Trovo veramente interessante pubblicare questo articolo di Giuseppe Antonio Martino sul "brigantaggio in Calabria" che non era il padre della 'ndrangheta, ma l'esasperazione delle misere condizioni di vita della classe dei contadini e dei pastori che non avevano opzioni diverse: morire per fame o farsi giustizia con le proprie mani visto che dalle istituzioni nessun progresso veniva somministrato.
Non è raro che nel linguaggio comune l’appellativo di brigante sia erroneamente ritenuto sinonimo di bandito ma, come afferma Francesco Saverio Nitti nei suoi Scritti sulla questione meridionale (Bari, 1958, pag. 44), “per le plebi meridionali il brigante fu assai spesso il vendicatore e il benefattore: qualche volta fu la giustizia stessa. Le rivolte dei briganti, coscienti o incoscienti, nel maggior numero dei casi ebbero il carattere di vere e selvagge rivolte proletarie” e si verificarono sempre in periodi storici caratterizzati da squilibrio sociale e politico. In Italia, con il termine brigantaggio si indica oggi la rivolta antisabauda e antiunitaria che interessò i territori meridionali immediatamente dopo l’unificazione della penisola italiana e che venne repressa, colpendo non solo i presunti e veri briganti, ma anche i sospettati di manutengolismo con i briganti, con l’applicazione della legge speciale 15 agosto 1863 n. 1409, detta Legge Pica, rimasta in vigore fino alla fine del 1865.
Il fenomeno, però, non era nuovo nell’Italia meridionale: già tra il XV e il XVI secolo, gli strati bassi della popolazione e gruppi di contadini, oppressi dal fisco e angariati dai padroni, in Calabria e in Abbruzzo, come in altri territori dominati dalla Spagna, si erano dati alla macchia e nel XVIII sec., oltre che nella rivolta delle plebi contro i proprietari terrieri, il brigantaggio si era manifestato, nel 1799, contro i francesi ed i loro sostenitori locali.
In quell’occasione i capipopolo sanfedisti riuscirono a porre fine alla Repubblica Napoletana e permisero ai Borbone, che promossero molti briganti al grado di colonnello dell’armata regia, di riconquistare il Regno di Napoli, destinato però a tornare in mano francese nel 1806.
Durante il dominio napoleonico il malcontento, diffuso in moltissime zone del sud della penisola, anche se i moti arano stati scongiurati e repressi dalla massiccia presenza dell’esercito, trovò espressione nel brigantaggio, che divenne vera e propria guerriglia popolare, alimentato dai Borbone che, dalla Sicilia, miravano alla riconquista del Regno.
Proprio durante il decennio della dominazione francese, e precisamente tra il 1807 e il 1812, sui piani della corona, l’ultimo contrafforte occidentale dell’Aspromonte, tra i territori di Palmi, Seminara, Melicuccà e Bagnara, in provincia di Reggio Calabria (cfr. Giuseppe Silvestri Silva, Memorie storiche della città di Palmi, Genova,1930), si sono svolte le drammatiche vicende delle quali è stata protagonista Francesca La Gamba, la prima brigantessa di età moderna, come la definisce Valentino Romano nel suo volume Brigantesse (Napoli, 2007, pag. 28), che hanno ispirato il romanzo storico La capitanessa dei piani della Corona di Attilio Foti (Cosenza, 2002).
Francesca aveva coronato il suo sogno di amore, ancora diciottenne, con Saverio Saffioti, anche lui di Palmi, sua città natale, ma rimasta vedova ancora giovane con due figli, Carmine e Domenico, dopo aver sposato in seconde nozze Antonio Gramuglia, si era trasferita a Bagnara dove era nata Rosa, la terza figlia. Anche se già provata dalle sofferenze, quando l’esercito Francese invase il suo paese, aveva 38 anni e sognava ancora una vita piena di soddisfazioni, ma doveva ancora sperimentare che dignità e onore si pagano a caro prezzo: un delinquente, già ricercato dalla polizia borbonica, che nel ’99 aveva ottenuto i gradi di ufficiale dal Cardinale Ruffo e che all’arrivo dei francesi si era arruolato nella milizia civile si invaghì di lei. Quando, tronfio della sua arroganza e forte della divisa che indossava, cominciò ad insidiarla con accanimento, non accettò di essere da lei energicamente respinto e organizzò la più crudele delle vendette: accusò ingiustamente di attività clandestina contro i francesi i due figli maschi ancora adolescenti, che furono processati e condannati alla fucilazione, dopo aver fatto arrestare, con l’accusa di girare armato, Antonio Gramuglia che, qualche giorno dopo l’esecuzione dei due ragazzi morì di rabbia e di dolore.
L’irrefrenabile voglia di vendetta spinse Francesca ad unirsi ad una banda di briganti che aveva stabilito il suo quartiere generale sui piani della Corona, non lontano del tracciato dell’antica via Popilia, e che fino ad allora, a parte qualche scaramuccia con i francesi, si era limitata ad assaltare le diligenze al “passo di Caracciolo”, un luogo rimasto nella storia proprio per quelle imprese banditesche. Combattendo accanto ai briganti con coraggio, la donna meritò la loro ammirazione, tanto da diventare molto presto la capobanda e dare alle azioni dei suoi compagni una carica ideale che trovava ispirazione nella necessità di combattere i francesi oppressori.
