
blog di quadri e opere d'arte in genere,e destinato ad ospitare articoli e presentazione di quadri. Tutte le foto,ed i filmati presenti nel blog sono tutelati da DIRITTI D'AUTORE ©
giovedì 23 giugno 2016
sabato 4 giugno 2016
Ghiacciai Perito Moreno Argentina
foto elioarte
foto elioarte
foto elioarte 16 gennaio 2007
Un muro di ghiaccio di 5 km di lunghezza e 60 metri di altezza sopra il livello del lago lentamente spinto in avanti da una lingua di ghiaccio, si perde nell'orizzonte. Il ghiacciaio è in silenzio e improvvisamente si sente un tremore dal profondo di esso . Un suono potente come se si trattasse di un tuono, è quando un enorme blocco del muro cade in acqua con grande strepito. Da alcuni anni, il mitico Ghiacciaio Perito Moreno, il gigante di ghiaccio, avanza fino a toccare la terra e formare un ponte. L'attesa è ansiosa, ma questa volta non si vede nulla. Lo spettacolo imprevedibile del suo crollo è l'evento più atteso. si avvererà qualche anno dopo nel novembre 2010.
Rottura del ghiacciaio perito moreno in diretta - novembre 2010
mercoledì 1 giugno 2016
Mata e Grifone
I Giganti, rappresentanti solitamente una donna bianca di nome Mata ed un guerriero nero di nome Grifone, sono due alti fantocci di cartapesta che vengono portati a spalla , danzando al ritmo di tamburi, per le vie di Seminara RC., in occasione di festività cattoliche patronali.
I due colossi di cartapesta, rappresentano e ricordano allegoricamente la conquista della libertà del popolo calabrese dai predoni saraceni e turchi, che per secoli devastarono la Calabria..
Segue i Giganti un finto cavallo montato anch'esso da un portatore che, emergendo con metà busto dall'animale, crea una mitica figura di novello centauro a due zampe. Durante il ballo il destriero volteggia tra la coppia gigantesca cercando di allontanare il gigante Grifone da Mata. A volte, scalpitando ed imbizzarrendosi, riesce a dividerli frapponendosi tra di loro. Infine, visti inutili i suoi tentativi di dissuadere il gigante nero dal conquistare Mata, si rassegna marciando contento davanti alla coppia danzante e festosa.
I due colossi di cartapesta, rappresentano e ricordano allegoricamente la conquista della libertà del popolo calabrese dai predoni saraceni e turchi, che per secoli devastarono la Calabria..
domenica 29 maggio 2016
Tappeto Bakhtiari di vecchia manifattura con bellissimi colori
I Bakhtiari sono
tappeti nomadici di grande fascino e, siano essi antichi o vecchi, sono molto
ricercati e difficili da trovare
Essendo un
tappeto utilizzato da nomadi, dev'essere per forza dotato di notevole
robustezza, perciò viene annodato con lane e trame in cotone molto
resistenti all'usura. Durante l'annodatura le trame vengono battute
energicamente, operazione che li rende molto robusti e per questo i tappeti
Bakhtiari hanno un certo spessore e possono essere considerati tra i tappeti
persiani che hanno la vita più lunga.
Particolare molto caratteristico i simboli che si ritrovano dal pettine alla farfalla, dal pavone al pesce, dal fiore all'albero. Tutte immagini stilizzate sapientemente e molto interessanti nella loro ricerca , si che il tappeto diventa quasi un libro da leggere. Bella
anche la bordura floreale stilizzata su fondo bianco.
