auto antiche e moderne

lunedì 21 dicembre 2020

Andrea Marchisio

 MARCHISIO, Andrea.

 

                                                                     autoritratto

 - Nacque a Torino il 15 maggio 1850 da Antonio e da Caterina Ferri. Nel 1864 iniziò a frequentare l'Accademia Albertina, dove studiò con E. Gamba e A. Gastaldi, conseguendo, negli ultimi anni, diverse menzioni d'onore. Nel 1869 terminò gli studi ed esordì partecipando alla mostra annuale della Promotrice di Torino con il dipinto di genere Una bolla di sapone (di ubicazione ignota, come altre opere, se non diversamente indicato). Nella stessa sede presentò, nel 1870, Renzo rifiuta il proprio nome all'oste, ispirato ai Promessi sposi e, nel 1873, Amore e patria, apprezzato per "bontà di colorito e vivacità di composizione" (Stella, p. 440), che lo rivelò artista maturo, buon disegnatore accademico e ne sancì l'affermazione sulla scena locale.

Da questo momento il M. continuò a proporre i suoi lavori quasi esclusivamente nelle rassegne della Promotrice torinese, cui partecipò con regolare cadenza sino alla fine del secolo, esponendovi opere quali L'indomani (1874), Una nota poco armonica (1875), Linneo dopo un'escursione botanica (1876), Goethe e Bettina Brentano (1877), L'occasione fa il ladro (1878), Non serve l'arte a sollevar chi soffre (1880).

La ricostruzione del catalogo dell'opera del M. è oggi complessa, poiché i suoi dipinti, acquistati al tempo da privati e gallerie (Stella), sono nella quasi totalità dispersi, conservati in collezione private e non pubblicati. Stando ai titoli e al poco che fino a ora ne è riemerso, prevale nella sua prima produzione una predilezione per i temi di genere, allora di particolare fortuna in Piemonte; successivamente il M. si indirizzò verso soggetti storici e letterari, stemperati nell'aneddoto e nella scena di costume, resi con tecnica vivace e una tavolozza di sperimentata abilità.

Il 29 genn. 1882, dopo la morte della moglie Angela Ronco, sposata nel 1873, il M. si legò in seconde nozze con Carlotta Olivieri, dalla quale ebbe cinque figli. Nel 1886 la nomina a maestro assistente di pittura all'Accademia Albertina segnò l'avvio di una lunga carriera accademica che lo impegnò profondamente per l'intero corso della vita, tanto da precludergli, come sembra suggerire il ricordo del pittore E. Zanzi, un maggiore impegno nell'attività artistica.


Andrea Marchisio frequentò l,accademia Albertina di Torino sotto la guida del Gastaldi e         e del Gamba . Si dedicò dapprima al quadro di genere, poi a quello di soggetto storico, privilegiando scene in costume e aneddoti memoriali condotti con un disegno di prim’ordine e una tavolozza cromatica gradevole e di particolare abilità.

Esordì ventenne alla Promotrice di Torino e si affermò defini­tivamente nel 1878 con “Amore e patria” acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna.


     endovi opere quali L'indomani (1874), Una nota poco armonica (1875), Linneo dopo un'escursione botanica (1876), lo studio stanca con             Goethe e Bettina Brentano (1877), L'occasione fa il ladro (1878), Non serve l'arte a sollevar chi soffre (1880).

La ricostruzione del catalogo dell'opera del M. è oggi complessa, poiché i suoi dipinti, acquistati al tempo da privati e gallerie (Stella), sono nella quasi totalità dispersi, conservati in collezione private e non pubblicati. Stando ai titoli e al poco che fino a ora ne è riemerso, prevale nella sua prima produzione una predilezione per i temi di genere, allora di particolare fortuna in Piemonte; successivamente il M. si indirizzò verso soggetti storici e letterari, stemperati nell'aneddoto e nella scena di costume, resi con tecnica vivace e una tavolozza di sperimentata abilità.

Il 29 genn. 1882, dopo la morte della moglie Angela Ronco, sposata nel 1873, il M. si legò in seconde nozze con Carlotta Olivieri, dalla quale ebbe cinque figli. Nel 1886 la nomina a maestro assistente di pittura all'Accademia Albertina segnò l'avvio di una lunga carriera accademica che lo impegnò profondamente per l'intero corso della vita, tanto da precludergli, come sembra suggerire il ricordo del pittore E. Zanzi, un maggiore impegno nell'attività artistica.

 a  Londra espose un “nudo arditissimo”, che mette la delicatezza dei toni carnicini e della forma in un ambiente di voluttà e di lusso principesco e libertino.

Nel 1885 venne nominato maestro ag­giunto alla cattedra di Disegno nell’ Accade­mia dov’ era stato allievo e fu insegnante apprezzato per la sensibilità di cui era dotato e che si manifestava tanto nell’interpretazione grafica della composizione quanto nell’ accor­do cromatico con cui dava risalto alle immagi­ni, ma non meno per la sua capacità di indiriz­zare le ricerche dei giovani che gli erano affi­dati.
Tra i maestri piemontesi del secondo Ottocento, Andrea Marchisio è meno noto di Gilardi Turletti, dei quali in parte condivise la soggettistica e l’interpretazione della pittura essenzialmente intesa come rap­presentazione.
Ma il suo generismo di marca romantica pare orientarsi ad una più autentica ricerca del vero, ancorché le sue versioni del­l’aneddoto in costume e non, della scenetta e della macchietta si rivelino più riflessive ed attente, meno scherzose di quelle, ad esempio, di un Turletti.
Andrea Marchisio soggiornò spesso a Bordighera, dove aveva per amici numerosi pittori.
Espose alla Galleria “Richetta” in varie occcasioni.
Suoi quadri di periodo ligure sono conservati in collezioni private.

scena storica in costume olio  su tela cm 52x96    1873                            



                                                       
             lo studio  stanca   olio su  cartone di Andrea  Marchisio 1877  cm.  41x56    "Goethe  e    Bettina  Brentano
Aggiudicato a Galleria  Elioarte  Casa d'Aste  Sant'AgostinoAsta 156 lotto 94  del 23.2.2021


Entusiasticamente innamorata ammiratrice, amica e confidente di Johann Wolfgang Goethe, Bettina Brentano non può non apparirci, sotto il profilo artistico, figlia del grande poeta romantico. Quanti echi dell’autore del Werther risuonano nelle appassionate lettere della pupilla; quante reminiscenze, ed espliciti rimandi ai temi più caratteristici del sommo letterato, si trovano in queste impetuose e fantastiche pagine. Bettina si è abbeverata al Verbo di Goethe fin dalla propria infanzia e per la vita, diventandone la più fedele creatura. Nient’altro a lui chiedeva, se non quanto le spettasse.
                                                                                                                                                      

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