All’arrivo in Calabria del Principe Luigi d’Assia, che tentava, nel 1807, la riconquista della parte continentale del regno dei Borbone, Francesca non ci pensò due volte, offrì al nuovo arrivato l’aiuto della sua banda e, il 28 maggio di quell’anno, partecipò alla battaglia di Mileto, dopo la quale un centinaio dei suoi briganti divennero soldati dell’esercito borbonico e pare che lei stessa sia stata nominata capitano.
Fu proprio durante uno scontro con i francesi che Francesca riuscì a mettere in atto il suo proposito di vendetta: lei e i suoi compagni, accerchiati gli avversari che erano alla loro ricerca sui piani della Corona, riuscirono a mettere in atto una controffensiva e catturare molti prigionieri, tra cui l’ufficiale che l’aveva insidiata e che aveva fatto giustiziare i suoi figli.
Lo storico Vittorio Visalli, in I Calabresi nel Risorgimento italiano – Storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, Torino 1893 (vol.I, pagg.124-125), solo alcuni decenni dopo quei tristi avvenimenti, affermava che Francesca, trovatasi quell’uomo ferito davanti agli occhi, come in un melodramma, “lo scanna, gli strappa il cuore e lo divora ancor palpitante”.
Pare che l’ultimo combattimento contro i francesi durante il quale “si segnalò per valore la capitanessa di Palmi” sia stato l’assedio di Genova, nel 1812: Le cronache non dicono altro e di Francesca La Gamba non si seppe più nulla, né ci è dato sapere se la sua efferatezza sia solo il frutto della fantasia popolare. Certo è che la sua vicenda, anche se colorita dal mito, racchiude le ragioni che hanno spinto una tranquilla madre calabrese, che ha assistito alla distruzione della sua famiglia ad opera di oppressori stranieri, a trasformarsi nella personificazione della vendetta. Nel 1925, dopo la ricostruzione di Palmi distrutta dal terremoto del 1908, qualcuno propose di intitolare una via della città natale alla brigantessa dei piani della Corona, ma quella proposta fu scartata perché ritenuta indecorosa ed il suo nome è rimasto avvolto dalla leggenda.
Qualche decennio più tardi dei fatti che l’hanno visto protagonista, altre popolane meridionali che, come afferma Valentino Romano, la storiografia ha ingiustamente bollato come “drude”, donnacce, trascurando di considerare il loro ruolo di donne guerrigliere contro la conquista del Sud, per amore di un uomo o spinte dalla prevaricazioni dei conquistatori, scelsero la via del brigantaggio e scrissero pagine piene di odio e di amore che i governi succedutisi in più di cento cinquanta anni hanno cercato di far dimenticare.
Giuseppe Antonio Martino
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lunedì 13 novembre 2017
sabato 28 dicembre 2013
PRO MEMORIA per chi chiede sacrifici agli italiani
PRO MEMORIA PER I SIGNORI DEL GOVERNO e PER I SIGNORI POLITICI :
"Dopo tante chiacchiere il governo rifila un panettone decisamente amaro agli italiani. Fatto soprattutto di tasse, tagli alla spesa sulla carta e promesse, tante promesse per il futuro (vedi l’abolizione delle province e la nuova spending review). Intanto la seconda rata dell’Imu è scattata e il governo non è riuscito a evitare l’aumento dell’Iva. Ma torniamo alle tasse: aumenteranno di 2,1 miliardi. E’ questo il saldo previsto dalla Legge di Stabilità, tra entrate che vengono aumentate (8,2 miliardi) e quelle che, invece, vengono tagliate (6,1 miliardi). Complessivamente la manovra vale 14,7 miliardi nel 2014, di cui 12,2 miliardi di coperture e circa 2,5 miliardi di interventi a deficit. Il provvedimento determina il prossimo anno un aumento netto delle entrate, quindi del prelievo fiscale e contributivo, pari a 2,1 miliardi nel 2014, a circa 600 milioni nel 2015 e a 1,9 miliardi nel 2016. Le misure sulla casa invece dovrebbero comportare parità di gettito, con un peso equivalente Imu-Tasi pari a oltre 3,7 miliardi. E pensare che il governo era nato per ridurre la pressione fiscale e “non far pagare i soliti noti”.In un momento di crisi bisogna iniziare a fare dei sacrifici incominciamo con l’abolizione del finanziamento pubblico all'editoria. Per chi non lo sapesse Il finanziamento pubblico ai giornali è costato al cittadino italiano, secondo alcune fonti, quasi un miliardo di euro . Prima di chiedere ulteriori sacrifici agli Italiani incominciamo a tagliare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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sabato 9 giugno 2012
Alltri tempi
Abbiamo pubblicato sul nostro blog sotto il titolo "Altri Tempi"un articolo già apparso su Internet ma lo vogliamo riproporre ai nostri amici affinchè essi possano trarrne le dovute considerazioni.
Buona lettura.
Le note di seguito riportate sono relative all’articolo
COME FERDINANDO II AZZERO'IL DEFICIT
