auto antiche e moderne

domenica 28 febbraio 2021

Salvator Rosa

 

Ròsa ‹-ʃa›, Salvatore. - Pittore e poeta (Napoli 1615 - Roma 1673). La sua fama è legata soprattutto alla rappresentazione di paesaggi, caratterizzati da una natura aspra e selvaggia, alle scene di battaglia, contraddistinte da una cruda espressività, e alla predilezione per le tonalità scure e i contrasti luministici. Dipinse inoltre ritratti allegorici, soggetti mitici e biblici, dove l'intento moralizzante e filosofico è accentuato dalle atmosfere cupe e misteriose, e anche quadri legati a temi magici. Fu molto attivo a Firenze e a Roma, dove fu apprezzato anche come incisore. Poeta, compose sette Satire (pubbl. postume, 1695), in cui espose i suoi orientamenti in campo artistico e filosofico.

VITA E OPERE.Studiò a Napoli con F. Fracanzano, J. de Ribera e A. Falcone, dipingendo soprattutto battaglie, paesaggi e scene di genere (Battaglia1637Londra, coll. Mostyn-Owen). Nel 1635 si trasferì a Roma, protetto dal card. F. Brancacci. Qui conobbe i bamboccianti e, in partic., l'opera di P. van Laer e M. Cerquozzi, come dimostrano alcuni dipinti (Paesaggio con banditi, Knole, coll. Sackville); tuttavia si allontanò presto dal genere, che condannò poi in una delle sue satire. Agli anni 1639-40 risale un mutamento in senso classicista del suo stile, per influsso di C. Lorrain, N. Poussin e P. Testa, evidente nella concezione del paesaggio, che si concilia comunque con la sensibilità propria dell'artista per la resa degli aspetti pittoreschi della natura (Erminia e Tancredi e Marina1639-40Modena, Galleria Estense). Nei quadri di figura di questo periodo la cruda espressività e la predilezione per tonalità scure e contrasti luministici rivelano la componente riberesca di R. (Incredulità di s. TommasoViterbo, Museo Civico). Dal 1640 al 1649 fu a Firenze, su invito del card. Giovan Carlo de' Medici, dove fu in contatto con l'ambiente intellettuale della città; in questi anni iniziò a scrivere le Satire, in cui espose tra l'altro i suoi orientamenti, in favore di una pittura di ispirazione letteraria e filosofica. A questi anni risalgono ritratti allegorici (Lucrezia come Sibilla, Hartford, Wadsworth Atheneum), paesaggi caratterizzati da una natura aspra e selvaggia, che risentono dell'influsso di J. Callot e Filippo Napoletano (Il ponteMarinaPaesaggio con filosofi, tutti a Firenze, Galleria Palatina), battaglie (1645Vienna, Kunsthistorisches Museum). Di questo periodo sono inoltre i soggetti legati alla magia, caratterizzati da un colore cupo e da un'ambientazione spoglia e inquietante (Streghe e incantesimi1646, Londra, National Gallery). Dal 1649 tornò a Roma; si dedicò all'incisione, ed espose nelle mostre annuali al Pantheon e in S. Giovanni Decollato. Continuò a dipingere paesaggi, richiestissimi, e opere di contenuto morale e filosofico (Paesaggio con s. Giovanni Battista e Battesimo al GiordanoGlasgow, Art Gallery; Humana fragilitasCambridge, Fitzwilliam Museum; Pitagora e i pescatori1662Berlino, Gemäldegalerie), accentuando, anche nei dipinti di destinazione chiesastica, la sua visione di una natura incombente e fantastica (S. Paolo eremita, Brera). Come poeta, la sua opera principale restano le Satire in terzine, che, pubblicate postume (le prime sei nel 1695, l'ultima nel 1876), ebbero tuttavia una certa circolazione durante la vita di R., tanto da suscitare polemiche e maldicenze. Le prime tre costituiscono una riflessione sulle arti: La musica, in cui è condannato il fasto eccessivo di cui vengono circondati cantanti e musici; La poesia, contro gli eccessi del secentismo; La pittura, in cui R. ripudiava la pittura di genere. Ad esse seguirono La guerra, in cui prendendo spunto dalla rivolta di Masaniello si criticavano il malgoverno dei principi italiani e l'ingerenza francese e spagnola, e L'invidia, nella quale R. polemizzava con i suoi detrattori. D'intonazione più pensosa sono le ultime due satire: Babilonia, sui costumi corrotti della Roma dell'epoca, e Tirreno, triste soliloquio del poeta sulla vanità della sua opera.








