fioroni".



Tappeto  Kazakh




ra di essi, quelli che riconducono all'antico ceppo armeno, assumono particolare importanza i "Kazakh" (o “delle spade”),  la cui architettura ha conservato nel tempo il motivo tipico dei "fioroni".


Esposizione al mercato all'aperto di Erevan

martedì 22 luglio 2014

Nora e le sue iniziative








Jeanne Hébuterne dipinta da Modigliani


Nell'estate del 1918, a causa delle precarie condizioni di salute di Modigliani affetto dalla tisi, la coppia si trasferì a Nizza dove il 29 novembre nacque la loro figlia Jeanne. La permanenza in Costa Azzurra durò però meno di un anno e la primavera successiva, nonostante la salute di Modigliani sempre più precaria, i due tornarono nuovamente a Parigi: andarono a vivere a Montparnasse in un atelier in rue de la Grande-Chaumière dato loro da Léopold Zborowski.

Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani morì e Jeanne Hébuterne venne condotta nella casa paterna dai propri familiari ma, il giorno dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lanciò dalla finestra dell'appartamento (che si trovava al quinto piano), morendo sul colpo.

I familiari di Jeanne, che disapprovavano la sua relazione con Modigliani, la tumularono nel cimitero parigino di Bagneux, ma nel 1930 ne permisero il trasferimento al cimitero Père Lachaise affinché venisse seppellita accanto all'amato. Il suo epitaffio recita: "Devota compagna sino all'estremo sacrifizio".

domenica 11 maggio 2014

Gioielli da terre lontane. Braccialetti di bronzo.

Braccialetto di bronzo costruito con la  tecnica della  cera  persa.

Le tecniche di fusione a cera persa consentono grande libertà nell’esecuzione della lavorazione del bronzo.
L’artigiano dopo aver affinato la cera in acqua caldissima,la manipola secondo i suoi desideri e la chiude in uno stampo composto da più strati di argilla; quando lo stampo viene scaldato, la cera si scioglie e lascia il posto al metallo  fuso

Questo braccialetto  da  donna oltre ad una  funzione puramente ornamentale, per il suo peso e le sue borchie assume   la sua  originaria  destinazione  di   bracciale da  difesa.


venerdì 2 maggio 2014

TELLARO ..." SARACENI MARE NOSTRUM INFESTANTIES SUNT"








Intorno al 1660 Tellaro era una roccaforte costruita per difendere un paese più a monte, Barbazzano, molto ricco grazie alla sua produzione di olio di oliva.
La costa intorno alla roccaforte era ripida e scoscesa: non era facile scendere a terra lì, ma i pirati saraceni decisero di provarci lo stesso.





Guidati da Gallo d’Arenzano, aspettarono una notte di tempesta: nessuno avrebbe sospettato una loro sbarco con quel tempaccio…..
Gli abitanti di Tellaro avevano costruito una chiesetta vicino al mare.




Lì avevano messo una sentinella. Con il compito di suonare a distesa le campane in caso di pericolo.- Con questa tempesta nessuno metterà di sicuro la propria nave in mare. Stanotte posso dormire tranquillo.
Detto questo, la sentinella si addormentò, felice di non dover stare con gli occhi aperti fino al mattino successivo.
A mezzanotte in punto i pirati si avvicinarono alla riva.
Proprio quando stavano per sbarcare, le campane della chiesetta si misero a suona, suonare, suonare….
Gli abitanti di Tellaro si precipitarono a difendere il loro paese e ricacciarono in mare i pirati saraceni.
Chi aveva suonato la campana, visto che la sentinella dormiva profondamente?
Ai piedi del campanile i tellaresi videro un enorme polipo attaccato alle funi delle campane: era stato lui a salvare il paese!




La leggenda fa riferimento a un evento storico avvenuto nel luglio del 1660.
Si tratta del tentato assalto del borgo ligure da parte del pirata Gallo d’Arenzano
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