Mai come in questi tempi appare interessante quanto fece il famigerato Borbone 181 anni fa per superare una soffocante crisi economico-finanziaria. Ed allora non esistevano mezzi e strutture oggi a disposizione dei ‘magnifici’ addetti ai lavori, come non vi erano obblighi di democrazia e di equità posti a garanzia delle classi deboli e dei meno abbienti. Eppure la soluzione fu trovata e la crisi superata felicemente, senza gravare sul popolo e senza compromettere e sfruttane chi non aveva alcuna responsabilità della grave situazione venuta ad essere. I fatti Quando Ferdinando Il sali al trono aveva appena compiuto 20 anni e si trovò nel bel mezzo di una grave crisi economica. Dopo essersi consultato con estrema attenzione con i massimi esperti del tempo e dopo aver ascoltato una folta rappresentanza di industriali, commercianti, notabili e di popolo, predispose un apposito decreto reale (adesso diremo una finanziaria) che a tutt'oggi appare insuperato in efficacia,equità e democrazia. infatti con il Real Decreto dell'11 gennaio 1831 (in allegato) il ‘dispotico monarca” mise in essere una serie di interventi finalizzati ad abbattere il deficit, inizialmente innescato dalla presenza delle decine di migliaia di soldati austriaci, gravanti da anni sulle casse del Regno, e da alcune annate di carestia. Interventi che non pesarono in alcun modo sulle classi più deboli e sulla produzione Industriale, artigianale,commerciale ed agricola. Per rendere credibile l'intervento normativo. Ferdinando Il per prima cosa pubblicò l'ammontare esatto del debito pubblico, rendendo noto a tutti la certificazione: lasso raggiungeva 1.128.167 ducati. Un vero disastro finanziario. La coraggiosa decisione di pubblicare l'ammontare del debito pubblico creò scompiglio tra le gerarchie degli altri stati europei che, nell’onestà amministrativa del re di Napoli. vedevano un imbarazzante contrasto con quei governi cosiddetti democratici (costituzionali) che tendevano allora (come adesso) a manipolare certi dati per non esternare le proprie sconfitte. Ma il (tiranno) Borbone. convinto che avrebbe dovuto dar conto solo a Dio ed al Popolo. ‘fu sincero nel danno e onesto nella sua risoluzione". lnfatti. analizzando il decreto si resta colpiti dalle drastiche decisioni adottate senza minimamente incidere su tasse e gabelle gravanti sul popolo. Per prima cosa tagliò di netto l’appannaggio reale,sottraendo 180.000 ducati dallo “stipendio reale” e ben 190.000 ducati dalle spese di gestione di corte e di Consiglio Reale (oggi diremo spese del Parlamento. dei parlamentari e della Presidenza). Quindi. scendendo la piramide amministrativa, tagliò di 350.000 ducati le spese per la Marina Militare e di 351.665 per tutti gli altri ministeri, con in testa i dicasteri dedicati alla guerra, bloccando l'acquisto di cannoni e la manutenzione delle fortezze. infine diminuì di 2/3 gli stipendi dei Sopraintendenti (i Prefetti delle Provincie). Ma l'intervento che lascia estremamente colpiti, anche per l'attualità della questione. è il divieto assoluto per tutti di cumulare più appannaggi o stipendi. Chi godeva di più entrate doveva necessariamente optare per una sola. a sua scelta, pena la decisione di imperio da parte del Governo di concedere la meno remunerativa. Con un tale intervento correttivo nella spesa pubblica, nel giro di un anno pareggio il bilancio ed in più, con un avanzo positivo di 110.050 ducati. dimezzò la tassa sul macinato ed i bolli di Stato (la tanto attuale invocata ricrescita), e’ facile immaginare il risentimento dei notabili., delle classi ricche, dei professionisti e di chi gestiva l'amministrazione pubblica.Com'è facile immaginare, invece, l’accresciuto favore delle classi meno abbienti che si videro evitare l’emigrazione e la miseria grazie al coraggio ed alla equità del monarca. Sta di fatto che, poi ,dei benefici di questo rilancio economico ne goderono tutti, popolo in testa. Infatti l’alleggerimento fiscale che raggiunse livelli assolutamente inediti. attirò nel Regno imprenditori. manodopera ed accrebbe all'inverosimile ogni tipo di scambio commerciale e finanziario. Questo ulteriore primato del Regno “a negazione di Dio” purtroppo decretò la sua morte. l poteri internazionali dominati dall'Inghilterra non potevano tollerare simili affronti: tali risoluzioni, ottenute senza prestiti strozzini delle banche centrali, erano dei cattivi esempi che andavano immediatamente stroncati al nascere ed i loro autori isolati e colpiti. E‘ ciò che avvenne, poi, puntualmente nel 1860 con la discesa di Garibaldi & C.. che apri la lunga stagione del saccheggio e della rapina di ogni bene economico e di ogni ricchezza precedentemente accumulata grazie ad una gestione amministrativa e finanziaria oculata e proto socialista. Real Decreto dell' 11 gennaio 1831 FERDINANDO II per la grazia di Dio Re del Regno Delle Due Sicilie
Le note di seguito riportate sono relative all’articolo
COME FERDINANDO II AZZERO'IL DEFICIT
