auto antiche e moderne

giovedì 26 novembre 2009

Contemplazione dell'opera nel suo divenire nichilismo pittorico.


Quando il disagio dell’artista si estende a tutta l’umanità: come non provare terrore di fronte all’essere gettati in un mondo che pare insensato ed illogico?
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In un mondo in cui la Storia del prossimo futuro è già stata tracciata in anticipo secondo un canovaccio che non ammette più nessuna variante,come fa un pittore a dipingere in termini di 'bellezza', subire un fascino estetico verso questo mondo agghiacciato e violento? Come può mettere tanta cura nel dipingere un volto, un gesto?
Lo potrà solo se ha la coscienza che tutto nella sua continua opera sarà più riuscito quanto maggiore sarà l’estraneità verso ciò che egli dipinge.
Una pittura aniconica quindi ,priva di significati reali,ma piena di luce e di colori, non ricerca del significato, cosa che molti spasmodicamente cercano, ma contemplazione dell’opera nel suo divenire, nel suo essere e nel suo proporsi……………………………………………………..

work of art review : Alberto Bugge
Milano "15 dicembre 2005 E.Zine" e già nel post 11.01.2008 Nichilismo pittorico

giovedì 5 novembre 2009

Tangoforte 2009

Danza della seduzione e della nostalgia, il tango possiede un fascino senza tempo che riempie il cuore degli spettatori di una malinconia languida e sensuale» - scrive Claudia Avanzi nelle sue note sull’origine del tango - «Le eleganti evoluzioni dei ballerini sulla scena parlano di sentimenti universali quali l’amore e l’odio, la rabbia e la passione, il rimpianto e il desiderio, ma raccontano anche, attraverso i loro intrecci carichi di tensione erotica, la storia di un ballo nato nei bassifondi dell’Argentina di fine secolo e indissolubilmente legato alla cultura sudamericana.» Il termine "tango" iniziò a diffondersi a Buenos Aires verso il 1820, riferito ad un tipo di percussione usata dagli afromaericani. Può sembrare una forzatura associare questo significato con la danza che, sebbene almeno in apparenza porti lo stesso nome, si diffuse sessant'anni dopo. Oggi l’Unesco dichiara il tango patrimonio culturale dell’Umanità. Un successo congiunto dell’Argentina e dell’Uruguay che hanno presentato insieme la candidatura. Il ministro della Cultura del governo regionale di Buenos Aires,Hernan Lombardi, si è detto “molto orgoglioso” della decisione dell’Unesco. Secondo il comunicato dell’ ambasciata argentina che è seguito al riconoscimento: “Il tango è l’espressione più profonda e vibrante del Rio de la Plata. Emerge da una forte radice culturale e da una storia sociale che è anche vincolata con l’importante immigrazione che popolò la regione nella seconda metà del XX secolo”. Il tango utilizza per le sue esecuzioni uno strumento, forse inventato o forse popolarizzato dal musicista tedesco Heinrich Band, il bandonéon una sorta di fisarmonica di legno con dei fori la cui apertura o chiusura con i polpastrelli produce le note, e che ha la caratteristica di cambiare la nota a seconda se il mantice viene compresso o invece dilatato. Pur essendo una musica molto sincopata, non utilizza strumenti a percussione ed anche gli altri strumenti utilizzati vengono suonati in modo del tutto particolare per dare forti accenti di battuta e segnature ritmiche. La sua struttura armonica, però, è tipicamente italiana. La metà del peso culturale del tango è originaria dall’Italia I nomi dei maggiori compositori di musica a partire dai primi anni del Novecento fino all’età d’oro, quella degli anni '30 e '40 sono tutti figli d’italiani. “Il tango ha conquistato con la sua forza una trascendenza universale” . °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Tango forte restituisce la forma più tradizionale e armoniosa nell'espressione musicale del tango: da una parte il trio strumentale formato dal piano,il contrabbasso e il bandonéon , dall'altra la voce volta a volta lirica e intimista. Questo gruppo è costituito da artisti provenienti dalla migliore tradizione musicale classica, jazzistica e lirica: il bandonéonista Frédéric Viale, il pianista Eros Cordogli, il contrabbassista Eric Fassio e il tenore Gilles San Juan. L'illustrazione coreografica è realizzata a cura della ballerina argentina Mayra Morelli e del suo partner George Bonopera. Animati dalla loro passione comune per il tango essi fanno scoprire durante lo spettacolo le sue diverse forme: dai bassifondi notturni di Buenos Aires al tango cinematografico di Carlos Gardel a quello dei cabarets popolari fino a quello dei puristi che l'hanno elevato al rango di arte o che l'hanno rivoluzionato come Astor Piazzolla. Questo spettacolo fa rivivere con lirismo l'anima del tango da concerto cantato e danzato. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° foto e presentazione : dott. Dino Canevisio

lunedì 2 novembre 2009

Halloween "Dolcetto o Scherzetto" e le ricette




Halloween - le origini

COME SI PRONUNCIA HALLOWEEN?

La pronuncia corretta è: hallo-uiin facendo sentire l'acca aspirata davanti.

PERCHE' HALLOWEEN SI FESTEGGIA LA NOTTE DEL 31 OTTOBRE?
PERCHE' I COLORI TIPICI SONO ARANCIO E NERO?

La parola "Halloween" ha lontana origine anglosassone; si fa risalire alla tradizione della chiesa cattolica e deriva probabilmente da una contrazione della frase "All Hallows Eve" ovvero la notte di ognissanti festeggiata il 31 ottobre, data che nel quinto secolo avanti Cristo nell'Irlanda celtica coincideva con la fine dell'estate: in questa ricorrenza - chiamata Samhain (pronunciata soueen) - i colori tipici erano l'arancio per ricordare la mietitura e quindi la fine dell'estate ed il nero a simboleggiare l'imminente buio dell'inverno.

COME E DOVE E' NATA LA FESTA DI HALLOWEEN?

Narra la leggenda che gli spiriti erranti di chi è morto durante l'anno tornino indietro la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l'anno successivo. I Celti credevano che in questa magica notte tutte le leggi fisiche che regolano lo spazio e il tempo venissero sospese, rendendo possibile la fusione del mondo reale e dell'aldilà.
Ovviamente i vivi non volevano essere posseduti! Perciò i contadini dei villaggi rendevano le loro case fredde ed indesiderabili spegnendo i fuochi nei camini e rendevano i loro corpi orribili mascherandosi da mostri gironzolando tra le case per far scappare di paura tutti gli spiriti che incontravano!

