auto antiche e moderne

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lunedì 5 dicembre 2016

Fotografiamo la musica

Testo  tratto da  La  STAMPA   Opinioni” _ foto elioarte.  





Continuando a parlare della fotografia considerata nelle sue numerose accezioni oggi voglio avvicinare per la prima volta il connubio fotografia-musica.

In linea generale l’immagine proiettata su uno schermo si potrebbe dire nasca naturalmente e si sviluppi con il supporto di un commento musicale. La relazione tra immagine e musica è parte dell’immaginario collettivo.

L’immagine proiettata è, nella maggior parte dei casi, un filmato su pellicola o un video digitale, ma spessissimo anche la fotografia finisce su uno schermo supportata da un commento musicale.

Le relazioni tra le due arti certo non si fermano qui. Lo stesso mondo della musica viene documentato non solo da normali foto di reporter musicali, ma da fotografi di scena che in tempi più remoti fanno la loro comparsa nei teatri d’opera per poi trovarsi, dalla seconda metà del XX secolo, sui palchi dei concerti rock e pop.


domenica 9 marzo 2014

L'uomo e la tolleranza.


Raggiungere la perfezione,in parte o in tutto,è impossibile per l'uomo.Raggiungere la massima tolleranza appare invece fattibile alla persona tollerante. Chi tollera è pronto a riconoscere la dignità del prossimo







La tolleranza si fonda su un giudizio critico,non sul sentimentalismo.Si deve essere tolleranti verso il prossimo come anche verso se stessi.La tolleranza mira a riconoscere la dignità del nostro prossimo,anche se non ne condividiamo l'operato e le opinioni.

foto e testo tratto da Ethica Humana Opus 88 Tolleranza.



Trattato sulla tolleranza


Copertina anteriore
Feltrinelli Editore, 1995 - 163 pagine
"Il trattato sulla tolleranza" (1763), che prese spunto dalla vicenda di un commerciante ugonotto di Tolosa condannato a morte ingiustamente per l'omicidio del figlio, è un vero e proprio "manifesto" per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. E' un'opera che apre il cosiddetto periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese. L'introduzione è di Salvatore Veca.

venerdì 25 gennaio 2013

REALTA': da non dimenticare





Nel Vangelo secondo Matteo, la mirra è uno dei doni insieme all’ incenso e all’oro, portati dai Re Magi al Bambino Gesù. Secondo la tradizione La Mirra simboleggia l'unzione di Cristo, o l'espiazione dei peccati tramite la sofferenza e la morte corporale.


Il termine viene dal latino murra o myrrha, quest'ultimo a sua volta derivato dal greco e deriva da una radice semitica mrr, con il significato di "amaro".

L’amarezza quindi di quello che, nell’avvicendarsi del tempo, il tempo stesso spesso può riservarci..

Pessimismo? ……. No, certamente no , ma solo triste realtà.

Il tempo non si ferma . Orologi di un tempo.







    Si dice che il tempo non si ferma, che nulla ne trattiene l’incessante avanzata, lo si dice sempre con queste trite e ritrite parole, eppure non manca chi si spazientisca per la sua lentezza, ventiquattr’ore per fare un giorno, pensate, e quando si arriva alla fine si scopre che non è servito a niente, il giorno dopo è di nuovo così, sarebbe meglio che saltassimo le settimane inutili per vivere una sola ora piena, un folgorante minuto.

José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis



lunedì 5 marzo 2012

Il trenino della Calabro Lucana



Sono passati più di sessanta anni.Quanti ricordi. Lo prendevo ogni mattina per andare a scuola.Sbuffava tutto,cigolava nelle curve sembrava quasi volesse capovolgersi, ma poi dopo la curva, quando il manovratore allentava la manovella dei freni,riprendeva la corsa, favorito, in quel tratto, da un lieve pendio della strada ferrata.
Avevo ben studiato il percorso, in tutti i suoi particolari, perchè
l'indomani ci sarebbe stata la grande gara. Io con la mia bicicletta sulla provinciale che seguiva per buona parte il percorso della ferrovia, ed il vecchio
ma simpatico lumacone che tutti i giorni portava me ed i miei amici e compagni da un paese all'altro.
Sbuffavava tutto, sembrava una vecchia caffettiera,che, più che di un caffè di cui si si sentiva solo l'odore, quello che alla fine saliva non era che un po di liquido nerastro di dubbio sapore .