Runner Bactiari vintage 6'1 "x 9'4"
Tappeti Bactiari
Nelle montagne Zagros, a ovest della città di Isfahan, intorno alla città di Shahr-e-Kurd, risiedono i nomadi Bakhtiar. Molti di loro parlano persiano o dialetto Lori, mentre altri che vivono nella provincia del Khuzestan parlano arabo. Gli uomini Bakhtiar indossano pantaloni larghi, un cappello a forma rotonda e una tunica corta, abiti che hanno origine fin dalla dinastia dei Parti (200 a.C.-200 a.C.). Il capo nomade Bakhtiar (khan) a volte ha avuto posizioni molto potenti nella società persiana. Una vasta area di produzione di tappeti di Chahar Mahal va Bakhtiari assorbe i nomadi e le popolazioni dei villaggi di origini mutevoli.
Nelle montagne Zagros, a ovest della città di Isfahan, intorno alla città di Shahr-e-Kurd, risiedono i nomadi Bakhtiar. Molti di loro parlano persiano o dialetto Lori, mentre altri che vivono nella provincia del Khuzestan parlano arabo. Gli uomini Bakhtiar indossano pantaloni larghi, un cappello a forma rotonda e una tunica corta, abiti che hanno origine fin dalla dinastia dei Parti (200 a.C.-200 a.C.). Il capo nomade Bakhtiar (khan) a volte ha avuto posizioni molto potenti nella società persiana. Una vasta area di produzione di tappeti di Chahar Mahal va Bakhtiari assorbe i nomadi e le popolazioni dei villaggi di origini mutevoli.
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sabato 14 maggio 2016
LUIGI ZAGO di Villafranca
Luigi Zago Villafranca di Verona 1894- Mendoza (Argentina) 1952
Luigi ZAGO
(Villafranca di Verona, 1894 – Mendoza, 1952) Luigi Zago iniziò a dipingere da giovanissimo come autodidatta e solo più avanti, nel 1924 fu allievo di Vettore Zanetti Zilla. La sua passione per la pittura fu inizialmente interrotta dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, poiché Luigi Zago combatté come Alpino dal 1915 al 1918. Nel 1924 ebbe luogo la sua prima esposizione al Lyceum di Milano e richiamò subito l'attenzione di critici e di artisti tra i quali Carlo Carrà. Nel 1925 raccolse i primi successi alla Biennale di Roma e continuò esponendo alla Quadriennale di Torino e in altre importanti mostre a Milano, Firenze, Bologna e Fiume. Nel 1926, per il Centenario Francescano dipinse ottanta opere che rappresentavano i luoghi di San Francesco d'Assisi e questi dipinti, di grande valore artistico, poetico e religioso, furono pubblicati nei tre volumi dei "Santuari Francescani" di Padre Vittorino Facchinetti intitolati rispettivamente "Assisi", "La Verna nel Casentino" e "Valle Reatina". Dipinse poi un’altra serie di cinquanta opere ispirate ai luoghi e alle atmosfere dei Promessi Sposi di Manzoni, seguendo i sentieri percorsi da Don Abbondio, le casette sparse per le campagne e le vedute di Pescarenico. Sempre nel 1928 partecipò alla Biennale di Venezia con due opere: “La Fonte” e “Finestra”. Per il ventennale della Vittoria ritornò sui luoghi nei quali aveva combattuto ripercorrendoli a piedi per vari mesi. Dipinse quindi un importante gruppo di opere che furono esposte a Milano nella “Mostra dei campi di battaglia – dal Timavo all’Adamello”. Le sue opere dipinte con passione e consapevolezza furono ben accolte dal pubblico e dalla critica che lo definì come il pittore delle visioni di pace sui luoghi di guerra. Nel 1943 una bomba colpì il suo studio di Milano e distrusse la maggior parte delle tele dipinte fino a quel momento e Luigi Zago organizzò subito dopo una mostra con i quadri che non subirono danni. ... Nel 1947 la moglie Magda Martinelli partì per l’America del Sud portando con sé numerose opere di Luigi Zago, presentandole nei musei e nelle gallerie d'arte. Nel 