Un'altra spiegazione del perché i Celti spegnessero ogni fuoco non risiede nello scoraggiare la possessione dei loro corpi, ma nel fatto che riaccendessero ogni focolare prendendo la fiamma da un unico gigantesco fuoco druidico che veniva acceso nella notte del 31 ottobre nel mezzo dell'Irlanda a Usinach.

I Romani fecero loro le pratiche celtiche. Ma con l'andare del tempo svanì la paura di essere posseduti dagli spiriti e rimase solo la tradizione di travestirsi.

La festa di Halloween venne portata negli USA intorno al 1840 dagli emigranti irlandesi che fuggivano dalla carestia di patate che aveva colpito la loro patria.

PERCHE' "DOLCETTO O SCHERZETTO"?

La tradizione di "trick-or-treat" - dolcetto o scherzetto vuole che abbia origine non dai Celti ma da una pratica europea del nono secolo d.C. chiamata in inglese "souling" che potremmo tradurre in italiano come "elemosinare anima". Il 2 novembre, Ognissanti, i primi Cristiani vagavano di villaggio in villaggio elemosinando per un po' di "pane d'anima" dolce fatto di forma quadrata con l'uva passa (come il nostro "pane ramerino"). Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori. A quell'epoca si credeva che i morti rimanessero nel limbo per un certo periodo dopo la morte e che le preghiere anche fatte da estranei potessero rendere più veloce il passaggio in paradiso.

CHI E' JACK-O-LANTERN?
PERCHE' SI SCAVANO LE ZUCCHE?

La tradizione di Jack-o-lantern deriva probabilmente dal folklore irlandese. Narra la leggenda che un uomo di nome Jack, noto baro e malfattore, ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia incise una croce intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall'albero. Alla morte di Jack, continua la leggenda, gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita, ma gli venne negato l'ingresso anche all'inferno perché aveva ingannato il diavolo. Allora Satana gli porse un piccolo tizzone d'inferno per illuminare la via nella tremenda tenebra che lo attorniava. Per far durare più a lungo la fiamma Jack scavò un grosso cavolo rapa e ve la pose all'interno.

Gli irlandesi usavano in origine i cavoli rapa ma quando nel 1840 arrivarono negli USA scoprirono che le rape americane erano piccole, ma anche che le zucche erano più grosse e più facili da scavare dei cavoli rapa. Ecco perché a tutt'oggi Jack-o-lantern è una zucca intagliata al cui interno è posata una lanterna.



Samhain


La tradizione di Halloween risale allo Samhain (sow-en), la celebrazione dell'anno nuovo presso l'antico popolo celtico. Samhain, che tradotto significa "la fine dell'estate," cadeva nel periodo alla fine di Ottobre, quando il cima diventava più freddo. Samhain stabiliva il cambiamento di stagione.
I Celti, che formarono una vera e propria società intorno all'anno 800 D.C. erano un popolo dedito all'allevamento. Quando cominciava a far freddo, i pastori portavano il loro bestiame a valle. Questo spostamento era di grande rilevanza sociale. Nei mesi invernali infatti, si stava a casa, facendo lavori manuali e passando molto più tempo insieme. Samhain portava anche l'ultimo raccolto dell'anno, evento festeggiate contemporaneamente in molte diverse culture.

Secondo la tradizione Celtica i momenti di transizione tra due stati (come il cambio di stagione appunto) avevano particolari poteri magici. Samhain era il più grande ed importante momento di transizione dell'anno cambiamento climatico e spostamento della popolazione. I Celti credevano che questo momento magico potesse aprire una sorta di connessione con il mondo dei morti coloro cioè che avevano fatto esperienza dell'ultima transizione, quella tra la vita e la morte. Si credeva infatti che durante il Samhain mondo dei vivi fosse in stretto contatto con quello dei morti, e che gli spiriti dei morti viaggiassero nuovamente sulla terra. Molte delle attività svolte durante Samhain riguardavano proprio questa credenza ed oggi si sono sviluppate in vere e proprie tradizioni di Halloween.

I Celti non scrivevano le loro tradizioni, ma le tramandavano oralmente, così che di generazione in generazione le leggende e le credenze si arricchivano di nuovi particolari.




I simboli di Halloween

I simboli della festa di Halloween sono tutti di natura macabra. La simbologia di Halloween è nata in età pre-Cristiana, ed è legata al Paganesimo. Vediamo insieme quali sono i simboli di Halloween e il loro significato:

IL PIPISTRELLO
Simbolo molto popolare di Halloween, il pipistrello è collegato alla stregoneria e alla morte in molte culture diverse. Questa associazione nasce dall'usanza di volare di notte e di dimorare in caverne e rovine. I pipistrelli sono stati associati alle streghe durante il Medioevo, quando si credeva che le streghe fossero aiutate da demoni in forma di animali. Una delle forme più comuni di questi demoni (o "famigli") era appunto il pipistrello (ad anche i gatti neri e i gufi). Il sangue di pipistrello era anche usato (soprattutto nella magia nera) per la preparazione di porzioni magiche e unguenti. Quando le streghe divennero fortemente associate ad Halloween, anche i pipistrelli lo divennero. Oggi i pipistrelli sono ancora temuti in molte parti del mondo, e in molti li credono ancora "creature del demonio". Ma per fortuna per i pipistrelli, ci sono anche luoghi dove sono associati ad eventi positivi: ad esempio, in Polonia e in Cina il pipistrello è simbolo di felicità e longevità; gli aborigeni Australiani r ispettano i pipistrelli e credono che far loro del male tolga anni di vita. In alcune culture il pipistrello è portatore di fortuna. Per colore che seguono la religione degli Sciamani il pipistrello rappresenta protezione, fortuna, rinascita. E' un guardiano della notte e una guida delle vite passate.

LA ZUCCA JACK-O'-LANTERN
Halloween non sarebbe lo stesso senza i sorrisi un po' cattivi delle zucche illuminate. Intagliare zucche è divertente per grandi e piccoli, ma è un'attività che nasce più di 2000 anni fa. L'origine di Jack-o-lantern nasce in Irlanda, dove delle rape svuotate venivano intagliate e usate come lanterne, per illuminare la strada nella notte di Halloween ma soprattutto per spaventare e scacciare i fantasmi. In Scozia lo stesso si faceva con la pianta del cavolo, e aveva nome di torcia "kail-runt". Il nome Jack-o-lantern invece veniva usato per i cosiddetti fuochi fatui, cioè quelle luci fosforescenti che a volte appaiono vicino alle paludi dopo il tramonto. Secondo antiche tradizioni Europee, queste misteriose luci sono le anime scacciate sia dal Paradiso che dall'Inferno, condannate così a passare l'eternità senza meta. Si diceva anche che fosse pericoloso vederle, perchè potevano indurre gli umani a seguirle nelle paludi per poi affogarli. Nei tempi moderni le lanterne intagliate nelle zucche sono usate dalle streghe per far luce agli spiriti dei morti, quelli a cui si voleva bene!, che tornano nel mondo dei vivi la notte di Halloween.