Così anche lui fischiando e sbuffando faceva il suo lavoro, dopo essersi riempito i serbatoi di acqua ,li alla cisterna della stazione ferroviaria del mio paesello.

Partiva di gran fretta, al fischio del Capostazione, tra le grida e i canti di quegli studenti pigiati tutti sui predellini antistanti l'entrata dei vagoni.

Stavano tutti ad osservare la gara tra il vecchio locomotore ed il giovane compagno di scuola, che quel giorno inforcava una nuova bicicletta da corsa.

Così diventava un rito che si ripeteva ormai tutte le mattine da quel giorno.

E stavano tutti li a fare barriera per non far passare il controllore da un vagone all'altro, e non permettergli di scoprire quei "manigoldi" che con i soldi del biglietto, mai acquistato, andavano poi a comperarsi e a farsi pulire i "fichi d'india" dalla vecchietta che stazionava all'angolo della strada nazionale con la provinciale.

Era un coro di ..dai !!!! dai !!! lo hai battuto! corri ! ce la fai !!! e giù urla e fischi, e tutto un tifo, un urlare, un incitare . Alla fine ce l'ho fatta.

ARRIVAVO SEMPRE PRIMO dopo quel giorno che aveva decretato la mia VITTORIA.


CIAO VECCHIO TRENINO so che anche tu con molti cari amici non ci sei più, non hai vinto la gara del tempo , ma rimani sempre un vecchio e caro ricordo :

"Il ricordo di una giovinezza "

lunedì 5 dicembre 2011

" Paura "



Ora che lei ci ha lasciati, tra le tante sue cose ecco una sua poesia :

PAURA

Non lasciarmi.
Non lasciarmi da sola, col male
che grida dietro la porta.
Non lasciarmi , Amore, ho paura.
Abbracciami come solo tu sai fare,
amami e dimmi che sono sciocca,
che tu sarai sempre con me, che devo smettere di tremare. Che il dolore non avrà ragione di me.
Amami e abbracciami.
Lasciami dormire sul tuo petto ,
contando i battiti affrettati del cuore.
Amami, Amore mio.
E sii là, quando si aprirà la porta.
Sii là, per spalancarmi le braccia
ed abbagliarmi col tuo vago sorriso.

domenica 20 novembre 2011

In ricordo di un'amica


C’è qualcuno che potrebbe desiderare di più? :



A pochi anni dalla sua dipartita, in suo ricordo, la cosa più bella che ci rimane di Lei,è pubblicare per intero una lettera che ci aveva inviato. Non rassegnazione nelle sue parole ma speranza confortata da una enorme fede ; cosi che ancora oggi leggendo le sue parole ci si commuove.

cosi scriveva :

"Ieri l’a1tro sono stata in ospedale, al reparto di Terapia del dolore.

La dottoressa, sempre gentile e sorridente, ha aumentato le dosi di alcuni farmaci,
raccomandandomi di prendere la morfina prima che il dolore esploda dentro di me, anzi, ora vado a prenderla. Fatto. Meglio ora che ho “pranzato”da poco,almeno . . . spero che il mio stomaco non si ribelli troppo.

Comunque prenderò alla fine di questo post, un’altra protezione.

La dott.ssa mi ha detto che è raro vedere e sentire: • qualcuno così sereno e ironico nei confronti del male (sapendo di essere arrivato all’ultima stazione).

Quest’ultima notazione non l’ha detta, ma era sottintesa.

Il fatto è che io so, ma non ci credo.

Credo di avere giorni ed anni avanti a me, credo che Gesù mi lascerà ancora molto in questa stupenda “valle dì lacrime” .Eppure so. Eppure dico : sia fatta la Tua volontà.

Lo dico da 16 anni. Forse me ne lascerà ancora tanti.

Chi può saperlo? Io no. Nessuno. Allora, perchè preoccuparsi? Guardate i gigli dei prati e gli uccelli dell’aria...Io lascio fare a Lui. So che mi ama.Di questo sono arcisicura.
Come so che, da serva buona e fedele (spero sia così) ,quando non servirò più quaggiù mi farà portare a Casa .
E di questo sono felice, perché so Chi troverò ad aspettarmi.

Questo Natale lo trascorrerò come tutti i miei giorni con il gatto che dorme su un cuscino e Lui che mi siede dinanzi, che spezza il pane con me, che brinda con me al suo Natale.

Per questo sono cosi serena; c’è qualcuno che potrebbe desiderare di più ?