Mai come in questi tempi appare interessante quanto fece il famigerato Borbone 181 anni fa per superare una soffocante crisi economico-finanziaria. Ed allora non esistevano mezzi e strutture oggi a disposizione dei ‘magnifici’ addetti ai lavori, come non vi erano obblighi di democrazia e di equità posti a garanzia delle classi deboli e dei meno abbienti. Eppure la soluzione fu trovata e la crisi superata felicemente, senza gravare sul popolo e senza compromettere e sfruttane chi non aveva alcuna responsabilità della grave situazione venuta ad essere. I fatti Quando Ferdinando Il sali al trono aveva appena compiuto 20 anni e si trovò nel bel mezzo di una grave crisi economica. Dopo essersi consultato con estrema attenzione con i massimi esperti del tempo e dopo aver ascoltato una folta rappresentanza di industriali, commercianti, notabili e di popolo, predispose un apposito decreto reale (adesso diremo una finanziaria) che a tutt'oggi appare insuperato in efficacia,equità e democrazia. infatti con il Real Decreto dell'11 gennaio 1831 (in allegato) il ‘dispotico monarca” mise in essere una serie di interventi finalizzati ad abbattere il deficit, inizialmente innescato dalla presenza delle decine di migliaia di soldati austriaci, gravanti da anni sulle casse del Regno, e da alcune annate di carestia. Interventi che non pesarono in alcun modo sulle classi più deboli e sulla produzione Industriale, artigianale,commerciale ed agricola. Per rendere credibile l'intervento normativo. Ferdinando Il per prima cosa pubblicò l'ammontare esatto del debito pubblico, rendendo noto a tutti la certificazione: lasso raggiungeva 1.128.167 ducati. Un vero disastro finanziario. La coraggiosa decisione di pubblicare l'ammontare del debito pubblico creò scompiglio tra le gerarchie degli altri stati europei che, nell’onestà amministrativa del re di Napoli. vedevano un imbarazzante contrasto con quei governi cosiddetti democratici (costituzionali) che tendevano allora (come adesso) a manipolare certi dati per non esternare le proprie sconfitte. Ma il (tiranno) Borbone. convinto che avrebbe dovuto dar conto solo a Dio ed al Popolo. ‘fu sincero nel danno e onesto nella sua risoluzione". lnfatti. analizzando il decreto si resta colpiti dalle drastiche decisioni adottate senza minimamente incidere su tasse e gabelle gravanti sul popolo. Per prima cosa tagliò di netto l’appannaggio reale,sottraendo 180.000 ducati dallo “stipendio reale” e ben 190.000 ducati dalle spese di gestione di corte e di Consiglio Reale (oggi diremo spese del Parlamento. dei parlamentari e della Presidenza). Quindi. scendendo la piramide amministrativa, tagliò di 350.000 ducati le spese per la Marina Militare e di 351.665 per tutti gli altri ministeri, con in testa i dicasteri dedicati alla guerra, bloccando l'acquisto di cannoni e la manutenzione delle fortezze. infine diminuì di 2/3 gli stipendi dei Sopraintendenti (i Prefetti delle Provincie). Ma l'intervento che lascia estremamente colpiti, anche per l'attualità della questione. è il divieto assoluto per tutti di cumulare più appannaggi o stipendi. Chi godeva di più entrate doveva necessariamente optare per una sola. a sua scelta, pena la decisione di imperio da parte del Governo di concedere la meno remunerativa. Con un tale intervento correttivo nella spesa pubblica, nel giro di un anno pareggio il bilancio ed in più, con un avanzo positivo di 110.050 ducati. dimezzò la tassa sul macinato ed i bolli di Stato (la tanto attuale invocata ricrescita), e’ facile immaginare il risentimento dei notabili., delle classi ricche, dei professionisti e di chi gestiva l'amministrazione pubblica.Com'è facile immaginare, invece, l’accresciuto favore delle classi meno abbienti che si videro evitare l’emigrazione e la miseria grazie al coraggio ed alla equità del monarca. Sta di fatto che, poi ,dei benefici di questo rilancio economico ne goderono tutti, popolo in testa. Infatti l’alleggerimento fiscale che raggiunse livelli assolutamente inediti. attirò nel Regno imprenditori. manodopera ed accrebbe all'inverosimile ogni tipo di scambio commerciale e finanziario. Questo ulteriore primato del Regno “a negazione di Dio” purtroppo decretò la sua morte. l poteri internazionali dominati dall'Inghilterra non potevano tollerare simili affronti: tali risoluzioni, ottenute senza prestiti strozzini delle banche centrali, erano dei cattivi esempi che andavano immediatamente stroncati al nascere ed i loro autori isolati e colpiti. E‘ ciò che avvenne, poi, puntualmente nel 1860 con la discesa di Garibaldi & C.. che apri la lunga stagione del saccheggio e della rapina di ogni bene economico e di ogni ricchezza precedentemente accumulata grazie ad una gestione amministrativa e finanziaria oculata e proto socialista. Real Decreto dell' 11 gennaio 1831 FERDINANDO II per la grazia di Dio Re del Regno Delle Due Sicilie
mercoledì 2 marzo 2011
Il Carnevale 2011 di Nizza è stato tutto dedicato all'Italia e al Mediterraneo
Volti del mediterraneo "Carnevale di Nizza 2011"