FANTASMI E SCHELETRI
Sono la diretta associazione tra Halloween e la morte/rinascita. Samhain era la festa dei morti celebrata dagli antichi Celti il 1° novembre (Ognissanti è la versione Cristiana della medesima celebrazione). Anche se oggi fantasmi e scheletri sono accomunati alle figure di vampiri, licantropi etc, il loro significato è molto diverso: il Neopaganesimo e il Wicca infatti li vede come simboli di reincarnazione. In queste religione la morte non è vista come una fine ma come una parte del ciclo perpetuo di nascita, morte e rinascita. Le streghe li utilizzano per tenere lontano gli spiriti maligni.

IL GATTO NERO
Per molte persone sono creature sinistre portatrici di sfortuna. Molte persone superstiziose hanno paura se un gatto nero attraversa loro la strada (!). Il gatto era venerato in Egitto, dove la dea Bastet aveva forma di testa di gatto (e i gatto erano creature sacre); il gatto nero è associato alla dea Egizia Bastet e alla dea Nordica Freya. Durante il Medioevo il gatto nero divenne simbolo del diavolo. Si credeva che anche i gatti fossero dei famigli (vedi anche il PIPISTRELLO) cioè delle entità demoniache servitrici delle streghe. Nei roghi che uccisero tante donne accusate di stregoneria, furono innumerevoli i gatto neri che trovarono la morte, nel nome di Dio. E' risaputo che il gatto ha grandissimi poteri magici e psichici.

IL CALDERONE DELLA STREGA
Le streghe sono spesso rappresentate mentre rimescolano il contenuto di un grande calderone sopra il fuoco. Dentro la sua misteriosa pentolona, nera come la pece, strani ingredienti vengono mischiati per creare una pozione magica. Il calderone è uno strumento molto potente che combina le influenze degli antichi elementi di Aria, Fuoco, Acqua e Terra. La sua forma rappresenta Madre Natura, e le tre zampe su cui poggia corrispondono a: i tre aspetti della Triplice Dea; le tre fasi lunari; e i tre numeri magici. Inoltre, il calderone è simbolo di trasformazione (in senso fisico e spirituale), di illuminazione, saggezza, rinascita. Anche se di solito il calderone è associato a figure femminili, sono da ricordare anche figure maschili che lo utilizzavano: ad esempio il dio nordico Odino, il dio hindu Indra, lo scozzese Bran e il celtico Cernunno. Inoltre il calderone è anche stato associato al Santo Graal, che prima di essere incorporato dalla religione Cristiana come il calice da cui bevve Gesù nell'Ultima Cena, faceva parte della tradizione del Paganesimo Anglosassone come simbolo di reincarnazione e del ventre della Dea.

IL GUFO
Durante il Medioevo, molte persone credevano che i gufi avessero a che fare con la stregoneria. Si credeva che la notte di Halloween, demoni in forma di gufi viaggiassero assieme alle streghe e ai loro gatti a bordo di manici di scopa per andare al Sabba delle Streghe. I gufi erano quindi anch'essi dei famigli, e di alcuni si credeva addirittura che fossero streghe travestite. Ragion per cui vedere o sentire un gufo era fonte di paura per molte persone. Anche nell'antica Roma il gufo era uccello di malaugurio: la loro presenza indicava cattiva fortuna (il gufo era chiamato STRIX dai Romani, parola che significa STREGA), e a tutt'oggi c'è chi pensa che sentire un gufo nel buio della notte indichi morte o cattivi presagi. Ma non tutti mettevano in relazione il gufo e i cattivi presagi: gli antichi Greci lo ritenevano un uccello sacro, accompagnatore di Atena - la dea della saggezza e patrona della città di Atene. Ecco perchè il gufo è anche definito un uccello "vecchio e saggio". Il gufo accompagnava anche la dea della guerra degli antichi Romani, Minerva. Il gufo è un simbolo molto fortunato per le streghe, e per le persone nate sotto uno dei tre segni di Terra ( Toro, Vergine e Capricorno).Gli Indiani d'America credono ancora oggi che il gufo sia il messaggero dei morti, mentre i maghi Peruviani lo usano nei loro incantesimi per combattere la magia nera.

I COLORI NERO E ARANCIONE
I colori tradizionali di Halloween sono il nero e l'arancione. Il NERO è il colore usato da molte streghe, non per il motivo che tutti pensano, bensì per la sua abilità di ostacolare e addirittura annullare il maligno, e di assorbire a neutralizzare energie negative. Il NERO è anche il colore sacro delle deità pagane che governano il mondo dei morti. L'ARANCIO riflette la natura agricola di Halloween, che risale alle epoche pre-Cristiane. L'ARANCIO essendo il colore delle zucche e delle foglie d'autunno, evoca lo spirito delle stagione. Insieme questi due colori creano un simbolo molto potente che è ricco di leggende, tradizioni, magia e mistero: la vera essenza di Halloween!

IL RAGNO
Anche i ragni furono associati alle streghe durante il Medioevo, anche se all'infuori delle favole, le streghe non creavano mai pozioni con "zampe di vedova nera" come a volte si dice nelle filastrocche. La superstizione vuole che il ragno sia portatore di cattive vibrazioni, capace di fare del male a uomini e animali anche solo con la vicinanza. Eppure, per molte streghe dell'età moderna il ragno è simbolo di fortuna e ricchezza. Gli Sciamani lo considerano simbolo di creatività. Se trovate un ragnetto che tesse la tela in un angolo della vostra casa, siate sereni poichè porta fortuna!

IL MANICO DI SCOPA
Durante il Medioevo e il Rinascimento si pensava che i manici di scopa fossero il primo mezzo di trasporto delle streghe. Per volare le streghe usavano uno speciale unguento fatto di erbe velenose, grasso ed altri ingredienti. Poi si dicevano degli incantesimi e la strega si cospargeva il corpo e il manico di scopa con questo unguento. Potevano addirittura diventare invisibili mentre volavano. Oggi la scopa è un simbolo in stregoneria: serve a "spazzar via" la negatività, la sfortuna e il maligno.




