auto antiche e moderne

domenica 10 febbraio 2019

Franz Xaver SIMM (1853-1918)

il Ricamo                dipinto                       di      Franz Xaver SIMM (1853-1918) Franz Xaver Simm (nato il 24 giugno 1853 a Vienna, † 21 febbraio 1918 a Monaco di Baviera) è stato un pittore e illustratore austriaco.

Figlio di una famiglia di pittori, studiò dal 1869 al 1876 all'Accademia di Belle Arti di Vienna con Eduard von Engerth e Anselm Feuerbach. Ha ricevuto una borsa di studio di viaggio di due anni a Roma nel 1876 e rimase in Italia fino al 1881. Lì sposò Marie Mayer, anch'essa pittore. Insieme, sono poi andati a Tbilisi per fare murales nel Museo Caucasico. Successivamente visse a Monaco, dove accettò una cattedra.

Simm era principalmente attivo come illustratore. Più tardi, ha creato sempre più spesso quadri di genere piccolo in stile Impero


Il ricamo La distinzione tra "arte" e "hobby" è sempre difficile. In linea generale, l'arte comincia laddove l'apprendista comincia a creare. La preziosità, invece, dell'oggetto ricamato sta nell'accuratezza dell'esecuzione, nell'alta qualità dei materiali usati, nell'armonia della composizione.
 https://www.wikihow.it/Ricamare-a-Punto-Croce





martedì 5 febbraio 2019

La danza nell'arte

                                                         La danza delle tre grazie nella

primavera di Sandro Botticelli 1445-1510

Giandomenico Tiepolo il Minuetto 1727-1804 Parigi Louvre




Festa campestre di David Teniers ik Giovane 81610 -1690
Scena Campestre di JEAN-BAPTISTE PATER 81695-1736
Ballo Mascherato di William Hogarth 1697-1764

La danzatrice Camargo di Nicolas Lancret 81690-1745


il minuetto di Giandomenico Tiepolo 81727-1804
parigi Louvre





La danza rappresentata dagli artisti, ci riporta alla mente i dipinti delle ballerine di Degas, pittore che alla fine dell''800, ci invitava già a considerare gli aspetti più intimi del ballo e la fatica compiuta dalle ballerine, che nei loro spumeggianti abiti di tulle egregiamente rappresentati dalla tecnica impressionista, attendevano concentrate le indicazioni di un vecchio maestro.
Prova di un balletto sulla scena di  EDGAR DEGAS (1834-1917 Parigi Museo dell'impressionismo
E se Degas ci proponeva scene vissute in un interno




, i dipinti di Renoir ci invitavano ad apprezzare l'aspetto più gioioso delle danze all'aperto, di una Parigi mondana che appariva quasi unirsi a queste danze collettive, svolte nei modesti locali alla moda con leggiadria e spensieratezza.

  •    Ballo a Bougival di Pierre Auguste Renoir (1841-1919) Boston Museum of Fine Arts


Tutti gli artisti che si sono cimentati nel rappresentare la danza hanno contribuito a sottolinearne qualche diverso aspetto…
Matisse giunge alla rappresentazione dell'origine e del significato profondo della danza con la sua mistica danza in cerchio e Nolde nel 1913, ci presenta il senso del vortice della danza, rappresentando una “Ballerina” che, senza più freni inibitori, si mostra totalmente preda del ritmo e dell'euforia

Ma la danza non è solamente espressione spontanea, ed E. Munch nella “Danza della vita” rappresenta proprio questo, mostrandone in modo disincantato gli aspetti più esteriori, come è sua consuetudine, e sottolineando che anche la danza può simulare un palcoscenico della vita, dove mostrare quelle maschere che l'uomo è costretto a portare in una società falsa e ipocrita.
nche Botero compie a suo modo una critica….
L'artista raccoglie la tradizione del ballo popolare, da festa campagnola, e traduce i suoi protagonisti in due grassi ballerini che si impegnano in una danza all'aperto, senza guardarsi, ma solamente intenti a contare i passi.
E se Picasso con l'opera dal titolo “La danza”,



 mostra in primo piano una donna nuda, che balla con le braccia aperte davanti a due musicisti, che sembrano quasi gestirla come fosse un fantoccio, ben diverso è il tono del dipinto “La danza” di Chagall del 1951, che ci riporta al mondo onirico dell'artista, alla memoria del suo paese natio e all'incanto di quei ricordi. Tutto diventa magico, e la danza e la musica si fondono in un unico richiamo d'amore che li fa salire verso il cielo.

Gli artisti ci danno l'opportunità di riflettere che la danza può esser vista come espressione individuale o collettiva, e può essere vista come espressione spontanea o convenzionale a seconda dei contesti.