Nizza: Il carro del " RE CARNEVALE

Per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia la città della Promenade, in occasione della sua più importante manifestazione,ha onorato il nostro Bel Paese. Numerose altre manifestazioni ed animazioni hanno accompagnato questo omaggio con incontri e delegazioni che hanno unito Nizza all’Italia. Con grande disappunto dell’On Bersani, anche se la trasgressione è sempre stata uno dei cardini del Carnevale nizzardo , quest’anno la scelta del tema per la nuova edizione costituisce una vera "immersione totale" nel Mare Nostrum, alla scoperta della storia, della natura, della sua sorprendente varietà e della ricchezza delle sue culture. Un retrospettiva sul Mediterraneo, senza alcun accento satirico al governo italiano, come qualcuno aveva agognato e annunciato pubblicamente nei suoi comizi.
I carri sono stati un omaggio al nostro grande regista Fellini, a Pinocchio, ai “ Volti del mediterraneo “, ai “Boules de Picasso”, ai grandi del Nostro Risorgimento “ Garibaldi”, al canto delle sirene ,a “ Cousteau sous les flashs” ,non per ultimo a “Don Corleone” il padrino siciliano.
Il Mediterraneo così è stato rivisitato dal "Re Carnevale" mostrandoci le sue molteplici sfaccettature, dalle più profonde alle più superficiali senza mai tralasciare il mélange indissociabile di un equilibrio perenne.
Omaggio a Fellini.

"Boules de Picasso"

Altre immagini dei carri


l
"don Corleone il padrino siciliano"

“ Cousteau sous les flashs”

vedi pure nei post passati:
http://elioarte.blogspot.com/2009/03/il-prestigio-internazionale-del.html

Nizza: Il carro del " RE CARNEVALE

Per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia la città della Promenade, in occasione della sua più importante manifestazione,ha onorato il nostro Bel Paese. Numerose altre manifestazioni ed animazioni hanno accompagnato questo omaggio con incontri e delegazioni che hanno unito Nizza all’Italia. Con grande disappunto dell’On Bersani, anche se la trasgressione è sempre stata uno dei cardini del Carnevale nizzardo , quest’anno la scelta del tema per la nuova edizione costituisce una vera "immersione totale" nel Mare Nostrum, alla scoperta della storia, della natura, della sua sorprendente varietà e della ricchezza delle sue culture. Un retrospettiva sul Mediterraneo, senza alcun accento satirico al governo italiano, come qualcuno aveva agognato e annunciato pubblicamente nei suoi comizi.
I carri sono stati un omaggio al nostro grande regista Fellini, a Pinocchio, ai “ Volti del mediterraneo “, ai “Boules de Picasso”, ai grandi del Nostro Risorgimento “ Garibaldi”, al canto delle sirene ,a “ Cousteau sous les flashs” ,non per ultimo a “Don Corleone” il padrino siciliano.
Il Mediterraneo così è stato rivisitato dal "Re Carnevale" mostrandoci le sue molteplici sfaccettature, dalle più profonde alle più superficiali senza mai tralasciare il mélange indissociabile di un equilibrio perenne.
Omaggio a Fellini.