Trick-or-Treating: Dolcetto o Scherzetto

Durante il Medioevo, una pratica popolare per Ognissanti era la preparazione della "soul cake," (torta dell'anima) un semplice dolce fatto di pane con una decorazione di uva sultanina o ribes. Nella tradizione chiamata "souling," i bambini andavano di porta in porta chiedendo un pezzo di torta, proprio come nel moderno trick-or-treat. Per ogni fetta di torta ottenuta, ciascun bambino doveva dire una preghiera per l'anima di un parente defunto, o per un parente di chi aveva dato loro la torta in questione. Le preghiere dei bambini dovevano servire alle anime dei defunti per trovare l'uscita dal purgatorio e arrivare così al paradiso. I bambini cantavo anche la canzone della 'soul cake' , così come oggi ci sono filastrocche del tipo "Trick-or-treat, trick-or-treat, give me something good to eat." (Dolcetto o Scherzetto, dammi qualcosa di buono da mangiare).

Una versione della canzone diceva:

A soul cake!
A soul cake!
Have mercy on all Christian souls, for
A soul cake!

(Abbi pietà per tutte le anime Cristiane per una torta dell'anima)


Ci sono evidenze di attività come 'trick-or-treat' nelle tradizioni Celtiche. Alcuni storici dicono che I Celti si travestivano in modi spaventosi e sfilavano per le strade per scacciare gli spiriti vagabondi fuori dalla loro città. Inoltre, i bambini Celti andavano di casa in casa per raccogliere legna, per formare un enorme falò al centro della cittadina. Quando il falò bruciava ogni altro fuoco doveva essere spento, per essere poi riacceso con una fiamma proveniente dal falò di Samhain del villaggio, come simbolo di comunione e collegamento tra tutti gli abitanti.

Molte delle tradizioni celtiche di Samhain avevano a che fare con la celebrazione dei propri dei. Ci si vestiva come gli dei celti durante le celebrazioni, e si andava di casa in casa a chiedere cibo da offrire alle deità. E' documentato che per i Celti, Samhain era strettamente legato all'offerta di cibo agli spiriti. Probabilmente c'erano anche sacrifici di animali, ed alcuni storici riferiscono anche di sacrifici umani.


Tradizioni americane

Dal 1800, quando gli immigranti Irlandesi e Scozzesi portarono le loro tradizioni di Halloween nel Nord America, la festività si è evoluta enormemente. Le celebrazioni collegate alle feste do Ognissanti e Il Giorno dei Morti (All Saints' Day e All Souls' Day in Inglese) sono diventate marginali, per lasciare il posto a celebrazioni pagane all'insegna del divertimento collettivo.

Per i più piccoli, la parte più importante e divertente è il travestirsi ed uscire per il consueto "trick-or-treat" facendo porta a porta. Praticamente tutti partecipano all'evento negli USA e in Canada, e chi non lo fa rischia dei piccolo atti vandalici (il "treat", appunto). Anche molti adulti si travestono ed escono con i più piccoli, per accompagnarli e per divertirsi a loro volta.

Durante tutto il mese di Ottobre ci sono moltissime attività dedicate ad Halloween. Queste tradizioni conservano lo spirito di Samhain, pauroso e sovrannaturale. Gli Americani hanno poi aggiunto una buona dose di film dell'orrore, storie di fantasmi e riunioni attorno ad un'Ouija board. Inoltre, biglietti e decorazioni sono importantissimi ad Halloween. Questa festa è seconda solo al Natale per vendite e acquisti.




Halloween in Italia

Da alcuni anni, seppur con profonde ed innegabili differenze, la festa di Halloween inizia ad essere sentita anche fuori dai paesi strettamente anglosassoni. In Italia, però, questa sera ha assunto un significato meramente commerciale, slegata dalla magia che la dovrebbe, invece, caratterizzare.

Anche in Italia, da alcuni anni, la ricorrenza di Halloween viene festeggiata con sempre maggior successo. Purtroppo, però, di questa festa, si è colto esclusivamente l'aspetto esteriore, formale, mescolandolo e confondendolo con una specie di carnevale... Si è abbandonata la storia, la leggenda e, con esse, anche gran parte di quell'atmosfera "magica" che rende la notte di Halloween unica nel suo genere... Chi ha trascorso almeno una notte di Halloween negli States può capire...

In Italia ogni discoteca, club o locale non perde occasione per organizzare una festa "il più lugubre possibile", con la possibilità di presentarsi mascherati e rievocando spiriti e fantasmi. Tuttavia, Halloween non è solo questo: Halloween è poesia, è atmosfera, è magia, è la notte degli scherzi e dei giochi, è la notte dei bambini e degli spiriti, è la notte dei dolcetti, è la notte delle famiglie e dell'allegria, è la notte che si perde nella notte dei tempi, nelle antiche leggende celtiche e negli antichi culti pagani dei defunti. Halloween è storia, è un sentimento, che non si può certo ridurre ad una serata in discoteca!



Le ricette per Halloween
Punch alla Mano Mozzata

Ingredienti
guanti di plastica trasparente sigillati e ben puliti - ingredienti vari per il vostro punch preferito o la vostra bibita preferita, preferibilmente rossa!

Preparazione
Lavate in acqua caldissima i guanti, riempiteli del vostro punch preferito lasciandoli un pochino vuoti, in modo che le dita non siano del tutto rigide.
(Per un tocco in più, aggiungete delle caramelle in gelatina a forma di vermetti)
Chiudete i guanti con un elastico e lasciate ghiacciare.

Quando inizia la festa, togliete i guanti dal freezer e tagliate con cura la plastica.
Immergete le mani mozzate in una grossa ciotola che avrete riempito a metà con il vostro punch, lo stesso delle mani mozzate!

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Torta di Zucca e Cioccolato

Preparazione
Lavora 200gr di farina bianca con due cucchiai di olio. Aggiungi un pizzico di sale e acqua sino ad ottenere una pasta morbida ed elastica che dovrai avvolgere in pellicola trasparente lasciar riposare per un'ora in frigorifero. Intanto sbuccia 1kg di zucca, puliscila dai filamenti superficiali e grattala sopra un canovaccio. Poi avvolgila e strizzala in modo da toglierle buona parte dell'acquosità che contiene e falla cuocere in mezzo litro di latte finché non lo assorbe interamente. Frulla 100gr di amaretti e 150gr di biscotti e aggiungine due terzi alla zucca ridotta in purea. Aggiungi 4 cucchiai di zucchero di canna, un cucchiaino di cannella in polvere e 150gr di cioccolato fondente tritato finemente. Stendi la pasta in un disco largo e molto sottile, fodera una tortiera con carta forno e adagia la pasta, lasciando che debordi. Versa il composto di zucca, spolvera con i biscotti rimasti e ripiega all'interno la pasta in eccesso. Cuoci in forno preriscaldato a 180° per un'ora. La scia raffreddare prima d i servire ai tuoi ospiti.


