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mercoledì 2 dicembre 2015

Il tappeto d' antiquariato

Il tappeto d'antiquariato
Il  tappeto è il manufatto   che più di ogni altro  oggetto ci permette di leggere in esso la storia la geografia  i costumi  dell'uomo.
Fabbricato nelle tende di popolazioni nomadi,in piccoli laboratori cittadini,o in grandi manifatture di corte, il tappeto ha sempre svolto un ruolo di primaria importanza nello sviluppo della vita e dell'arte.
Mentre per l'occidente il tappeto è un  oggetto d'arredamento da esporre o da nascondere sotto i mobili, in Oriente ,è stato ed è l'arredo più importante,se non l'unico
della casa o della tenda; arredo su cui non solo camminare o sedersi, ma anche mangiare,pregare e vivere.
Il suo utilizzo ha una funzione pratica nella vita dell'uomo.
Per sua stessa natura (lana, seta, cotone con cui viene  fabbricato) e per il suo continuo calpestio,il tappeto è destinato a consumarsi,quindi  ad avere una vita breve.
Ecco le grandi difficoltà di reperimento di quegli esemplari che possiamo definire tappeti d' antiquariato, realizzati fino al 1920.
Vengono definiti antichi, quelli prodotti prima dell'introduzione delle tinture artificiali  1860-1870, e semi antichi o vecchi gli esemplari  eseguiti  da quella data  ai primi del novecento.
Il tappeto d'antiquariato è dunque un articolo particolare, riservato a un mercato tutto sommato ristretto.
Chi si vorrà avvicinare al tappeto d'antiquariato dovrà documentarsi e soprattutto sforzarsi  di allenare il proprio occhio frequentando musei,gallerie, nonché case d'aste serie.
E' fondamentale imparare ad orientarsi all'interno della  vasta geografia  del  tappeto d'antiquariato ,considerando  non solo le qualità artistiche,cioè i colori,i disegni e i motivi decorativi,ma anche  le qualità tecniche come la materia,la compattezza e la raffinatezza dell'esecuzione.
 Il valore di un tappeto è dato in particolar modo  dal buon stato di conservazione.


I prossimi argomenti saranno:   l'esame, la tecnica di lavorazione, i nodi il disegno e lo stile non che  la geografia del tappeto d'oriente.

sabato 1 novembre 2014

Il decoro a cipolla di Meissen


Il decoro a cipolla di Meissen




Lo "Zwiebelmuster" o "Blu Onion", da noi comunemente conosciuto come "Decoro Cipolla", è divenuto nei secoli un po’ il simbolo della Manifattura di Meissen. E’ dipinto in blu cobalto sotto vetrina e raffigura fiori, alberi e frutti fortemente stilizzati.
Il più antico pezzo realizzato a Meissen con questo decoro, ispirato a un disegno cinese di epoca Kangxi, è datato 1739 e venne dipinto direttamente da Hoeroldt. Vi sono stilizzati peonie, pesche giapponesi, aster e melograni che si sviluppano sinuosamente attorno a una canna di bambù.
Ognuno di questi elementi ha un preciso significato nella simbologia orientale.  Rappresentano: la longevità (il bambù), la buona sorte (la peonia), la gaiezza (l’aster), l’immortalità (la pesca) e la fertilità (il melograno). E la cipolla? nasce semplicemente da un equivoco: averla confusa con il melograno. Ma il nome rimase e viene ancora oggi mantenuto per identificare questo disegno.
Il decoro cipolla ha avuto nei secoli un grande successo, tanto da essere imitato da numerose manifatture di porcellana (se ne contano oltre sessanta).

http://elioarte.blogspot.it/2014/08/opere-darte-di-meissen-come.html

La moderna Manifattura di Meissen mantiene ancor oggi i lo "Zwiebelmuster" come fiore all’occhiello della propria produzione.






giovedì 21 agosto 2014

Porcellana PARIGI

Porcellana di    PARIGI   RUE DE LA ROQU ETTE



                                                                      
Le grandi  fabbriche francesi di porcellana hanno avuto lo stesso sviluppo di Maissen, tuttavia nel periodo del loro maggiore splendore hanno prodotto solo porcellana  tenera.
marchi della ceramica  "Parigi"

La  delicata e splendida materia ha l'aspetto dell'avorio, ed una superficie lisca e lucida.è però molta tenera e un pò vitrea"perfetta come quella cinese" anche se si tratta di porcellana tenera. La decorazione  è rappresentata da fiori  dipinti su quasi tutto il vasellame, che hanno avuto origine a Meissen, ma  poi"francesizzati"
  Gli ornati in oro erano per legge, esclusività della fabbrica di Vincennes- Sèvres

Oggettistica d`epoca

Vasi

Antica coppia  " Parigi "



articolo:
Antica coppia di vasi " Parigi "
sottotitolo:
Vasi antichi  Parigi
epoca:
Fine 800
antico:
si (1880)
provenienza:
Francia
restaurato:
no

misure:
h .32
materiale:
Porcellana dipinta
Antica coppia di vasi francesi in porcellana del 1880, dipinti a mano in entrambi i lati con figure  di fiori .