Immagini di un tempo.

Il nonno

post dedicato ad un caro amico :
Credo che rivedere certe immagini, di chiunque essi siano,e per tutti molto bello.
Ritornare indietro nel tempo,ripetere il famoso ritornello "si stava meglio prima .."è un po di tutti noi,ma una cosa, però , certamente è vera : oggi abbiamo di sicuro perso quell'anima che si intravede in queste foto.

La sposa



La bicicletta

martedì 3 maggio 2011

“Il manoscritto di Shakespeare” di Domenico Seminerio


Chi era Shakespeare ? Un grande letterato e grande filantropo? Oppure un semplice contadino senza arte ne parte?

Da anni le ipotesi si rincorrono ed ecco le domande che fanno veramente scervellare gli studiosi:
I dubbi e gli interrogativi in merito si sono sempre avuti.

Il dibattito fu generato innanzitutto dal fatto che per lungo tempo mancarono notizie biografiche certe sul drammaturgo.

La vera identità di Shakespeare è forse posta nel romanzo di Domenico Seminerio.?
No

Cosi come lo stesso autore scrive nella prefazione del suo romanzo “Il manoscritto di Shakespeare” riprende in maniera assai libera la vera identità di William Shakespeare , non il figlio autodidatta del guantaio di Stratford on Avon, ma uno scrittore siciliano,nobile fuggiasco per motivi religiosi, di nome Michel Agnolo Florio.

Tesi già formulata da diversi studiosi, tra cui tra l’altro il prof.Martino Iuvara, -docente della cattedra di Letteratura Italiana a Palermo-, autore dello studio intitolato Shakespeare era italiano .
In questo trattato, il professore Martino Iuvara, all’epoca, cui riprese le varie tesi esposte nel tempo, arricchendole con alcuni particolari inediti frutto delle sue ricerche.