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Mele Caramellate

Ingredienti
6 mele rosse, 200 grammi di zucchero, 100 grammi di miele, 1 fiala di colorante alimentare rosso, 3 cucchiaini da caffè di cannella in polvere, 2 cucchiaini da caffè di acqua non di più, 3 chiodi di garofano, 1 bustina di vanillina, stecchi di legno per spiedini


Preparazione
Prendete 3 stuzzicadenti da spiedini, quelli lunghi, e uniteli assieme a formare un triangolo. Usate lo scotch o il nastro adesivo per cerotti per fermarli. Questo perchè un unico stuzzicadenti risulta troppo sottile e flessibile per reggere il peso della mela. Dopo aver preparato i bastoncini prendere le mele, lavatele e asciugatele con cura; eliminate i piccolo e infilzate ogni mela con uno degli stecchi che avete preparato.
Poi preparate la carta da forno su cui stenderete le mele e, se volete, un sostegno per farle asciugare in piedi.
A questo punto prendete una pentola dai bordi alti e inserite tutti gli ingredienti che andrete poi ad amalgamare.
Quando il composto sarà diventato omogeneo ponetelo su un fuoco medio e lasciate che lo zucchero si sciolga continuando a mescolare.
Fate sobbollire per alcuni minuti, poi, fintanto che lo zucchero è liquido, immergete una ad una le mele, ricoprendole di uno strato sottile di caramello. Dopo che avrete immerso la mela, ponetela sulla carta da forno ad asciugare.

Non fate uno strato troppo spesso, perché questo caramello solidificando rimane gommoso e uno strato troppo spesso renderebbe difficile mangiare la mela. Nel caso il caramello si raddensasse, riponetelo sul fuoco per alcuni secondi finché non ritorna liquido.

Aspettate che sia completamente fredda prima di servirla e attenzione agli schizzi di caramello bollente!


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Risotto nella Zucca

Preparazione
Prendere una zucca bella matura (intera, mi raccomando) poi aprirla e procedere a svuotarla raschiando via la polpa fino a formare una specie di calderone.

Poi togliere i semini e sistemare la polpa in una pentola insieme a un po’ di burro, pepe e un goccio di latte (o acqua) e farla passire fino a ridurla in una poltiglia. Non salare (altrimenti si forma dell’acqua) ma pepare e aggiungere un pochino di curry e speziare a piacimento (io ci aggiungo un po’ di cannella ma più per dare profumo che altro).

In una teglia mettere un po’ d’olio e poi aggiungere il riso, facendolo cuocere come al solito.
A circa cinque minuti prima del termine di cottura togliere il riso e aggiungere la poltiglia di zucca, quindi aggiungere ancora un pochino di burro per amalgamare il tutto e finire di cuocere.

Quindi sistemare il riso dentro nella zucca e spolverare con altri pezzetti (precedentemente messi da parte) o di formaggio a scelta. Servire con vino rosso sangue non troppo acido.

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Dolce di mais e zucca

Ingredienti
400 gr. di zucca gialla dolce lessata, 100 gr. farina gialla e 150 farina bianca di mais, 4 uova, 100 gr. Di zucchero, 80 gr burro, 1 dl. di liquore all'arancia, 1 fialetta di vaniglia, 1 cucchiaio di lievito in polvere zucchero a velo, sale

Preparazione
Tagliate la zucca dopo averla lessata a dadi e frullatela. Fondete il burro e lasciatelo intiepidire.
Incorporatelo alla zucca insieme allo zucchero alle uova e aggiungete un pizzico di sale, la vaniglia e la farina gialla, la farina bianca, il lievito e il liquore.
Mescolate bene tutto.Imburrate una grande teglia da forno con i bordi alti e spolverizzate il fondo con la farina gialla.
Versate il composto e cuocete a 170° per circa 40 minuti.
Sfornate il dolce, lasciate raffreddare e polverizzatelo di zucchero a velo.

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Ossa di Morto

Ingredienti
1 kg di fior di farina
1 kg di zucchero
15 grammi di chiodi di garofano

Preparazione
Con la farina, lo zucchero, i chiodi di garofano pestati nel mortaio e con un po' d'acqua, preparare un impasto piuttosto morbido e porlo in una pentola sul fuoco. Rimescolando continuamente con la spatola di legno, continuare la cottura finché l'impasto risulterà ben lavorato e soffice.
Ungere le apposite formelle con calchi a foggia di ossa, teschi o animali, depositarvi il composto e lasciarlo riposare per un paio di giorni, quindi sformare i biscotti ormai secchi, bagnarli alla base e deporli su una teglia ben unta. Porre in forno caldo finché nella parte inferiore si depositerà lo zucchero, prendendo un bel colore marrone bruciato.
Si mangiano freddi e si conservano per parecchi giorni

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"Rami" di miele

Ingredienti
500 grammi di farina
1 kg di miele
mandorle sgusciate ma non pelate


Preparazione
Scaldare il miele e batterlo a lungo con una frusta. Incorporarvi lentamente, a pioggia, una metà della farina.
Lasciare riposare il composto per dodici ore, quindi impastarlo con la farina rimasta finché risulterà liscio e omogeneo.
Ungere una teglia e collocarvi i "rami", procurando di dar loro una forma rotonda di misura pari alla circonferenza del bordo di un bicchiere.
Porre su ciascuna forma una mandorla sgusciata ma non pelata e infornare, a calore moderato, finché i "rami" saranno coloriti.
Si servono freddi

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Zuppa di zucca

Ingredienti
1 pezzo di zucca di circa 500 grammi, 1 cipolla, 1 foglia di alloro,
1 gambo di sedano, 2 spicchi di aglio, 1 cucchiaio di burro, ½ litro di acqua,
1 dado, 1/2 bicchiere di panna da cucina, pepe macinato fresco, prezzemolo

Preparazione
Sbucciate la zucca e tagliatela a pezzettini. Tagliate, sempre a pezzettini piccoli, la cipolla e il sedano.
Sciogliete il burro nella padella e aggiungete la verdura. Aggiungete l'acqua, il dado e la foglia di alloro.Lasciate bollire a fuoco basso per circa mezz'ora.
Quando è cucinato bene, frullate la zuppa (con il frullatore elettrico oppure passatela al setaccio).
Aggiungete il pepe, la panna e il prezzemolo, ma non fate più bollire la zuppa.