Paesaggio Boschivo








                              Proprietà Galleria  elioarte




                                            dipinto  di proprietà galleria  elio  arte




Salvatore Rosa è stato un pittore, incisore e poeta italiano di epoca Barocca. Negli anni ’30 il pittore si trovava a Roma, dove si avvicinò alla Scuola dei Bamboccianti, formata da pittori seguaci di Pieter van Laer detto il Bamboccio, i quali concepivano il paesaggio in maniera innovativa rispetto all’accademico Barocco romano. In seguito l’artista entrò nella bottega del pittore Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, vicino al luminismo caravaggesco e creatore di una pittura drammatica e tenebrosa. L’artista prediligeva la rappresentazione del brutto, ovvero di paesaggi sconvolti con rocce informi, dirupi, rami secchi. Una volta tornato a Napoli si dedicò alla rappresentazione di avvenimenti turbolenti, anticipando lo stile romantico. Alcune sue opere sono conservate in importanti musei, come il Louvre di Parigi o Il Getty Museum di Los Angeles



venerdì 26 febbraio 2021

Francesco Vinea

 


       

le fumatrici

                                       casa d'saste Sarno Palermo  Asta Marzo 1 tornata  24 marzo lotto 55.

Dipinto ad olio su tela in cornice in legno scolpito e dorato. Datato 1893. Cm 86x65.
Oil painting on canvas in a carved and gilded wooden frame. Dated 1893. Cm 86x65.


VINEA FRANCESCO
Forlì 1845 - Firenze 1902
Trasferitosi a Firenze con la famiglia fin da bambino, frequentò dal 1859 i corsi di E. Pollastrini all'Accademia di Belle Arti di quella città, ma presto dovette lasciare la scuola per problemi economici. Si impiegò in uno studio fotografico, dedicandosi nel frattempo al lavoro di illustratore per il quale si esercitò nella copia di opere d’arte del passato. In quegli anni dipinse soggetti di ricostruzione storica, nei quali è riconoscibile il modello di P. Delaroche, ma fu anche vicino ai fermenti innovativi degli artisti del Caffè Michelangiolo. Nel 1861 esordì alla prima Esposizione Nazionale di Firenze con un Ritratto muliebre e nel 1863 ebbe l’incarico di dipingere Michelangelo che recita i suoi versi a Vittoria Colonna, da collocarsi negli appartamenti reali di Palazzo Pitti. Dal 1870 iniziò a inviare alle esposizioni quadri di genere, alla J. L. Meissonier, che gli aprirono le porte del mercato d’arte internazionale (Una Venere giapponese, I medici all'Antignano, La fioraia, esposti ad Anversa nel 1885). In una parallela applicazione ai temi di paesaggio e agresti, seguì, con modi personali, gli indirizzi delle contemporanee esperienze del Naturalismo toscano (Donna al torrente, 1889, coll. privata). Fu uno degli artisti legati alla galleria fiorentina di L. Pisani.






Francesco Loiacono

 Francesco Lojacono  nato a      (PalermoPalermo, 16 maggio 1838  Palermo, 26 febbraio 1915) è stato un pittore italiano, considerato il più importante paesaggista dell'Ottocento siciliano. Fu tra i primi pittori ad utilizzare la fotografia come riferimento per realizzare le sue opere.

