auto antiche e moderne

martedì 19 agosto 2008

Il nulla


Il Nulla

Il nulla porta un artista come l’americano Ad Reinhardt alle tele nere, quelle che ha chiamato i 'dipinti definitivi', un musicista come John Cage a 4´33', il pianista seduto di fronte al suo pianoforte, che non sfiora nemmeno, per lunghi quattro minuti e trentatré secondi, o un regista come Jean-Luc Godard allo schermo bianco dei suoi film. Se il nulla confonde l´artista, turba ancor più lo scienziato, che lo ha sempre guardato con gran sospetto.
Lo si vede innanzitutto nella storia dello zero, dove ci sono ipotesi suggestive e forse vere. Si sa da molto tempo che lo zero è stato introdotto dai matematici indiani verso il 500 d.C. accanto alle altre nove cifre che usavano già da vari secoli. Duecento anni dopo lo zero passò agli arabi e da questi in Italia e in Europa per merito di Leonardo Fibonacci che avendo seguito il padre, funzionario delle dogane di Pisa in Africa del nord, si rese conto che il sistema di numerazione indo-arabo era superiore a quello romano allora ancora in uso in Occidente. Gli studi successivi hanno poi accertato che quasi contemporaneamente e indipendentemente dagli indiani anche i Maya avevano scoperto lo zero e che molto prima di loro (oltre 2000 anni prima sia degli indiani che dei Maya) i babilonesi avevano usato per indicarlo due cunei inclinati. I primi ad usare lo zero, insomma, sarebbero stati i babilonesi, anche se questo nulla toglie al primato assoluto degli indiani perché solo questi ultimi concepirono lo zero come un vero e proprio numero, sinonimo di “quantità nulla” e lo posero accanto alle altre nove cifre componendo così un insieme completo di simboli matematici che consentiva di generare qualsiasi numero dato che quella strana cifra assumeva per loro la funzione fondamentale di operatore aritmetico. Solo gli indiani, insomma, furono capaci di operare la perfetta fusione tra sistema di numerazione posizionale e concetto di zero dalla quale è nato il linguaggio della matematica.

La filosofia greca, fin dalle sue origini, ha respinto il concetto del nulla. Talete è stato fra i primi a sostenere che 'qualcosa' non poteva derivare dal nulla o scomparire nel nulla: 'Dal nulla non sortirà nulla', dice il Re Lear alla figlia Cordelia. L´horror vacui della fisica aristotelica affermava che non potevano esistere spazi vuoti: la natura aborre il vuoto.

La filosofia greca, fin dalle sue origini, ha respinto il concetto del nulla. Talete è stato fra i primi a sostenere che 'qualcosa' non poteva derivare dal nulla o scomparire nel nulla: 'Dal nulla non sortirà nulla', dice il Re Lear alla figlia Cordelia. L´horror vacui della fisica aristotelica affermava che non potevano esistere spazi vuoti: la natura aborre il vuoto.

E fino all’inizio del ventesimo secolo, sopravvisse la credenza nell’esistenza di un 'etere' misterioso, che serviva soltanto a negare l´esistenza di uno spazio vuoto. Non è stato semplice per l´uomo accettare l´idea del vuoto e del concetto matematico che lo rappresenta, zero. Grandi civiltà, come quella greca e quella romana, non avevano il numero zero. I numeri servivano soltanto per contare oggetti concreti, non la loro assenza e quindi lo zero non serviva a nulla. Oggi invece lo scienziato estrae interi universi dal nulla, teorici ovviamente, e lo zero, da semplice simbolo del nulla, è diventato, alla pari dell'uno, la cifra più importante di un mondo digitale, registrato su lunghe stringhe di un codice binario. Scrive Laotse, nel Tao Te King, uno dei grandi libri dell’Antica Cina: 'Lo guardi e non lo vedi / lo ascolti e non lo senti / ma se lo adoperi è inesauribile'. Sono parole riferite al Tao, ossia all’Assoluto, ma che ben si adattano alla presentazione dello zero. La storia della conquista del nulla e dello zero ha avuto sorprendenti implicazioni metafisiche e scientifiche. La racconta il celebre cosmologo ed eccellente divulgatore John Barrow, che per dieci anni ha tenuto la cattedra di astronomia a Brighton ed è da quattro anni professore di matematica a Cambridge dove dirige uno dei più ricchi e innovativi progetti di educazione matematica, il 'Millennium Mathematics Project'. Un suo lavoro teatrale, Infinities, è stato in scena lo scorso anno a Milano, con la regia di Luca Ronconi: cinque scene, cinque testi, sui paradossi dell’infinito. E Barrow, come sa chi già conosce i suoi lavori precedenti, ha sempre avuto un interesse particolare per lo zero e l´infinito, per il nulla e il tutto. La parte meno originale del suo libro è sicuramente quella matematica, sulle origini e gli sviluppi del concetto di zero, al quale tante pagine sono già state dedicate. Più affascinante è invece la parte che analizza il vuoto nella sua realtà fisica, nella sua possibilità logica e anche nelle sue implicazioni teologiche, un territorio che Barrow, come astrofisico, conosce molto bene e che riesce a rendere comprensibile anche al profano. Il nulla, ci avverte Barrow, è all’origine di molti campi di indagine e la sua corretta concezione ha portato a modi nuovi di pensare il mondo
Esiste il nulla? E se esiste che cos´è? Sono domande alle quali neanche lo scienziato ovviamente sa rispondere, pur essendo in grado di proporre modelli che ci aiutano a capire meglio l´universo e il suo destino.
Soltanto Einstein spazzerà via il vecchio etere dall’universo, ma il vuoto nato dalla relatività e dalla meccanica quantistica è ben più strano e mutevole di quanto lo stesso Einstein non potesse immaginare. La cosmologia moderna ipotizza un universo più complicato del previsto e Barrow ne illustra, con sufficiente chiarezza, i concetti fondamentali quali i vuoti multipli o gli universi ciclici. Quello che Barrow ci prospetta per un futuro, fortunatamente lontano, è un quadro desolante. Secondo l´ipotesi oggi più probabile, l´universo continuerà ad espandersi e ad accelerare per sempre. La temperatura diminuirà, le stelle esauriranno le loro riserve di combustibile nucleare e imploderanno formando densi relitti morti di atomi freddi, stipati gli uni a ridosso degli altri e di neutroni concentrati, oppure grandi buchi neri. Anche le gigantesche galassie e gli ammassi di galassie alla fine subiranno la stessa sorte, ricadendo su sé stessi con un moto a spirale verso l´interno, mentre i movimenti delle stelle che li costituiscono verranno gradualmente rallentati dal flusso uscente di onde gravitazionali e di radiazione. Tutte le loro stelle saranno ingoiate da vasti buchi neri centrali, che diventeranno sempre più grandi, finché non avranno consumato tutta la materia alla loro portata.
'Nella nostra parte dell’universo - afferma Barrow - alla fine ci sarà uniformità, senza stelle e senza vita, per sempre, a quanto pare. Noi non ci saremo. E forse è un bene, dopotutto'

2 commenti:

Anonimo ha detto...

bello

Anonimo ha detto...

e hai ragione davvero sono tutti molto interessanti, mi è piaciuto molto anche il post sul "nulla"
anche se è un concetto che mi fa un pò paura...
quando ero piccola mi ponevo sempre le eterne domande " da dove vengo? dove vado? e poi anche nell'adolescnza..ed anche adesso qualche volta quando sono giù...
Ho cercato di superare queste domande con la fede cattolica, diciamo che quasi al completo, ci sono riuscita