Michele Agnolo (o Michelangelo) Florio (Crollalanza dal lato materno) (n. 1564 ?), di religione calvinista, visse parte della sua vita, sfuggendo alle persecuzioni religiose, a Palermo, nelle isole Eolie, a Messina, a Venezia, a Verona, a Stratford e a Londra. Fu autore di molte tragedie e commedie ambientate nei luoghi suddetti, che dimostrava di ben conoscere, così come dimostrava di ben conoscere la lingua italiana ed il teatro italiano, nonché di avere una buona dimestichezza con la scena italiana. Alcune sue opere rinvenute sembrano essere la versione originaria di altre ben note opere attribuite a Shakespeare, come "troppu trafficu pì nnenti", scritta in messinese, che potrebbe essere l’ originale di "Troppo rumore per nulla" di Shakespeare, apparsa 50 anni dopo. Fuggendo con la famiglia, si trovò a vivere per un certo periodo a Venezia, ove pare che un suo vicino di casa, moro, uccidesse per gelosia la propria moglie. Su ispirazione di questa storia scrisse una tragedia: così come Sheakespeare scrisse successivamente l’ "Otello". Sempre fuggendo per la persecuzione religiosa, arrivò a Stratford,ove fu ospite di un oste guitto e ubbriacone, forse parente della madre, che lo prese a benvolere come figlio, soprattutto perché gli ricordava il proprio figlio, William, che era morto. L’ oste prese a chiamarlo affettuosamente "William". A questo punto bastava tradurre in inglese il cognome della madre (da "Crolla lanza" o "scrolla la lancia" in "shake the speare" o "shake speare") ed ecco il nuovo cognome "Shakespeare". Nasce così WILLIAM SHAKESPEARE, non più perseguibile come eretico fuggiasco, ma costretto a tenere il mistero sulla sua vera identità e le sue origini. Forse l’oste suo parente era già un "Crollalanza" che aveva tradotto il suo cognome, per cui il compianto figlio, già si era chiamato William Shakespeare. Nelle ricostruzioni biografiche successive il grande drammaturgo verrà ritenuto essere il terzo degli otto figli di John Shakespeare. Venuto improvvisamente dal nulla, senza luogo né data di nascita, ed impostosi prepotentemente, soprattutto a Londra, alla ribalta quale drammaturgo ed attore, genera presto curiosità e scalpore, che lo inducono ad accentuare il mistero, per non essere scoperto dai suoi persecutori. Ciò fa sì che venga anche scambiato per l’ oste guitto, che spesso recitava le opere di William ed a cui pure, talvolta, viene attribuita la paternità delle opere stesse, accentuando vieppiù la confusione. Singolare circostanza: dal 1603 il suo nome non figura più negli elenchi degli attori, Intorno al 1613 smette di scrivere per il teatro; il 23 Aprile 1616 muore. Purtroppo non c’e’ alcuna chiara testimonianza della sua attivita’ dal 1583 al 1592: gli importanti “anni mancanti”. Altre singolari circostanze: a) Non esistono registri degli alunni della scuola secondaria di Stratford, in cui appaia il nome di William Shakespeare; b) Si sa che William Shakespeare frequentasse a Londra un Club In. In quel Club, però, non risulta registrato fra i soci, mentre, invece, vi risulta registrato Michelangelo Florio. E’ noto che la sciattezza della biografia di Shakespeare, raffrontata alla cospicuità della sua opera teatrale, hanno fatto negare a molti studiosi l’ autenticità della sua esistenza, e ritenere essere Egli il prestanome di personaggi più famosi. Della sua vita si hanno comunque notizie molto incerte, offuscate sempre più dagli abbellimenti leggendari che, di volta in volta, sono stati costruiti sulla sua immagine. Un Florio Giovanni (Londra ca 1553 - 1625), umanista inglese di padre italiano ed autore di un dizionario inglese-italiano, fu certamente conosciuto da Shakespeare, che dimostra chiaramente, nelle sue opere, di aver certamente conosciuto le raccolte di dialoghi First Fruits (1578) e Second Fruits (1591) di Giovanni Florio. La differenza di età tra questi due personaggi esclude, comunque, che si potesse trattare di padre e figlio.
Nei drammi di Shakesperare si parla in cinque occasioni di naufragi, e l’uso di termini nautici fa pensare che lo scrittore fosse un esperto marinaio. Ma Shakesperare aveva viaggiato all’estero? Aveva servito nella marina? Non esistono prove al riguardo. Florio, invece, proveniva da Palermo, Lipari, Messina, Venezia, tutte città marinare. Shakesperare aveva un vocabolario ricchissimo. Oggi un cittadino inglese istruito raramente utilizza nella conversazione piu’ di 4.000 vocaboli. John Milton, poeta inglese del XVII secolo, ne uso’ circa 8.000 nelle sue opere, ma una fonte autorevole ne attribuisce a Shakespeare ben 21.000, cosa giustificabile se fosse stato un italiano immigrato. A proposito della paternita’ della gran quantita’ di opere che gli sono attribuite, la World Book Encyclopedia osserva che la gente “rifiutava di credere che un attore di Stratford-on-Avon potesse averli scritti. L’origine campagnola di Shakespeare non corrispondeva all’immagine del genio che scrisse i drammi”. E aggiunge che quasi tutti gli altri autori proposti “appartenevano alla nobilta’ o alle classi alte”. Quindi molti di coloro che mettevano in dubbio che Shakespeare ne fosse l’autore ritengono che “solo un uomo istruito, raffinato, di condizione sociale superiore poteva aver scritto i drammi”. Mentre, per quanto si sapesse, il padre di William , John, era un guantaio, commerciava in lana e forse faceva il macellaio. Era un cittadino rispettato ma illetterato. La famiglia di Florio era invece una illustre famiglia siciliana. Chi conservò i manoscritti di Shakespeare? Un religioso del XVIII secolo controllo’ tutte le biblioteche private nel raggio di 80 chilometri da Stratford-on-Avon senza trovare un solo volume che fosse appartenuto a Shakespeare. I manoscritti dei drammi costituiscono un problema ancora maggiore: non risulta che sia stato preservato nessuno degli originali. Trentasei drammi furono pubblicati nel primo in-folio del 1623, sette anni dopo la morte di Shakespeare. E' da ritenere che tutte le opere fossero in mano ai Florio, che non potevano ufficialmente giustificarne la provenienza

“Il manoscritto di Shakespeare” di Domenico Seminerio si presenta come un classico tra verità e finzione letteraria tanto da confondere l’una con l’altra cosi come nello stile del Camilleri ..
Rimane il fatto che una minoranza di studiosi, per molto tempo, ha continuato a mettere in dubbio con forza la vera identità strafordiana .

