auto antiche e moderne

mercoledì 17 settembre 2008

Leopardi poeta sfortunato e triste? di Antonella Andreatta


No, piuttosto poeta del coraggio, della rivolta, di un contrastato amore per la vita.
La sua infanzia e prima giovinezza sono totalmente prive di amore e tenerezza, perfino di attenzione, da parte dei genitori. Non c'è neppure una nutrice, una "tata" a coccolarlo un po', vista la gretta mania risparmiatrice della madre, Adelaide Antici.
Ha un fratello e una sorella , ai quali è molto legato, ma essi non sostituiscono una carezza materna.
Studia per sfuggire a quell'ambiente ristretto che sente ostile e oppressivo. Intelligente oltre la norma , impara da solo il greco antico e l'ebraico e compone, giovanissimo, saggi e poesie che spesso il padre , Monaldo, fa passare come propri. La sua salute , già debole e certo trascurata, si danneggia in modo permanente. Probabilmente , soffre precocemente di artrite reumatoide.
Il desiderio di uscire da Recanati gli fa progettare una fuga, ma viene bloccato dal padre.
Il giovane, diciottenne, pensa al suicidio e scrive le prime opere veramente "sue" , non riecheggianti motivi altrui , ma rispecchianti il suo tormento interiore, come "Il Bruto minore" o "L'ultimo canto di Saffo".
Finalmente, nel 1822 , i suoi acconsentono a farlo andare a Roma, presso parenti ; Giacomo è disgustato dall'ambiente romano , ipocrita,retrogrado e ignorante, e non apprezza neppure le antichità che là vede.
Scrive le "Operette morali" e , dopo un soggiorno a Recanati, va a Milano, dove cerca di mantenersi col lavoro di traduttore di opere latine e greche.
Non collabora con i patrioti, non crede ad un possibile riscatto dell'Italia, non vuol fare della Letteratura "un'opera socialmente utile".
Per lui la poesia ha funzioni consolatorie nei confronti dell'infelicità umana, proprio grazie alla sua inutilità.
Dopo vari soggiorni a Milano, Bologna, Firenze e Pisa è costretto a tornare a Recanati, per mancanza di denaro..
Gli amici toscani, allora, gli offrono un prestito mensile - in sostanza un regalo - per farlo vivere a Firenze per un anno.
Leopardi accetta, pur di andarsene da Recanati "il natìo borgo selvaggio". A Firenze si innamora di una nobildonna,ma non è corrisposto, e fa amicizia salda con Antonio Ranieri, napoletano.
Intanto scrive i suoi capolavori e le sue condizioni fisiche peggiorano molto.
Nel 1833 va a Napoli, ospite della famiglia dell'amico Ranieri. E' gravemente ammalato, non vede quasi più e non cammina. Nel 1836 esce l'edizione completa dei " Canti" e delle "Operette morali" , subito sequestrata dalla polizia borbonica.
In aprile muore.
Leopardi era troppo "all'avanguardia" in poesia e nelle idee poetiche per essere apprezzato dai contemporanei.
Era un "decadente" ante litteram. Il motto del poeta decadente : "de la musique, toujours de la musique", gli si applica senza alcun dubbio. Le sue teorie del piacere, del pessimismo storico e poi cosmico, non sono che un'esaltazione della poesia "pura", che tanto spazio comincerà ad avere dopo poco in Francia, con Baudelaire, e poi, molto poi, in Italia , con Pascoli e D'Annunzio.
Leopardi , un anticipatore di poetiche nuove che non potevano essere comprese in un'Italia tutta volta al processo unitario.
Non fu un romantico, per lui il romanticismo era già istintivamente superato. Perciò fu un incompreso , forse li primo, inconsapevole, poeta "maudit" , come coloro che, in seguito, arricchiranno la letteratura occidentale del Secondo Ottocento.
Un genio. Un meraviglioso scrittore. Un Poeta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Grazie della "citazione" !
Antonella