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sabato 5 giugno 2010

LA CHIESA DI S. MARIA DELL’AMMIRAGLIO O MARTORANA


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In alto,due dettagli del mosaico che raffigura la Natività ed il Transito della Vergine .



LA CHIESA DI S. MARIA DELL’AMMIRAGLIO O MARTORANA
Adiacente alla chiesa di S. Cataldo, si erge un altro edificio di culto, S. Maria dell’Ammiraglio, così detta perché innalzata nel 1143 per volontà di Giorgio di Antiochia, ammiraglio di Ruggero II, e nota anche come chiesa della Martorana da quando, nel 1436, venne assegnata per volontà del re.
Alfonso d’Aragona alle monache dell’omonimo convento, fondato appunto, nel 194, da Eloisa Martorana. Dell’originario edificio romanico ben poco rimane, dopo le trasformazioni e i rimaneggiamenti succedutisi nel corso dei secoli: spiccano ancora il campanile, riccamente decorato, a quattro ordini di archi e logge illeggiadriti da bifore, colonnine e tarsie, che in origine affiancava la facciata, e l’antico impianto a croce greca della chiesa, peraltro ampliato e allungato alla fine del Cinquecento con il conseguente aggiungersi di una nuova facciata su quello che anticamente era il fianco dell’edificio, della cupola e di un altar maggiore di chiara matrice barocca che conferiscono all’insieme un indubbio fascino eclettico. Nel Seicento la chiesa veline privata dell’abside cui fu sostituita una cappella affrescata, mentre nel secolo successivo fu gravemente danneggiata da un violento terremoto, L’interno, diviso in tre navate, presenta la parte alta delle pareti interamente rivestita cia splendidi mosaici, tutti originali e fra i più antichi dell’intera Sicilia. Realizzati probabilmente da maestranze bizantine alla metà del XII secolo, essi riproducono scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, figure di Apostoli, Evangelisti e Profeti, il tradizionale Cristo benedicente che rifulge al centro della cupola, ma anche Ruggero TI, per l’occasione ritratto dal vero, che riceve la corona da Gesù e, sul lato settentrionale della navata, Giorgio di Antiochia ai piedi della Vergine. Gli affreschi della porzione mediana dell’edificio e del presbiterio, in parte attribuiti a Guglielmo Borremans, sono invece riconducibili alle modifiche sei-settecentesche. La chiesa è oggi officiata secondo il rito greco-bizantino, dopo che nel 1937 fu eretta a con cattedrale della diocesi di Piana degli Albanesi

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