Questi studiosi ancora oggi sostengono che manchino prove concrete che dimostrino lo Shakespeare di Stratford abbia anche creato il complesso di opere letterarie che oggi porta il suo nome
Per loro è difficile credere che un borghese del XVI secolo, privo di una particolare istruzione, potesse avere una conoscenza così profonda della lingua inglese, della politica, del diritto e delle lingue straniere, in particolare del francese.

sabato 30 aprile 2011

Maggio-L'amicizia











Gli amici sono le corde di una cetra che, se tutte intonate tra di loro,
producono al tocco
una musica piacevolissima...
Neppure le ricchezze più vistose
si possono paragonare ad una
salda amicizia.
Le stelle irradiano la luce all’intorno; gli amici, dove giungono, portano gioia e bene.
E’ meglio vivere nelle tenebre
che mancare di amici...
L’amicizia possiede anche la facoltà di ospitare nel nostro cuore
la memoria degli assenti
e ce li fa tanto desiderare
da renderci, vicini a loro
e lontani da tutte le cose vicine.

San Giovanni Crisostomo

martedì 23 novembre 2010

I colori del tempo :un ricodo del Sulcis





Ricordo di una vacanza in Sardegna, nel Sulcis. Immagini quasi avvolte nella nebbia, in un susseguirsi di colori tenui e dolci come la musica del sottofondo.
Indietro nel tempo :il mare, i pescatori,le nasse, le reti ,le scogliere del Sulcis,di tutto rimane un caro ricordo, come in un sogno.

lunedì 22 novembre 2010

I colori della natura





DIRITTI D'AUTORE ©
Fotografare un paesaggio è per me, un invito a contemplare la natura.
Una scena mi affascina in un dato momento ed io mi sento chiamato a contemplarla e a fermarla nel tempo.
Fotografare non è necessariamente il piacere di vedere con qualcun'altro un paesaggio grandioso,ne un invito a sognare ad occhi aperti ,ma può anche diventarlo.
Io fotografo perché voglio immortalare momenti di gioia, di spensieratezza, di ricerca di tutto ciò che può arricchire la mia anima e la mia mente.
Quindi un modo, anche, di impossessarmi dei quadri del più grande pittore del mondo : “la natura”.
La natura dipinge in modo discontinuo, con stili e metodi diversi:talvolta classici ,talvolta astratti.
Io ne fermo solo le immagini, mi limito a schiacciare un tasto al momento giusto.
E’ come quando al cacciatore appare in lontananza la preda,lui si ferma , imbraccia il fucile e preme il grilletto, il suo carniere si riempie.
Lo stesso accade a me nella fotografia, ad ogni clic la mia mente si riempie di belle immagini,che appagano il mio spirito,

I paesaggi dell'anima







DIRITTI D'AUTORE ©
I paesaggi dell’anima si affacciano nel sogno o nella coscienza come se provenissero da punti diversi del tempo e dello spazio.
Perciò si da che i paesaggi dell’anima somigliano alle voci di molti cori impegnati a confrontarsi e a rispondersi in un complesso contrappunto.
I paesaggi del reale , invece, potrebbero dirsi paragonabili al suono di un flauto
in lontananza, o ad un tempo di rondò intonato da una intera orchestra sinfonica.
Gli uni e gli altri in ogni modo, paesaggi dell’anima e paesaggi del reale, preferiscono giacere nel preconscio di ogni individuo per amalgamarsi fra le pieghe della mente in modo trasfigurato, o per fissarsi in maniera ben distinta fra le memorie del cuore .

martedì 22 giugno 2010

Palermo : MISTERI



Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 alcuni ladri entrano nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, e rubano un grande quadro che sta sull'altare maggiore dall'ottobre del 1609. È una tela della Natività coi Santi Lorenzo e Francesco, ed è l'ultima opera dipinta in Sicilia dal Caravaggio che, subito dopo, era partito per Napoli (nel luglio dell'anno seguente l'artista morirà su una spiaggia di Porto Ercole, in Toscana).

A tutt'oggi, , il quadro non è stato ancora recuperato, e molti ritengono che possa essere andato distrutto già da molto tempo. Forse... Ma del "Caravaggio" perduto ogni tanto si parla, nel corso di questi lunghi trascorsi. E oggi sappiamo molte cose.
Da stralci di notizie di cronaca degli anni scorsi.