Le paludi, 1895-1900 (Fondazione Cariplo)
Francesco Lojacono: Veduta di Palermo (1875)

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lojacono[1] fu iniziato alla pittura dal padre Luigi, pittore a sua volta.[2] Fu poi allievo di Salvatore Lo Forte.[3]

Nel 1856, a 18 anni, si trasferì a Napoli, dove affinò le sue doti frequentando diversi pittori viaggiatori e soprattutto entrando nella scuola dei fratelli Giuseppe e Filippo Palizzi. Dalla città partenopea si spostò spesso: prima verso Firenze, dove entrò in contatto con la scuola dei Macchiaioli.

Nel 1860, a 22 anni, dopo lo sbarco dei Mille a Marsala, prese parte con il padre Luigi e il fratello Salvatore, alla Spedizione dei Mille.[3] A luglio fu ferito nella Battaglia di Milazzo ma continuò a combattere. Il 1º ottobre, agli ordini di Nino Bixio e insieme ad altri artisti, tra cui vi era Vincenzo Ragusa, partecipò alla Battaglia del Volturno.[4] Il 29 agosto 1862, insieme a Giuseppe e Menotti Garibaldi, fu fatto prigioniero in Aspromonte.

Nel 1862 tornò in Sicilia, durante i sei movimentati anni precedenti aveva frequentato diverse personalità note, ottenendo una discreta fama. Nel 1864 espose a Firenze Mare all'Acquasanta, acquistato da Luigi Federico Menabrea, futuro Presidente del Consiglio del Regno d'Italia.

Nel 1870 espose il dipinto La valle dell'Oreto a Vienna e a Parigi, due anni dopo fu nominato Professore di Paesaggio all'Accademia di Belle Arti di Napoli[3] e nel 1874 le sue opere furono esposte a Bordeaux.

Negli anni ottanta del secolo conosce a Palermo il giovane pittore Gennaro Pardo, di cui diventa amico e mentore, e che diventerà un suo erede artistico.

Guadagnatosi il soprannome di Ladro del sole, o Pittore del sole per la sua capacità di infondere luminosità alle proprie tele, nel 1878 espose le sue opere all'Esposizione internazionale di Parigi, consolidando la sua fama internazionale.

Nel 1891-1892 presentò L'estate all'Esposizione Nazionale di Palermo, e nel 1895 partecipò alla prima Biennale di Venezia a cui sarà invitato anche successivamente. Dal 1896 fu professore di "pittura di paesaggio e di marine" all'Accademia di belle arti di Palermo. Fu suo allievo il paesaggista palermitano Ettore De Maria Bergler.

Tra i suoi committenti vi furono diversi aristocratici: nel 1883 L'arrivo inatteso fu acquistato a Roma dalla regina Margherita di Savoia per il Palazzo del QuirinaleDopo la pioggia fu realizzato nel 1886 per la principessa Giulia Lanza di Trabìa, e L'estate fu acquistato dal re Umberto I nel 1891.[3] Tra i tanti commenti della critica, nel 1883 Gabriele D'Annunzio pubblicò i commenti più entusiasti.[5]

Uno dei suoi allievo era Michele Catti, che forma con Lojacono e Leto la triade canonica
del paesaggio siciliano dell'Ottocento.[6][7][8]

Morì a Palermo nel 1915, all'età di 76 anni, dopo avere stretto una sincera amicizia con Gabriele d'Annunzioche lasciò traccia di questo rapporto nelle proprie pagine[senza fonte]. La sua sepoltura si trova nel cimitero di S. Spirito di Palermo.

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Alla ricerca di una resa pittorica più aderente della realtà, fu tra i primi a interessarsi alla fotografia.

Pescatori davanti a Monte Pellegrino.