1949 Luigi Zago accettò l’invito delle autorità argentine a trasferirsi a Buenos Aires, iniziando già sulla nave a dipingere una serie di impressioni di viaggio che presentò appena sbarcato. Anche qui ottenne numerosi successi di critica e di pubblico e le sue mostre si susseguirono in Argentina a Rosario, Mendoza, Cordoba e a Punta del Este e Motevideo in Uruguay. Il Governo della Provincia di Cordoba gli commissionò cinquanta tele con soggetto la città e i paesaggi della zona, tutte opere che vennero poi pubblicate nel catalogo “Cordoba y sus Sierras en su poesia de colores” una pubblicazione di cinquanta tavole a colori a memoria di quell’imponente lavoro di pittura del paesaggio. Dopo la mostra di Cordoba, il Governo della Provincia di Misiones lo invitò a trasferirsi a Posadas, capitale di quello stato, ma prima di partire, l’8 luglio del 1952, l’artista morì improvvisamente
(Villafranca di Verona, 1894 – Mendoza, 1952) Luigi Zago iniziò a dipingere da giovanissimo come autodidatta e solo più avanti, nel 1924 fu allievo di Vettore Zanetti Zilla. La sua passione per la pittura fu inizialmente interrotta dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, poiché Luigi Zago combatté come Alpino dal 1915 al 1918. Nel 1924 ebbe luogo la sua prima esposizione al Lyceum di Milano e richiamò subito l'attenzione di critici e di artisti tra i quali Carlo Carrà. Nel 1925 raccolse i primi successi alla Biennale di Roma e continuò esponendo alla Quadriennale di Torino e in altre importanti mostre a Milano, Firenze, Bologna e Fiume. Nel 1926, per il Centenario Francescano dipinse ottanta opere che rappresentavano i luoghi di San Francesco d'Assisi e questi dipinti, di grande valore artistico, poetico e religioso, furono pubblicati nei tre volumi dei "Santuari Francescani" di Padre Vittorino Facchinetti intitolati rispettivamente "Assisi", "La Verna nel Casentino" e "Valle Reatina". Dipinse poi un’altra serie di cinquanta opere ispirate ai luoghi e alle atmosfere dei Promessi Sposi di Manzoni, seguendo i sentieri percorsi da Don Abbondio, le casette sparse per le campagne e le vedute di Pescarenico. Sempre nel 1928 partecipò alla Biennale di Venezia con due opere: “La Fonte” e “Finestra”. Per il ventennale della Vittoria ritornò sui luoghi nei quali aveva combattuto ripercorrendoli a piedi per vari mesi. Dipinse quindi un importante gruppo di opere che furono esposte a Milano nella “Mostra dei campi di battaglia – dal Timavo all’Adamello”. Le sue opere dipinte con passione e consapevolezza furono ben accolte dal pubblico e dalla critica che lo definì come il pittore delle visioni di pace sui luoghi di guerra. Nel 1943 una bomba colpì il suo studio di Milano e distrusse la maggior parte delle tele dipinte fino a quel momento e Luigi Zago organizzò subito dopo una mostra con i quadri che non subirono danni. ... Nel 1947 la moglie Magda Martinelli partì per l’America del Sud portando con sé numerose opere di Luigi Zago, presentandole nei musei e nelle gallerie d'arte. Nel 1949 Luigi Zago accettò l’invito delle autorità argentine a trasferirsi a Buenos Aires, iniziando già sulla nave a dipingere una serie di impressioni di viaggio che presentò appena sbarcato. Anche qui ottenne numerosi successi di critica e di pubblico e le sue mostre si susseguirono in Argentina a Rosario, Mendoza, Cordoba e a Punta del Este e Motevideo in Uruguay. Il Governo della Provincia di Cordoba gli commissionò cinquanta tele con soggetto la città e i paesaggi della zona, tutte opere che vennero poi pubblicate nel catalogo “Cordoba y sus Sierras en su poesia de colores” una pubblicazione di cinquanta tavole a colori a memoria di quell’imponente lavoro di pittura del paesaggio. Dopo la mostra di Cordoba, il Governo della Provincia di Misiones lo invitò a trasferirsi a Posadas, capitale di quello stato, ma prima di partire, l’8 luglio del 1952, l’artista morì improvvisamente