Buon Halloween

domenica 1 novembre 2009

Un continente Australia













uluru Uluṟu è definito un monolito, ma più precisamente è una parte di una formazione rocciosa monolitica, composta da un enorme blocco di roccia arenaria, molto più grande e in gran parte sotterranea che comprende anche i Kata Tjuta e il Monte Connor. L'Uluṟu si staglia per circa 350 m rispetto al territorio circostante e sprofonda nel terreno per circa 7 km; ha un'altitudine di 864 m s.l.m.; ha una circonferenza di circa 9 km, ed è caratterizzato da una superficie molto dura e pareti estremamente lisce a strapiombo.

Caratteristica notevole del massiccio è il modo in cui esso sembra cambiare colore nelle diverse ore del giorno e nei diversi mesi dell'anno; alba e tramonto, in particolare, producono veloci variazioni di colore estremamente spettacolari (probabilmente la più grande attrazione turistica australiana). 












Great Ocean Road,Ecco i Dodici Apostoli, con un mare tempestoso che schianta contro di loro onde di più metri di altezza.

Nessun commento solo immagini scattate nei miei viaggi in Australia

sabato 31 ottobre 2009

Bergamo Gandino - Basilica di S. Maria Assunta - Interno

 
Posted by Picasa

Immagine prodotta da elioarte.
Gandino si trova in Valle Seriana, in provincia di Bergamo, a 550 m. sul livello del mare. E’ un antico centro dove fiorì a partire dal XIV secolo l’attività laniera che contribuì in modo decisivo alla ricchezza del borgo. Numerose sono le testimonianze dell’impianto medievale, con palazzi e chiese del XV-XVII secolo. L’arte tessile gandinese vanta anche la paternità di una pagina storica del Risorgimento italiano: le camicie rosse dei Mille di Garibaldi furono tinte proprio a Gandino.Un altro primato riguarda invece l’agricoltura: Gandino, nel 1632, fu la prima località in Lombardia dove venne seminato il granoturco.

La Basilica di Santa Maria Assunta è il capolavoro più imponente e rappresenta un unicum per l’architettura seicentesca. Fu realizzata da Giovan Maria Bettera su disegno di Paolo Micheli. Ricchissima la dotazione del maestoso interno, dominato dalla volta, affrescata dal Lambranzi, e dalla Pala dell’Assunta opera Loverini, insigne artista locale. Vi sono opere del Pitocchetto e arredi lignei di Andrea Fantoni
Imponente e maestosa deve le sue origini al 1300 ma nel corso dei secoli è stata rifatta varie volte fino a giungere alla versione attuale. L'edificio presenta una pianta combinata, delimitata da quattro pilastri che sorreggono la cupola, con una decina di altari impreziositi da quadri di valore rilevante, colonne e pavimento in marmi pregiati, affreschi alle pareti e sulla volta, portoni in legno intagliato.

La basilica ospita un imponente organo barocco, costruito da Adeodato Bossi Urbani nel 1858.

giovedì 22 ottobre 2009

Passaggio in Siria - Palmira - Il colonnato-Parte terza



Parte terza -Palmira

La Strada Colonnata costituisce la spina dorsale di tutta Palmira; lunga quasi 1200 m, essa congiunge, con un andamento discontinuo, i due poli principali della citta’: il tempiò di Baal ed il campo di Diocleziano.
Il primo tratto del colonnato costituisce sicuramente una parte integrante del percorso liturgico che conduceva dai propilei del tempio di Baal fino all’arco monumentale che aveva la funzione di celare la prima svolta della strada, grazie alla particolare pianta triangolare (inizio dei III secolo d.C.): le tre aperture della facciata est davano sul viale centrale, mentre le aperture laterali davano sui portici della strada. La decorazione e’ particolarmente ricca e complessa, in stile siriano, con varie nicchie arcuate o a cornice piatta.
Subito a sinistra dopo l’arco, si trova il santuario di Nebo (divinita’ mesopotamica della saggezza o dio messaggero) della meta’ del II secolo d.C., ma che si imposta su piu’ antiche strutture della fme del I secolo d.C.: il santuario si presenta a forma trapezoidale, accessibile da sud attraverso un monumentale ingresso prostilo a sei colonne. E’ colonnato su tre lati: il lato nord fu sostituito da un muro pieno con ambienti di varie dimensioni. All’interno c’e’ l’altare, posto nel cortile in asse con la scalinata d’accesso al tempio. Quest’ultimo, elevato su di un podio di medie dimensioni (20 m x 9), e’ cinto da un peristilio di sei colonne sulla fronte e dodici sui lati lunghi.
Lungo la strada colonnata, sulla destra, si trovano le quattro colonne di granito egiziano che costituiscono il protiro delle terme di Diocleziano (dette anche di Zenobia), erette intorno alla meta’ del II secolo d.C. L’edificio e’ di piccole dimensioni (85 m x 51). A destra dell’ingresso, un’ampia stanza ottagonale con al centro del pavimento uno scolo per l’acqua, era destinata probabilmente a luogo d’incontro e conversazione. In linea retta con l’ingresso c’era la piscina scoperta con colonne che davano ad una corte piu’ interna, forse una palestra.
Piu’ ad ovest, a sinistra, vi e’ un arco dal quale si snoda una via semicircolare che circonda il teatro, tipico esempio di teatro provinciale romano, datato fra la meta’ e la fine del
II secolo d.C.
La cavea, che poggia su ambulacri semicircolari concentrici, era composta di circa 30 file, coronate alla sommita’ da un portico colonnato. Undici cunei dividono verticalmente le gradinate. All’orchestra semicircolare (20 m circa) si accedeva mediante due passaggi laterali, coperti da volte e collocati tra cavea e scena. Nel palcoscenico vero e proprio, con pulpito scandito in nicchie rettangolari e semicircolari, si entrava dall’orchestra attraverso piccole scalette. La “frons scaenae” era scandita in tre esedre, quella al centro rettangolare e quelle ai lati semicircolari; a tre piani, era articolata in nicchie rettangolari e semicircolari, tutte ornate di statue. Seguendo la via semicircolare che circonda il teatro, si incrocia un breve tratto colonnato in direzione sud, di eta’ piu’ antica (fme del I secolo d.C.), che porta alle mura, e termina in un arco tra due nicchie.
Seguendo ancora la via semicircolare, si giungera’ a lambire un piccolo edificio, identificato ipoteticamente con il Senato. Esso e’ costituito da un vestibolo, che da’ accesso a una piccola corte. Sul portico est si apre una sala dai gradini disposti a ferro di cavallo. Subito a sud del Senato troviamo una corte porticata, di circa 30 m x 30. Qui fu rinvenuta la “tariffa di Palmira” (137 d.C.), una stele in caratteri palmireni e greci che conteneva un vero e proprio tariffario doganale per le carovane che attraversavano il territorio palmireno. La corte porticata e’ una sala rettangolare allungata, dai muri alti 10 m e ornati di finestre con frontoni e di pilastri con capitelli corinzi; qui venivano riscosse le tassazioni testimoniateci dal cippo.
Dalla corte, tramite un’altra porta verso ovest, si accede all’agora’. Di forma quadrangolare (84 m x 71), e’ circondata da portici corinzi sui quattro lati. Il portico nord ospita una fontana in ciascun angolo e una tribuna; nell’angolo di sud-ovest si apre una sala che presenta una nicchia un’immagine divina e un altare sul fondo; lungo le mura ci sono tracce di letti per i banchetti, probabilmente triclini a uso municipale. Sulle mensole poste sulle colonne. vi era «tatue di dignitari, militari, capi dei mercanti e senatori, di cui oggi restano solo le iscrizioni.
Ripassando nella corte del tariffario e percorrendo un breve tratto di strada, si ritorna alla strada colonnata passando sotto un arco simile a quello descritto precedentemente: all’inizio della strada semicircolare, di fronte all’arco, ma sul lato opposto, si apre un piccolo ninfeo preceduto da quattro colonne su piedistallo. Proseguendo ad ovest sulla via principale, raggiungiamo una piazza ovale, nel cui centro sorge un grande tetrapilo che aveva la funzione di mascherare una breva deviazione della strada verso nord-ovest. Il monumento (ricostruito nel 1963) e’ formato da quattro piedistalli di 4,30 m dilato, ciascuno dei quali regge quattro colonne con trabeazione e una statua. Poco dopo il tetrapilo, lungo il colonnato sulla sinistra, si trova un altro ninfeo ad esedra. La strada attraversa poi due quartieri residenziali, non ancora scavati. Vi sono numerosi resti di abitazioni, di cui molti a peristilio (cioe’ con giardino interno circondato da portici).
La strada termina con una porta a tre aperture, impostata sul perimetro della cinta piu’ antica. In precedenza la prospettiva era delimitata dal tempio funerario, una tomba monumentale datata III secolo d.C. della quale, oggi, rimangono solo sei colonne corinzie che facevano parte del propileo. Davanti al tempio funerario, si puo’ girare verso sinistra per percorrere il decumano occidentale, il piu’ antico (inizio del TI secolo) e vasto tratto della strada colonnata (10 m.).