Gran parte dei suoi quadri sono custoditi a Villa Malfitano e nella Galleria d'Arte Moderna di Palermo[11] e nel Museo Civico di Agrigento come parte della collezione Sinatra. Alcune sue opere sono esposte alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, alle Gallerie d'Italia di Milano, al museo nazionale di Capodimonte e al museo di Villa Zito di Palermo della Fondazione Sicilia












                                Francesco Lo Iacono


mercoledì 17 febbraio 2021

La Famiglia Gheduzzi

 

La famiglia Gheduzzi

gheduzziugoUgo Gheduzzi nasce nel 1853 a Crespellano.
Di estrazione borghese, si dedica giovanissimo a studi artistici e a dodici anni entra come aiuto nel laboratorio di scenografia annesso al teatro Comunale di Bologna. Particolarmente attratto dalla pittura, frequenta l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Molto giovane,
inizia la collaborazione con Augusto Ferri alle scene del Teatro Regio di Torino, dove si trasferisce definitivamente nel 1900; a Torino svolgono la loro attività di pittori anche i figli Cesare, Giuseppe, Augusto e

 Mario.quest'ultimo  nato a crespellaro     Bo   il1891 e morto a Torino il 1944  dopo  due anni  dalla  sua  morte nel 1946 si  tiene una  esposione postuma di quadri  ispirati sopratutto a Venezia,alla Galleria Balzani  di Milano e nel  49 un'altra  postuma alla  Galleria Fogliato di Torino



 Gheduzzi descrive scene d'interni con finezza, sensibilità e senso acuto del dettaglio, ma si dedica anche alla raffigurazione di paesaggio. La sua delicata e ricca tavolozza è intrisa della luce vivida e chiara o teneramente velate dagli scorci di pianura, d'acqua e dei boschi che ama. Famoso è il quadro "La Fiera di Pragatto" del 1893, che segue l'affresco identico dell'anno precedente, realizzato presso Villa Stagni a Crespellano. L'adesione entusiasta alla scuola piemontese detta "di Rivara" gli permette di compiere un salto qualitativo importante. Dipingendo "en plein air" giunge a un'essenzialità di tratto particolare, che si può apprezzare pienamente nella seconda fase della sua produzione pittorica. Espone in Italia e all'estero, ottenendo premi in varie occasioni. Alcune sue opere sono acquistate dalla Real Casa per il palazzo Reale di Torino e per le residenze di Racconigi e di Agliè.

 

gheduzzicesareCesare Gheduzzi nacque nel 1894; dopo aver trascorso i primi anni della sua vita a Crespellano, anch'egli si trasferisce nel 1900 a Torino, dove il padre Ugo si dedica all'allestimento delle scenografie del Teatro Regio. Cesare si accosta alla pittura da autodidatta, stimolato dal confronto con il padre e il fratello Giuseppe. L'incontro con Carlo Follini, del quale è allievo e che accompagna nei suoi viaggi per due anni, è decisivo per la sua maturazione di artista. Cesare si dedica al paesaggio, che riproduce con fedeltà ed eleganza. Nel 1917 espone "Studio nei pressi di Plava" all'esposizione della Società Promotrice alle Belle Arti e al Circolo degli Artisti di Torino. Nel 1942 espone alla mostra Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti, Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino, con l’opera Gressoney La Trinité. Dopo la sua morte nel 1944, nel '46 si tiene una esposizione postuma, di quadri ispirati soprattutto a Venezia, alla Galleria Balzani di Milano e nel '49 un'altra mostra postuma alla Galleria Fogliato di Torino.
















 

gheduzziaugustoAugusto Gheduzzi - Nato nel 1883, trascorse infanzia e gioventù a Crespellano dove iniziò l'attività di pittore e dove si legò di profonda amicizia con il poeta e letterato crespellanese Adelmo Berozzi. A Torino continuò l'attività insieme al padre Ugo. Morì a Piossasco, vicino a Torino, nel 1969.  Vaso con Fiori di Gheduzzi  Mario

Gheduzzi  Mario  nato a Crespellaro (Bo) il 1891 morto a Torino il 1970


          olio su tavoletta- asta  del 11.maggio 2221184  lotto 69 Case d'Aste SantAgostino Torino aggiudicata galleria elioarte

opera olio su tavoletta cm 30 x 39 firmata in basso a sinistra e al retro con titolo  Venezia