"Sappiamo che uno dei ladri è stato Francesco Marino Mannoia, appartenente alla famiglia mafiosa dei Bontade e ora "collaboratore di giustizia" o pentito. In una udienza del 5 novembre 1996, relativa al "processo Andreotti", Mannoia racconta come è avvenuto il furto: la tela è stata staccata dalla cornice con una lametta da barba (!) e poi arrotolata per trasportarla meglio. Aggiunge che queste operazioni l'hanno molto rovinata e che quando l'acquirente l'ha vista si è messo a piangere. Conclude affermando di aver distrutto il quadro, perché ormai invendibile "
Che la mafia possa aver fatto distruggere un Caravaggio, per quanto rovinato, pare incredibile. Del resto, notizie sul quadro riemergono di tanto in tanto , e sempre in relazione alla mafia.


< La notizia più clamorosa la racconta Giovanni Brusca, altro mafioso pentito come Mannoia.
Brusca dice che la mafia, dopo le leggi speciali antimafia seguite alla morte di Falcone e Borsellino nel 1992, ha cercato di "trattare" con lo Stato Italiano: opere d'arte trafugate, tra cui la tela di Caravaggio, in cambio della modifica del 41bis, un articolo di legge che impone ai mafiosi il carcere duro, impedendo loro ogni comunicazione con l'esterno. Pensateci, dicono i mafiosi, perché "una persona, per quanto importante, può essere sostituita. Un'opera d'arte, persa una volta è persa per sempre".>

Misteri,..... rimane deprimente ancora oggi dopo tanti anni, entrare nell'Oratorio di San Lorenzo e trovarsi difronte ad una grande fotografia










 che ricorda il capolavoro scomparso.

Sgarbi: “la Natività di Caravaggio non è stata rubata dalla mafia. E presto riapparirà”



In occasione del cinquantesimo anno dal furto della Natività di Caravaggio dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo (era la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969), pubblichiamo un video che include un intervento dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi sulle circostanze del furto. Le dichiarazioni non erano ancora state prese in considerazione dalla stampa: il video è tratto da un paio di incontri organizzati da Panorama d’Italia: I tre Caravaggio, del 27 settembre del 2018 (Roma, chiesa di San Luigi dei Francesi), e Alla scoperta dei tesori nascosti di Palermo, del successivo 10 ottobre (Palermo, Real Teatro Santa Cecilia).
Secondo Sgarbi, il furto della Natività non sarebbe da attribuire alla mafia, come si è sempre creduto. Il celebre storico dell’arte e personaggio televisivo cita fonti anonime che avrebbero segnalato che l’opera non è stata rubata dalla mafia, e che non è neppure andata distrutta. Inoltre, durante il suo intervento, Sgarbi si schiera a favore dell’ipotesi che vuole il dipinto eseguito da Caravaggio a Roma (attorno al 1600) e non in Sicilia.
Nella Natività, ha sottolineato Sgarbi durante l’incontro del Real Teatro Santa Cecilia, vediamo un “Caravaggio euforico, nel pieno della gloria, con una richiesta che gli viene dalla Sicilia di inviare, come avrà inviato per via di nave, questo capolavoro in cui si vede il san Lorenzo bellissimo con la sua dalmatica a richiamare l’oratorio, e poi il tema della Natività con una delle figure più incredibili che la pittura abbia mai concepito, cioè un san Giuseppe con i capelli bianchi corti e forse anche dei tatuaggi, che sembra David Bowie”.
“Io non ho mai visto una figura così”, ha aggiunto Sgarbi, “perché non lo vedi di faccia, ti gira le spalle, ha i capelli tagliati corti, tutti bianchi ma è sicuramente non un vecchio e, preso atto che dovrebbe essere la figura di san Giuseppe, è tra le figure più originali e anomale di questa figura che normalmente viene rappresentata con la barba, con un uomo anziano, secondo le categorie... poi ha, vedete, dei pantaloni attillati come dei collant, si vede male perché la fotografia non voleva richiamare il dipinto di Caravaggio ma gli stucchi di Serpotta”. Di seguito, il video con le dichiarazioni sulla Natività (qui invece il link per il video integrale dell’incontro di Roma) e le trascrizioni delle affermazioni di Sgarbi sul furto del dipinto.







Alcune foto di Palermo




domenica 6 settembre 2009

Sul calar della sera Riflessioni


In questo momento che il globo infuocato sta per scomparire dietro l’orizzonte mi viene in mente un manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell’antica Chiesa di San Paolo.
Procedi con calma fra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch’essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri, rischi di diventare borioso e amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te. Godi dei tuoi successi ed anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde. Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine. Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, e hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere. Perciò sta in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni ed aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace con il tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d’essere felice.