  1. fronte



retro

marchio


Manici a forma di cigno. L`antica coppia di vasi in porcellana dell`800 (Parigi Rue de la Roq ette)
 sono in condizioni perfette.


lunedì 18 agosto 2014

La Manifattura di Porcellane di Vienna


La manifattura Vienna fu fondata nel 1717 da Du Paquier ed è la seconda in Europa a produrre oggetti in porcellana a pasta dura. La fabbrica inizia la sua produzione nel 1719-1720 grazie all’aiuto dell’arcanista Hunger e del decoratore Horoldt, e di Stolzel, arrivati da Meissen.
La fabbrica in cui si producono tutte le porcellane di Augarten è inserita in un contesto idilliaco, all’interno del più antico giardino barocco di Vienna, accanto alle dépendance del Castello Augarten.







A causa di un forte indebitamento, Du Paquier cedette la manifattura allo Stato rimanendo comunque alla direzione fino al 1760.
La manifattura porcellana di Vienna  quindi è entrata in possesso della casa imperiale d'Austria nel 1744. Il marchio con  lo scudo della corte Austriaca – appare dal 1744 al ’49 in rosso sopra-vetrina o in blu sotto-vetrina. Successivamente fu impiegato solamente il marchio blu con alcune varianti.



1784-1864 “Periodo Neoclassico”


Già dal 1760 con l’avvento del neoclassicismo come lo stile predominante, la manifattura si rivolse questa volta a Sevres, la nuova manifattura-guida, per adattare ed aggiornare la propria produzione.


 La nomina di Sorgenthal alla direzione dal 1784 al 1805 muta la totalità della produzione austriaca verso le forme puramente neoclassiche e la predominaza dell’oro (addirittura facilmente sensibile al tatto). Più colori vengono impiegati per lo sfondo dei singoli pezzi, le decorazioni seguono i modelli classici, pastorali, della pittura di genere di fine secolo : Biedermaier oppure sono a soggetto botanico.
La produzione continuò fino alla chiusura nel 1864 nel solco tracciato da Sorgenthal.

 Durante la produzione Sorgenthal fu impresso il marchio dell’anno unitamente allo scudetto blu: le ultime due cifre fino al 1800, le ultime tre dopo il 1800.



 Gli scarti di produzione venivano marcati in rosso o verde oppure con due scalfitture a coprire lo scudetto. 

 Molte manifatture continentali portarono avanti la produzione più raffinata viennese copiando stile e soprattutto utilizzando lo scudetto blu indiscriminatamente.


martedì 27 maggio 2014

Il castello di San Colombano






Si ritiene che le origini del castello di San Colombano si possono far risalire al VI secolo, ma è fuori dubbio che il castello esistesse nel X secolo, infatti  per  espressa   affermazione del testamento di Ariberto del 1034 si  parla di castris,edificiis, ecc, in  Garifaniana, Sancto Columbano , Miradolo  ecc. edifici esistenti tam in ipsis castris  quam et foris . 
Il Castello  compie quest'anno i suoi primi 850 anni. 
Federico Barbarossa in data venerdì 17 gennaio 1164 firmò l'atto per la ricostruzione del Castello, che proprio lui aveva distrutto pochi anni prima durante l'assedio di Milano.
Ottocento cinquant'anni di una storia lunga e densa di avvenimenti che hanno modificato l'assetto e l'uso di questa fortezza.
Le trasformazioni più importanti cominciarono nel 1370 per volere di Galeazzo II,  e furono inerenti sia al castello che al Borgo.
Gran parte della storia del castello e delle sue continue trasformazioni è legata ai frati certosini  che attorno agli anni 1500  i divennero proprietari del feudo su  concessione di Luigi XII ,re di Francia e Duca di Milano.
Nel 1535 i certosini  intervennero nuovamente sul castello,al fine di escluderne un utilizzo militare: limitando   le strutture fortificate, si colmarono  così  i fossati e i sotterranei.
Nel 1671 fecero realizzare l'attuale scala grande che dalla galleria collega ai piani superiori.
Con  la soppressione degli ordini  religiosi ad opera del governo austriaco (1782) si conclude il periodo di proprietà certosina del castello.
Nel 1786, con atto misto di vendita e livello il feudo di San Colombano ed Uniti passò alla casa Belgioioso che nel 1814 diedero inizio alla realizzazione del parco interno.
L'allestimento dei locali interni al palazzo si ritiene sia avvenuto gradatamente attorno al 1870 circa , al punto di risentire l'influenza dell'architettura  neogotica, che caratterizza le decorazioni e i rivestimenti  tuttora presenti.
Nel 1940 i principi fecero donazione del castello all'Università Cattolica del Sacro Cuore.che  nel 1958 ne decise la cessione alla parrocchia di San Colombano.
Solo il 18 dicembre dekl 1987 il castello fu acquistato dal Comune.
Il  23 marzo 2014  sono iniziate  le manifestazioni dell'anno castellare di San Colombano al Lambro e termineranno a ottobre per un totale di 14 iniziative: l'apertura della pinacoteca Suzy Green Viterbo, una mostra fotografica sul buio e la paura, due conferenze di storia e architettura, un concerto, uno spettacolo teatrale, una giornata medievale, l'apertura dello spazio di degustazione di vini e prodotti tipici, esposizione di incisioni e oli, visite guidate in costume e la rievocazione storica del CASTELLO.

