mercoledì 21 ottobre 2009

Passaggio in Siria - Palmira - parte seconda-



Qui incontro per caso moderne ragazze che pur portando il velo che caratterizza la loro fede islamica non disdegnano di posare. Continua la visita della cittadella . Non lontano dalla Porta dei Leoni troviamo la grande sala del trono Qui c’era la residenza originaria di al-Zahir Ghazi distrutta più volte dai Mongoli e rifatta dal mamelucco Quait Bey nel XV secolo; alla sala si accede da una sorta di vestibolo. La sala vera e propria misura 25,5 m x 23,5 ed era coperta da nove cupole riccamente decorate ad affresco;essa risulta oggi eccessivamente restaurata e ridecorata.
Si riparte alla volta della grande diga di Assad sull’ Eufrate e a 200 Km da Aleppo si raggiunge Resefà anticamente chiamata Sergiopoli . E’ la più interessante città morta del deserto,dopo Palmira : qui fu marterizzato San Sergio.
La citta’di Resefa e’ di forma rettangolare, approssimativamente di 550 m x 400 : la sua cinta muraria e’ la fortificazione meglio conservata del periodo paleobizantino: è lunga quasi due km, spessa 3 m, alta circa 14 m ed e’ rinforzata in fase successiva da 50 torri rettangolari, poligonali o semicircolari. Su ogni lato vi erano due porte, una principale e una secondaria. La porta nord, a causa della sua ricchissima decorazione e’ considerata la costruzione profana più’ significativa dell’arte bizantina: si tratta di una porta di due cortine murarie che, affiancate da due salienti rettangolari, creano un cortile interno, Il passaggio attraverso il muro esterno era unico. Verso l’interno della città’, invece, si aprivano tre porte architravate; sulla facciata verso il cortile interno sei colonne inquadravano le porte e sostenevano un’elegante arcata. Lungo le pareti delle torri quadrangolari una serie di semipilastri creava la suggestione di un porticato. Il fregio di grappoli, di foglie di vite e capitelli con giri di foglie di acanto costituiscono uno dei migliori esempi di arte bizantina in Siria.
Nella parte interna del muro di cinta vi era una specie di galleria intermedia con volte a botte a due piani per le sentinelle e con feritoie verso l’esterno.
Come le mura cittadine, anche le grandi chiese bizantine all’interno della città sono costruite con grandi blocchi parallelepipedi in calcare locale. Nel cosiddetto martyrium, con le sue tre absidi a forma di esedra, si mescolano i sistemi della basilica a pilastri e della costruzione centrale, creando una divisione dello spazio molto particolare: nel mezzo, un’arcata a trifoglio, che riprende l’andamento dei muri esterni dell’edificio, crea con quest’ultimi un ambulacro attorno al perimetro interno. La copertura doveva essere costituita da una cupola centrale controffortata dalle quattro absidi.
La Cattedrale della Santa Croce e’ una basilica a colonne con tre navate: in origine, la navata centrale era divisa da quelle laterali per mezzo di tre pilastri cruciformi che, su ciascun lato, sorreggevano tre grandi archi con una luce di circa dieci metri e in seguito si dovettero inserire tre colonne per sorreggere due archi di minori dimensioni entro ogni grande campata, e aggiungere dei poderosi contrafforti ai muri esterni. Le colonne utilizzate in questa occasione sono monolitiche, di marmo rosa, e hanno capitelli con doppio giro di foglie di acanto e iscrizioni in greco. Al centro della navata, sopraelevata, si trovava il bema che ospitava 28 sedili per il clero; al centro, originariamente era custodito il sarcofago di San Sergio. L’edificio fu dedicato alla Santa Croce nel 559 d.C. dal vescovo Abramo e subbi’ notevoli trasformazioni tra la fine del VI secolo e nel 1091; nel XIII secolo, quando la città’ fu abbandonata, la chiesa era ancora in uso.
All’angolo sud-ovest della città’ si raggiungono le cisterne dove un acquedotto convogliava l’acqua piovana invernale, raccolta poco distante ad ovest della città’, e costituiva una riserva per due anni; sono ancora perfettamente conservati quattro grandiosi bacini rettangolari, con volte in mattoni e pozzetti per la manutenzione alla sommità’. Verso nord, fuori le mura, si trovano le rovine del palazzo di al-Mundhir. L’edificio presenta una pianta cruciforme inscritta in un quadrato; la parete di fondo era tripartita da un’abside e da due sale rettangolari, come era tipico delle basiliche. La copertura poggiava su quattro solidissimi pilastri cruciformi ed era costituita da volte a botte, nei bracci della croce, e da piccole cupole ,nei quadrati angolari. L’edificio è stato interpretato come sala udienze di al-Mundhir,capo ghassanide che faceva parte della clientela dell’imperatore bizantino (569 d.C.) e che ,probabilmente ,teneva la sua corte a Resafà.. Continuazione per Palmira arrivo a tarda sera, e primi scatti notturni . La citta’ di Palmira e’ stata un punto di incontro fra Oriente ed Occidente e un fervidissimo centro artistico e culturale.
Ancora oggi, meta di turisti da tutte le parti del mondo, Palinira meriterebbe da sola un viaggio in Siria.