"Boules de Picasso"

Altre immagini dei carri


"don Corleone il padrino siciliano"

“ Cousteau sous les flashs”

vedi pure nei post passati:
http://elioarte.blogspot.com/2009/03/il-prestigio-internazionale-del.html
venerdì 28 gennaio 2011
L’Italia certamente avrebbe bisogno di altro.

Sinceramente della vita privata di Berlusconi mi interessa ben poco, nel senso che se ha così tanti soldi da potersi permettere schiere di prostitute sono affari suoi, dopotutto non vedo come possa essere altrimenti visto che gli incontri li organizzava tra le sue mura domestiche e nelle ore di libertà.
Si potrà magari obbiettare sui principi morali discutibili ma in fondo si rischierebbe di entrare nel campo dell'ipocrisia,visto che non è certo l'unico a mettere in atto certe "pratiche" strane. In Svizzera le centinaia di casini esistenti la sera pullulano di integerrimi padri di famiglia in cerca di trasgressione, per non parlare degli scandali nella Chiesa (non per ultimo i preti pedofili) o dei vari politici in passato pizzicati in flagranza di reato tipo Marrazzo o Sircana ,o nel passato dei deputati del tipo “Cicciolina” ed oggi di altri, che non fanno mistero delle loro perversioni, anzi ne fanno titolo onorifico per presentarsi alle primarie: ma questa è altra storia... l’Italia certamente in questo momento avrebbe bisogno di altro.
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domenica 31 ottobre 2010
LA POLITICA OGGI

Non ho mai voluto che nel mio Blog entrasse la politica, in oltre tre anni di attività si possono leggere solo due articoli che in certo modo trattano argomenti politici e sono "La difesa di Socrate " e la "Sapienza.Un'alra vergogna dell'Italia politica".
Mi chiederete : perchè così poco interesse alla "res pubblica".
Rispondo perchè nel rispetto delle idee di tutti ho sempre evitato l'aprirsi di qualsiasi diatriba che certamente sarebbe seguita alle diverse opinioni mie e dei miei lettori.
Oggi però ,visti i tanti e tanti ipocriti moralisti che hanno dimenticato come al Parlamento Italiano sedette per una intera legislatura la pornoattrice più nota d'italia , che non ricordano i casi del politico di sinistra frequentatore dei trans, loro che per anni sono stati gli antisignani della odiena società che giustifica l'orgoglio gay, oggi, gli stessi,ecco si scandalizzano della frequentazione e dell'interessamento che il Presidente del Consiglio ha verso il "gentil sesso",Ricordo quanto succedeva molti secoli fa nella grandissima ROMA :
"Cesare, proprio nel momento nel quale s univa alla giovane e nuova moglie, inviò alla sua amante una perla in dono, talmente preziosa da mettere in moto tutte le cattive lingue di Roma.
La notizia di quel regalo si sparse in un lampo per tutta la città trovando persino strada nelle storie di Svetonio. Come non pensare che con questo gesto clamoroso Cesare volesse non soltanto esprimere a Servilia la sua gratitudine per la dolorosa rinuncia, ma soprattutto esternarle di fronte a tutti il suo amore?
Del resto, il dittatore coprì sempre Servilia di regali e, tra tutti, le perle e gioielli erano i meno importanti.
Vi furono infatti ricche proprietà terriere, che essa ricevette all'epoca della guerra civile partecipando ad aste preventivamente truccate a suo favore. Fu con questo sistema infatti che essa acquistò la bellissima villa napoletana di Ponzio, una di quelle ricche ville marittime che costellavano la rive del Tirreno e che sul golfo partenopeo erano particolarmente panoramiche.
Le vediamo riprodotte nei riquadri affrescati sulle pareti di Pompei e dintorni. Anche non conoscendo quale e come fosse la villa di Ponzio, possiamo facilmente immaginarcela come le altre, con i bei moli protesi nel mare e le lunghe gettate sulle quali era piacevole passeggiare godendosi la brezza tirrenica, mentre gli alberi del giardino interno al peristilio svettavano dietro alla bassa facciata del
fabbricato ed i lunghi portici si aprivano verso il tramonto. Doveva proprio essere gratificante ottenerne una per una manciata di spiccioli!
Ovviamente, tutti questi doni con i quali Cesare copriva Servilia attiravano su loro le frecce dei maligni; e pare che il solito Cicerone non perdesse l'occasione di commentarli."
Non meravigliamoci quindi, è sempre accaduto e sempre accadrà "Famiglia Cristiana" permettendo.
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giovedì 10 settembre 2009
La difesa di SOCRATE

