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mercoledì 4 giugno 2014

Pietre d'ormeggio e anfore d'argilla nella mostra AQUAE "Al di la del Mare"


La grandezza  dei popoli si è misurata nei secoli ,anche per la capacità degli uomini di percorrere i  perigliosi sentieri acquei e di  interpetrare, alternando profondi sentimenti di meraviglia e stupore,l'eterno dialogo tra mare e vento.
Ogni popolo ha avuto il suo Ulisse. Dei viaggi che hanno fatto incontrare i popoli,e dei quali, hanno tratto un reciproco vantaggio,si trova testimonianza in tutti i siti archeologici,con segni più o meno significativi.
Molto più labile è la memoria  delle mille tragedie del mare racchiusa negli abissi .L'abisso  trasforma le sembianze dei reperti, rendendone più complessa la lettura.
Per  migliaia di anni, prima che si inventasse l'ancora (intorno al VII sec. a.C.) la sosta e l'ormeggio delle imbarcazioni ,erano consentiti da strumenti molto semplici : " le pietre."




La  funzione di questi manufatti,precursori delle ancore, era assicurata dal peso e dalla dimensione della pietra che  doveva essere adeguata sia al fondale sia alla profondità delle acque.Per tale  motivo una nave aveva nella stiva varie pietre  adatte alle varie  situazioni.

Nell'area marina di Nora sono state riscoperte una diversità di vasi,e anfore  e frammenti ceramici  che ricoprono un arco cronologico  sino all'età tardo romana. 







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