Storia
Palmira e’ il nome attuale dell’antica Tadmor, la cui attestazione ricorreva già’ nel II millennio a.C. nelle liste paleo-assire dei mercanti di Kanesh e successivamente nei testi di Mari e di Emar. Non si conosce il significato del suo nome antico che recentemente e’ tornato in uso per il villaggio costruito all’esterno dell’area archeologica. A partire dal IV secolo a.C., quando entrò’ nella sfera culturale ellenistica, la città assunse il nome di Palmira. I resti degli insediamenti più’ antichi furono sepolti dai nuovi e grandiosi edifici sorti a partire dal secolo d.C. quando la città fu definitivamente annessa all’Impero Romano all’epoca di Tiberio (14-37 d.C.) ed entrò a far parte della Provincia della Siria ai tempi di Nerone (54-68 d.C.).
Sorta intorno ad una sorgente di acqua sulfurea, “afqa”, Palmira si era da tempo guadagnata una posizione chiave come stazione di sosta per le carovane che trasportavano merci dalla Mesopotamia, dall’India e dalla Cina e all’intermediazione commerciale si era poi aggiunta quella politica, soprattutto nel periodo in cui il conflitto tra Romani e Parti era diventato più aspro. Dopo la caduta di Petra nel 106 d.C., furono dirottate su questo percorso anche le carovane che provenivano dall’Arabia meridionale e la città raggiunse uno straordinario benessere dovuto essenzialmente ai pedaggi richiesti per il passaggio e il rifornimento d’acqua. L’elenco delle tariffe doganali era stato redatto su una stele (oggi conservata all’Eremitage) che porta la data del 137 d.C., ossia alla fine del regno di Adriano, l’imperatore che aveva reso Palmira una città’ libera con il nuovo nome di Palmira Hadriana.
II secolo d.C. e’ l’epoca della sua massima prosperità: in architettura e
nell’organizzazione sociale lo stile romano si impone a tutti i livelli, ma
contemporaneamente un fiero attaccamento ai fondamenti culturali semitici e greci della città e’ attestato dal diffondersi della lingua e scrittura palmirena.
Con Settimio Severo o forse Caracalla, nel 212-217 d.C., fu concesso alla città il titolo di colonia romana e si passò così’ da un’organizzazione repubblicana ad una monarchica. Nel frattempo i Sasanidi, che nel 228 avevano sottratto il potere ai Parti, minavano il controllo di Palmira sulle vie commerciali; cos’ Odenato, il sovrano della città, fece numerose spedizioni militari antipersiane. Una di queste fu dettata dall’urgenza di Contrastare il sovrano sasanide Sapur I che aveva sconfitto l’esercito romano e aveva catturato l’Imperatore Valeriano (253-260). La vittoria ottenuta, unitamente alla conquista dell’Armenia, della Bitinia e della Cappadocia valsero ad Odenato la riconoscenza dei Romani, che gli diedero il titolo di Corrector Totius Orientis e il permesso di comandare tutte le truppe imperiali dislocate in Siria.
Odenato fu assassinato insieme al figlio maggiore in circostanze oscure nel 267 ed essendo il secondogenito, Vaballato, ancora troppo piccolo, il potere passò nelle mani della sua vedova,Zenobia. Quest’ultima, estremamente ambiziosa e consapevole della debolezza di Roma a quei ten minacciata aiiql su altri fronti ed in piena anarchia, si auto proclamò Augusta (267—274): preseii hioe el figlio, iniziò a coniare una propria moneta e sottomise la Siria, l’Anatolia e il Basso Egitto. La reazione romana fu immediata e Aureliano riuscì a sconfiggere i Palmireni prima presso Antiochia e poi ad Emesa e quindi assediò’ Palmira dove la regina si era rifugiata. Nel 273, dopo una strenua resistenza, la città’ cadde ma in un primo tempo fu risparmiata. In seguito ad una seconda rivolta, conclusasi con il massacro della guarnigione romana, Aureliano reagì’ con determinazione e fece uccidere soldati, contadini e tutti i cittadini, senza nessuna pietà (2 7 d.C.). Anche il tempio di Baal non fu risparmiato dal saccheggio e fu spogliato del suo tesoro.
Zenobia fu portata a Roma in catene d’oro e figurava nel corteo che celebrava il trionfo di Aureliano nel 274; concluse i suoi giorni in esilio, non lontana dall’Urbe.
Dopo questo episodio, Palmira non riacquistò più’ l’antico splendore. Un campo militare venne edificato nell’area occidentale della citta’ durante il regno di Diocleziano, il quale eresse anche una nuova cinta di fortificazione. La città era diventata solo uno sperduto avamposto sul confine orientale dell’Impero Romano.
I resti di due chiese bizantine e la notizia che Palmira era diventata una sede vescovile indicano tuttavia che la citta’ era ancora abitata all’epoca di Giustiniano. La cinta muraria fu forzata da Khaled Ibn al-Walid, il condottiero arabo che guidò la sue truppe durante il periodo del primo califfato di Abu Baker nel 634, strappando la città’ ai Bizantini. Intorno alla metà’ dell’VIII secolo, teatro di uno scontro fra Omayyadi e Abbasidi, Palmira fu nuovamente distrutta e nel 1089 una violenta scossa di terremoto fece infine crollare al suolo ciò che restava.

(continua) ritorna al filmato della parte prima