Stralci dall’ “Apologia di Socrate” di Platone
La difesa di SOCRATE (al processo)
II
“…. Ed ora è giusto, o Ateniesi, che io mi difenda per primo dalle vecchie accuse e dai vecchi accusatori; in seguito poi mi difenderò dalle accuse e dagli accusatori più recenti. In effetti numerosi sono coloro i quali già da tempo, anzi da molti anni ormai, mi accusano presso di voi senza aver mai detto nulla di vero; e sono proprio costoro che mi fanno più paura, che non Anito e i suoi seguaci, anche se non sono meno temibili. Ma quegli altri, o Ateniesi, lo sono molto di più, perché hanno fatto presa su di voi mentre eravate ancora fanciulli con lo spargere sul mio conto accuse non vere.
Costoro infatti vi hanno fatto credere che v'è un certo Socrate, uomo sapiente, indagatore dei fenomeni celesti e dei misteri che si nascondono sotto terra, capace di far prevalere la causa cattiva sulla buona. Sono questi, o Ateniesi, i miei temibili accusatori, questi che hanno sparso sul mio conto tale fama ………….
E ciò che è più sconcertante è che non si possa né conoscere, né citare i loro nomi, salvo di quelli che per invidia o per calunnia hanno insinuato tali accuse, sia quelli che, persuasi, hanno a loro volta finito col persuadere altri, tutti costoro costituiscono per me un grave imbarazzo: non è possibile, infatti, né portarli qui a comparire, né confutarli nelle loro accuse……….
A questo punto qualcuno di voi sarà tentato di chiedermi: -Che faccenda è questa allora, o Socrate? Donde ti sono nate queste calunnie? Se, come tu dici, non hai fatto nulla di eccezionale, nulla di diverso che gli altri non fanno, perché allora ti si è attribuita una sì cattiva fama? Spiegaci tutta questa faccenda perché noi non si abbia a giudicare a caso……….
Vi prego di non schiamazzare, o Ateniesi, se vi sono sembrato alquanto presuntuoso, perché ad attribuirmi tale sapienza, se pur ne posseggo alcuna, non sono io, ma uno che per voi è degno di fede………………………….
Per queste mie indagini, o Ateniesi, mi sono procurato molte inimicizie, aspre e fierissime, dalle quali sono nate tante calunnie.
Ritorno al presente: sono passati migliaia e migliaia di anni da quanto sopra trascritto.I mali dell’uomo rimangono sempre gli stessi :l’invidia la calunnia i pubblici mentori.
Al buon intenditor poche parole ,ogni allusione,dunque, ai giorni nostri è puramente casuale.
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mercoledì 20 maggio 2009
Elezioni Giugno 2009