 
 
 



 
Testo ." elioarte"
Servizio fotografico " dinarte  "del dott. Dino Canevisio

domenica 11 maggio 2014

Gioielli da terre lontane. Braccialetti di bronzo.

Braccialetto di bronzo costruito con la  tecnica della  cera  persa.

Le tecniche di fusione a cera persa consentono grande libertà nell’esecuzione della lavorazione del bronzo.
L’artigiano dopo aver affinato la cera in acqua caldissima,la manipola secondo i suoi desideri e la chiude in uno stampo composto da più strati di argilla; quando lo stampo viene scaldato, la cera si scioglie e lascia il posto al metallo  fuso

Questo braccialetto  da  donna oltre ad una  funzione puramente ornamentale, per il suo peso e le sue borchie assume   la sua  originaria  destinazione  di   bracciale da  difesa.


domenica 2 marzo 2014

Un bel tavolo Sorrentino



Questo è il tavolino recuperato da alcuni giorni. Dal “basso della mia competenza” mi sembra un MAGGIOLINO.






Ritenendoti esperto in materia lo sottopongo al tuo giudizio.(  firmato )

Ad  una  richiesta di informazione "elioarte" risponde:


E’ certamente un bel tavolo dell’800, si chiama” tavolo sorrentino “   il suo  valore  si aggira   tra 1.500 e 2.000  €.  Non è un maggiolino  perché i maggiolini sono della metà ‘700, nonostante devo  confermare l’ottima  fattura e la bellezza  dell’ intarsio.  Trattasi  di  un  vero mobile "in stile", cioè realizzato a partire da modelli originali di grande valore storico, culturale e artistico. La caratteristica principale di questo mobile è l’elevata complessità di realizzazione. Sulle superfici sono applicate, con la tecnica dell’intarsio, pregevoli e rare essenze: il noce nazionale, la piuma di noce, il bois de rose, il palissandro, l’acero, l’olivo. La lavorazione di queste materie prime richiede grande perizia ed esperienza.

Come riconoscere un mobile in stile Maggiolini.:

Maggiolini è uno stile che nasce verso la fine del '700 e l'inizio dell'800, subendo l'influenza dello stile Luigi XVI e di quello Neoclassico. I mobili, soprattutto comò e cassettoni rivelano queste due tendenze: ti spiego come riconoscere un Maggiolini autentico.
Mobili che rappresentano maggiormente questo stile sono tavoli, cassettoni, comò e tavoli da gioco. Le sedie e le poltrone sono rare e quasi introvabili. Il Maggiolini è privo di intagli, quindi devi fare bene attenzione quando ti appresti a scegliere il mobile. L'intarsio sostituisce l'intaglio. Le gambe hanno forma rastremata che termina a pianta quadrata ed è l'unica parte che presenta qualche intarsio .Osserva uno dei motivi caratterizzanti questo stile: i motivi floreali. Essi sono rappresentati in tutti i loro possibili aspetti, dal mazzo alla ghirlanda, dal festone annodato a nastri a quello appeso a borchie, intrecciato a ornati e così via. I fiori che devi riconoscere sono la rosa, il ranuncolo, il tulipano e soprattutto il garofano, che è l'unico a essere ripetuto in vari pezzi, al contrario degli altri tipi di fiori. Puoi trovare anche motivi che rappresentano viti, edere, allori, ulivi e l'acanto. Fai molta attenzione al legno.  L'intarsio Maggioliniano è ricco a livello pittorico, per le numerose combinazioni dei legni più svariati, che vanno dal noce nostrano al pero, dall'ebano venato del Madagascar al noce d'India.  Approfondimento: ci sono anche versioni in acero rosso, sandalo, corniolo, fino ad arrivare al famoso legno di rosa.


mercoledì 12 febbraio 2014

Ormolu

Applique in "Ormolu" di stile Luigi XV.