Se infatti Renoir ne sottolinea il gioioso aspetto mondano, Munch affronta le convenzioni sociali e il ruolo che assume nella società un certo tipo di danza, svuotandola di ogni spontaneità. Se Nolde affronta il tema della danza frenetica e tribale svincolandola dal contesto socio-culturale cui lui stesso appartiene per attingere al senso liberatorio della danza, Chagall enfatizza il ruolo della memoria che trasfigura e fa diventare favola la danza, che assume quei toni fantasiosi utili ad avvicinare danza e musica allo spirito più autentico del suo paese d'origine.
Toni diversi naturalmente il tema della danza assume anche in Picasso, che ama scavare dentro la psiche dell'uomo e farne emergere gli aspetti meno nobili anche nella pratica della danza. Al modo di vedere picassiano si oppone poi “La danza” di Matisse che attinge al senso mistico dell'antica danza in cerchio e mira a confermare l'unione de terreno e del divino anche attraverso l'innovativo uso  deide
i  colori. co colorilori.https://elioarte.blogspot.com/2008/03/fawn-tee.html
https://www.youtube.com/watch?v=oDfHGR5OxmQ


Nelle  pagine seguenti   una serie di mmagini che ci illustreranno il tema  della  danza e del ballo nell'arte partendo  dall'arte etrusca   a quella romana  fino  ai nostri tempi   :
                                             Danza e  Musici  V sec.A.C    Tarquinia la tomba dei Leopardi.
 Arte Romana (seconda metà Sec.V a.C. : Danza Rituale (Tomba di Ruvo) Napoli ,Museo Nazionale di Capodimonte.
Arte Romana: Musici  ambulanti  Mosaico dai  Dioscuri di Samo.Proveniente da Pompei Villa Cicerone Napoli Museo  nazionale di Capo di monte.



ARTE CONTEMPORANEA

                                                  Blue Dancer di Gino SEVERINI 1883-1966
http://elioarte.blogspot.com/2019/02/ll-futurismo-e-umberto-boccioni.html
 la Ballerina in blu, risalente al 1912, è dedicata alla danza, uno dei temi preferiti dell’arte di Gino Severini, ispirato al mondo dei caffè parigini, allora molto frequentati da artisti e scrittori.
Severini dipinse Ballerina in blu con Ballerina in bianco, oggi parte del Civico Museo d'Arte Contemporanea di Milano, nella seconda metà del 1912 nel suo studio parigino di Impasse Guelma, nello stesso edificio in cui viveva anche Georges Braque.
In quegli anni Severini aveva trovato un compromesso con il Cubismo degli amici Pablo Picasso e Braque, usandolo specificamente come mezzo di espressione del movimento, tema che allora era il suo principale interesse.
L'effetto movimento è ottenuto tramite la fusione di figura e ambiente circostante e la penetrazione della luce, rafforzata dall’applicazione sulla tela di vere e proprie paillette sull’abito, una pratica presente anche nei collage realizzati nei mesi precedenti da Braque e Picasso, ma che Severini disse aver avuto dopo una conversazione con Apollinaire, che gli aveva raccontato l'uso dei primi pittori italiani di decorare i quadri con pietre preziose e con oggetti lignei. 

Severini in quest’opera da un'interpretazione delle idee e dell’iconografia futuriste in parte originale rispetto alle posizioni dei pittori di quegli anni.

Gino Severini 1883 1964
Bleu Danza

                                                     
                                                                 

martedì 15 gennaio 2019

fiscella di frutta di A.Buggè


 Non è la prima volta che un canestro di pochi frutti, dismesso e spoglio, viene elevato al rango di assoluto protagonista dell'arte, non più come "oggetto" ma come "soggetto,Si nota in questa natura morta la voluta assenza dell'uva. sservando poi  la frutta, la sua realtà concreta e quotidiana è assoluta. Ogni singolo frutto o foglia sono raffigurati con estrema attenzione  cosi come  l'intreccio dei vimini nel canestro.

sabato 12 gennaio 2019

VIGEVANO La Torre del Bramante

Rappresenta il simbolo di Vigevano in quanto sorge nel punto più alto della città.
Venne edificata a più riprese, a partire dal 1198 sino alla fine del Quattrocento, allorchè venne ultimata dal Bramante. 
Con la sua caratteristica sagoma "filaretiana", a corpi scalari, offre dalle sue merlature una panoramica completa sulla piazza, sul castello e sull'intera città.


La piazza Ducale di Vigevano


La Piazza nacque per dare lustro alla città in quanto sede privilegiata del Ducato. Anticamera di ingresso all’imponente Castello visconteo-sforzesco, in origine presentava una rampa in pietra che permetteva ai Duchi l’ingresso trionfale alla residenza castellana.
Cuore pulsante della città, è circondata da portici e arcate sorretti da 84 colonne con capitelli che presentano fogge differenti tra loro: deve l’attuale forma architettonica al Vescovo Architetto Juan Caramuel y Lobkowitz che nel 1680 edificò la facciata barocca del Duomo.