Nel giugno 2009 saranno chiamati alle urne 375 milioni di cittadini dei 27 paesi che fanno parte dell'Unione europea, che dovranno scegliere i loro nuovi rappresentanti al Parlamento europeo.
Cosa fa il Parlamento europeo per incoraggiare i cittadini a votare alle elezioni di giugno? Qual'é lo slogan delle elezioni? Quanto costa questa campagna e chi la finanzia? Dove trovare le liste dei candidati? Il Parlamento è in rete al di là di questo sito?
Si, le risposte alle vostre domande sulle elezioni potete trovarle su :
http://www.europarl.europa.eu/elections2009/default.htm?language=it
Il Parlamento europeo è l'unico organo dell'Unione europea eletto direttamente dai cittadini. I suoi 785 deputati sono i vostri rappresentanti, scelti ogni cinque anni dagli elettori dei 27 Stati membri dell'Unione europea quali portavoce di 492 milioni di cittadinili
Partecipando alle elezioni europee, scegliete chi influenzerà il vostro avvenire e la vita quotidiana di quasi 500 milioni di concittadini europei. Se non votate, lo farà qualcun altro al vostro posto, decidendo chi vi rappresenterà in seno all'unica assemblea paneuropea direttamente eletta. Gli eurodeputati eletti decideranno il futuro dell'Europa per i prossimi cinque anni. E allora, scegliete l'Europa che volete! Se non votate, non lamentatevi poi.
L'Italia elegge 72 deputati al Parlamento europeo.
Si vota sabato 6 giugno, dalle 15 alle 22 e domenica 7 giugno dalle 7 alle 22.
In alcuni Paesi europei le elezioni si svolgono il 4 (Regno Unito e Paesi Bassi), il 5 (Irlanda e Repubblica Ceca) o il 6 giugno (Lettonia, Slovacchia, Cipro e Malta).
Puoi scrivere sulla scheda i nomi di tre candidati. Per votare occorre presentarsi al seggio muniti di documento d'identità valido e della tessera elettorale. Gli uffici elettorali comunali resteranno aperti dal lunedì 1 a venerdì 5 giugno, dalle ore 9 alle ore 19, il sabato dalle ore 8 alle ore 22 e la domenica per tutta la durata delle operazioni di voto, per rilasciare le tessere elettorali non consegnate o i duplicati delle tessere in caso di deterioramento, smarrimento o furto dell'originale.
Ecco perché l’invito, anche da parte del nostro Blog, a recarsi alle urne e a votare
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venerdì 10 ottobre 2008
APPELLO AL GOVERNO E ALLE ISTITUZIONI INDIANE PER LA FINE DELLE PERSECUZIONI DEI CRISTIANI IN INDIA
Non restiamo indifferenti all'appello al Governo e alle Istituzioni indiane per la fine della persecuzione dei Cristiani in India. Firma anche tu, per farlo clicca sul riquadro verde in basso.
La liberta', e la pace sono valori fondanti della vita di un uomo e stanno alla base di ogni altro diritto. Noi crediamo che violare uno di questi valori sia un atto gravissimo, un delitto contro l'umanita', un gesto da condannare apertamente e pubblicamente.
Per questo motivo ci uniamo all'appello del Papa per la fine delle manifestazioni di fanatismo religioso che invadono attualmente la regione dell'Orissa, in India, che continua a provocare omicidi di suore, sacerdoti e semplici fedeli, oltre alle devastazioni di chiese e conventi. Ad oggi le persone uccise sono circa 60, più di 170 le chiese distrutte. Esiste un lassismo complice delle autorita'.
Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore i valori della vita e della liberta' di unirsi a noi in questo appello e di mobilitarsi affinche' questi tragici avvenimenti si concludano al piu' presto. La comunita' internazionale ha il dovere di intervenire. Un primo passo e' stato compiuto dall'Unione Europea, che ha espresso la propria condanna al riguardo; tocca ora al Governo indiano, perche' protegga le comunita' cristiane, e ai leader religiosi, perche' combattano queste atrocita' predicando la pace e il rispetto.
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La liberta', e la pace sono valori fondanti della vita di un uomo e stanno alla base di ogni altro diritto. Noi crediamo che violare uno di questi valori sia un atto gravissimo, un delitto contro l'umanita', un gesto da condannare apertamente e pubblicamente.
Per questo motivo ci uniamo all'appello del Papa per la fine delle manifestazioni di fanatismo religioso che invadono attualmente la regione dell'Orissa, in India, che continua a provocare omicidi di suore, sacerdoti e semplici fedeli, oltre alle devastazioni di chiese e conventi. Ad oggi le persone uccise sono circa 60, più di 170 le chiese distrutte. Esiste un lassismo complice delle autorita'.
Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore i valori della vita e della liberta' di unirsi a noi in questo appello e di mobilitarsi affinche' questi tragici avvenimenti si concludano al piu' presto. La comunita' internazionale ha il dovere di intervenire. Un primo passo e' stato compiuto dall'Unione Europea, che ha espresso la propria condanna al riguardo; tocca ora al Governo indiano, perche' protegga le comunita' cristiane, e ai leader religiosi, perche' combattano queste atrocita' predicando la pace e il rispetto.
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domenica 20 gennaio 2008
SAPIENZA. Un’altra vergogna per l’Italia

I Papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo (Cuba, Nicaragua, Turchia, etc.) l’unico posto dove il Papa non può parlare è la Sapienza, un’università fondata, tra l’altro, proprio da un pontefice: Bonifacio VIII. Questo mostra due fatti gravissimi: 1) l’incapacità del governo italiano a garantire la possibilità d’espressione sul territorio italiano di un capo di Stato Estero,nonché Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di persone. Piccoli gruppi trovano, di fatto, protezioni anche autorevoli nell’impedire ciò che la stragrande maggioranza della gente attende e desidera;
2) la fatiscenza culturale dell’università italiana, per cui un ateneo come la Sapienza rischia di trasformarsi in una “discarica” ideologica.
Perdono la goliardia,condanno la ipocrisia e la malafede dei professori.Come cittadino più che come cattolico sono indignato per quanto è avvenuto in quell’università
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