Il termine Ormolu o or moulu veniva usato in Francia,fin dal XVI secolo,per designare la foglia d'oro e l'oro stesso, macinato e preparato per dorare il bronzo e altri metalli . In Italia ed Inghilterra,si  usò il termine or molu ,dalla  metà del XVIII secolo in  poi, per indicare gli oggetti di bronzo e di ottone dorato, soprattutto  quando si trattava di ornamenti da applicare a mobili.In Italia i più bei bronzi dorati, applicati ai mobili, sono considerati quelli genovesi del XVIII secolo.
La  doratura  a fuoco, praticata  sin dal Medio Evo, era  realizzata  con una  lavorazione a  base di mercurio. Quando il mercurio raggiungeva  il grado di  calore  necessario, vi si  aggiungeva  l'oro e si applicava l'impasto al metallo  con  una  spazzola  di  ferro,indi si  sottoponeva  tutto ad una temperatura  elevatissima che  provocava l'evaporazione  del  mercurio: sulla  superficie  restava, in tal modo solo l'oro. il metallo  così dorato veniva  poi lustrato e  brunito.
A  causa di esposizione  ai  fumi di  mercurio nocivi,la  maggior  parte  di  doratori non  sopravvivevano oltre  40 anni di  età. Nesssun vero ormolu è stato prodotto in Francia dopo il 1830 poiché la  legislazione aveva  bandito l’uso del mercurio.





giovedì 4 luglio 2013

SINAIA - Il Castello di Peleș - Romania

Castello di Peleș



Il suo stile architettonico è una miscela di ispirazione romantica neorinascimentale e neogotico simile al castello di Neuschwanstein in Baviera. L'influenza sassone può essere osservata nelle facciate cortile interno,





 che hanno un allegorico murales e dipinti a mano, ornato Fachwerk simile a quello visto in architettura alpina del nord Europa. Decorazione d'interni è in gran parte di influenzato barocco, con pesanti legni intagliati e tessuti raffinati. In un angolo della hall sale una finta scala a chiocciola.


Re  Carol 1°di Romania, trovandosi  vicino a Sinaia, in Prahova, in Romania si   innamorò  del magnifico scenario di montagna esistente  e  fece costruire   lungo tale percorso medievale che collega la Transilvania e la Valacchia  il castello in  oggetto.  L'incarico  fu dato all'architetto tedesco Johannes Schultz (1876-1883) che vinse   il progetto con la presentazione di un piano originale, qualcosa che ha fatto appello al gusto del Re: una grande villa sontuosa all'alpina,  con caratteristiche dei classici stili europei,seguendo l'eleganza italiana e l'estetica bavarese.

Gli interni come già abbiamo evidenziato nella  presentazione della hall, sono  un fantasmagorico mosaico di opere   di alto ,talora altissimo artigianato, con ina slilata ininterrotta di boiserie sapintamente intagliate e più di 800 vetrate .


La galleria di sinistra  conduce alla sala delle armi ,dove si ammirano i più importanti pezzi di  armi europee del sec.XV e XVI, tra le quali spicca  un'armatura completaper cavallo e cavaliere;da notare inoltre,sopra il finto camino,la spada cinquecentersca che veniva usata per le esecuzioni capitali dei nobili .




Dall'anticamera dello studio del Re in stile rinascimentale tedescosi passa allo studio di Carol 1, con boiserie ,soffitti lignei  e tapezzeria  dorata,sul tavolo da lavoro del sovrano,il calendario è fermo sulla data della sua morte,di fianco sta lo scrittoio presso il quale il re era solito accogliere gli ospiti, che poi  venivano


fatti accomodare nel salottino  d'angolo.



Molti altri ambienti si susseguono  come la sala del Consiglio





,la sala della Letteratura,il salone fiorentino,sala Veneziana,la sala da pranzo in stile neorinascimentale tedesco


ambienti di passaggio, con specchi veneziani dalle decorazioni floreali che  poggiono su

consolle scolpite in un unico blocco di tiglio,quindi copie di sculture e rinascimentali italiane e sculture gotiche originali  provenienti da chiese della Transilvania.




 Si giunge così al teatro da camera, con una sessantina di posti e palco reale.

E' indiscutibile che questa grande residenza reale tutta in legno e ridondante nell'apparato decorativo ,sprigioni un fascino abbagliante.

I lavori furono portati avanti   anche  dall'architetto   Carol  Benesch.
Il Castello di Peleş  con Re Carol  1°di Romania e ​​la regina Elisabetta di Wied,ha avuto il suo ballo ufficiale reale d' inaugurazione il 7 ottobre 1883.

Altre  foto  (arredo presente nel castello)