                                     
Se vi state chiedendo cosa vedere a Vigevano,, vi proponiamo di visitare la Strada Coperta che si trova nei pressi del Castello Sforzesco.
Richiesta da Luchino Visconti nel 1347, la Strada Coperta è un’opera unica in tutta l’architettura castellana europea, nata come ponte fortificato per proteggere il passaggio dei Signori di Milano verso il Castello.
Sulla strada coperta sono stati ricavati dei percorsi sotterranei dai quali è possibile vedere alcune lavorazioni originarie del Castello Sforzesco.
La strada coperta si trova dalle parti del Castello Sforzesco, in pieno centro della cittadina








Costruito a partire dalla metà del ‘300 da Luchino Visconti al posto del “castrum” altomedievale che serviva da difesa per gli abitanti del posto. Il castello fin dall’inizio svolse funzioni di sede di corte.
A partire dal 1345 inizia la sua trasformazione in Palazzo Ducale: fu soprattutto Ludovico il Moro con il contributo di Donato Bramante a conferirgli l’aspetto di un palazzo rinascimentale.
Grazie all’opera di artisti e artigiani lombardi gli ampi saloni si presentavano affrescati e magnificamente arredati per accogliere la corte ducale, personaggi illustri e sovrani. Sono ancora visibili alcuni affreschi della seconda metà del XV secolo: di particolare valore quello presente nella Sala dell’Affresco che raffigura una scena di caccia, passatempo preferito dai Duchi di Milano.





martedì 8 gennaio 2019

La pinacoteca ambrosiana Caravaggio

    cesta di frutta  del Caravaggio  oera  presso la  Pinacoteca  ambrosiana  Milano
Sulla cesta di frutta. Molti degli studiosi di Caravaggio hanno considerato la Canestra come la prima natura morta italiana autonoma, malgrado già Roberto Longhi avesse fatto riferimento a possibili antecedenti lombardi, soprattutto a nature morte all’interno di composizioni con figure


La canestra di frutta (nota anche con il nome antico di Fiscella) è un dipinto a olio su tela di 47 cm di altezza e 62 di lunghezza realizzato tra il 1594 e il 1598 (gli storici dell'arte non sono concordi riguardo alla data precisa) dal pittore italiano Caravaggio (1571-1610). 



“Nec abest gloria proximae huic fiscellae, et qua flores micant. Fecit eam Michael Angelus Caravagensis Romae nactus auctoritatem, volueramque ego fiscellam huic aliam habere similem, sed cum huis pulchriyudinem, incomparabilemque excellentiam assequeretur nemo, solitaria relicta est”. (Non è privo di pregi un canestro dal quale ammiccavano fiori variegati. Lo dipinse Michelangelo da Caravaggio, che si conquistò  a Roma un notevole credito. Personalmente avrei voluto avere un altro canestro simile a questo ma, poiché nessuno raggiungeva la bellezza di questo e la sua incomparabile eccellenza, è rimasto solitario).

domenica 6 gennaio 2019

I VASi DI FIORI CON GROTTESCHE

IL VASo DI FIORI CON GROTTESCHE  Giovanni da Udine 1487-1564
Giovanni Nani (Nanni), o Giovanni de' Ricamatori, meglio conosciuto come Giovanni da Udine (Udine27 ottobre 1487 – Roma1561), è stato un pittoredecoratorearchitetto italiano




Tommaso Salini
Maestro del vaso a grottesche (attivo a Roma nel primo quarto del XVII secolo) 
coppia di dipinti a olio su tela, cm 76x62
Expertise di Alberto Cottino, giugno 2016. Si tratta di due notevolissime tele finora inedite, di grande livello qualitativo. Raffigurano due vasi metallici, uno dorato l’altro argentato, istoriati con scene classicheggianti poste al centro in un medaglione, nel primo quella che sembra una Leda col cigno, nel secondo un putto alato. Le forme dei vasi sono capricciose e bizzarre, probabilmente eredi di un gusto ancora tardomanierista che sembra ispirarsi a quello ben noto tra Cinquecento e Seicento espresso ad esempio nelle incisioni dei Vasi polidoreschi. Lo stile si riallaccia ad evidentiam alla composita galassia dei cosiddetti ‘Maestri del vaso a grottesche’, che tuttora rappresenta per lo storico dell’arte un problema di complessa soluzione. Questo soprattutto perché, come scrive Alberto Veca,“a fronte della raccolta d’archivio di una serie di dipinti di composizioni di fiori dal carattere squisitamente arcaico (...) si contrappone un’assenza di nomi, di tracce inventariali, almeno per quelli, pochi, esplorati, quasi che non fosse esistita nella fase iniziale del Seicento una ‘natura morta di fiori’ nei centri di produzione italiana”. Le tele qui studiate s’inseriscono proprio nel novero di questi dipinti arcaici ancora privi di nomi sicuri (anche se questo tipo di opere è stato ascritto recentemente a Tommaso Salini, su basi induttive e con criteri troppo estensivi), ad un livello tuttavia molto alto, cioè tra i migliori esemplari di questo tipo di produzione, il che fa supporre la mano di un pittore di prim’ordine.