Giunto da autodidatta alla pittura, principia ad affermarsi in ambito
veronese negli anni del primo dopoguerra dopo la forzata pausa imposta alla sua
attività artistica dalla partecipazione al conflitto. Seguendo i consigli e
l'insegnamento di Vittore Zanetti Zilla, cui si accosta nel 1924, sceglie di
dedicarsi in particolare alla pittura di paesaggio, non tralasciando in seguito
di frequentare anche le scene di genere e la natura morta. Alla metà degli anni
Venti risalgono le prime importanti partecipazioni espositive: una personale a
Milano nel 1924, la Biennale di Roma e la Quadriennale torinese del 1925. Alla
mostra milanese allestita per il Decennale della Vittoria (1928) si propone con
una serie di vedute d'alta montagna ispirate ai luoghi in cui aveva combattuto
durante la guerra;
IL PIAVE
a quello stesso anno risalgono una nuova personale milanese
(Galleria Micheli) e la partecipazione alla Biennale di Venezia. Nel 1929
espone alla I Mostra del Novecento Italiano presso la Permanente milanese.
Trasferitosi in Argentina nel 1949, espone in frequenti personali (Rosario,
Montevideo, Mendoza) il frutto delle sue indagini pittoriche sul paesaggio
locale.
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venerdì 13 maggio 2016
Giuseppe Solenghi
Giuseppe Solenghi Milano 1879 Cernobio 1944
Giuseppe Solenghi nasce a Milano 1879 Allievo dell'Accademia di Brera (1892-1895), segue i corsi di prospettiva di Giuseppe Mentessi e quelli di pittura tenuti da Cesare Tallone. Fu introdotto da Gaetano Previati nell'ambiente progressista e boheémien della scapigliatura milanese. Concluso il periodo formativo si dedica per qualche anno alla miniatura (1895-1900) quindi, grazie all'amicizia con Leonardo Bazzaro, si accosta alla pittura di paesaggio e alla veduta urbana, eleggendo quali soggetti preferiti gli umidi panorami lombardi, la laguna di Chioggia e, principalmente, i tradizionali scorci della "vecchia" Milano. Frequenti nel suo repertorio sono però anche i ritratti delle celebrità del canto lirico impegnate nelle rappresentazioni scintillanti del Teatro alla Scala di Milano, spesso rappresentate con gli abiti di scena.Passa con semplicità dalla pittura ad olio,al pastello,e all'acquerello senza mostrare mai insicurezza o difficoltà di esecuzione.Proponendosi spesso al pubblico delle esposizioni braidensi, di quelle della Permanente e delle mostre organizzate dalla Famiglia Artistica Milanese.Muore a Cernobio nel 1944
proprietà Galleria Elioarte
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martedì 10 maggio 2016
A tavola non s'invecchia.
ARGOMENTO DEL GIORNO:
A tavola lo stile a Made in Italy fa scuola
Per il 73% degli esperti è questo lo stile di vita più seguito al mondo: buona cucina, prodotti sani e di prima qualità e convivialità a tavola
di Carla Pacelli
Cos’è l’Italian way of fooding? Uno stile di vita che unisce convivialità e dieta mediterranea, la cultura per il cibo tipica del Belpaese e la qualità delle materie prime. Stile, oggi, sempre più seguito anche all’estero, soprattutto nei paesi anglosassoni, dove riscuote entusiasmi e fa proseliti anche tra le star. Da Robert De Niro a Hillary Clinton, a Heid Klum: il benessere della dieta mediterranea è sempre più apprezzato e perseguito. Il Made in Italy, però, va forte non solo all’estero, ma anche entro gli stessi confini della penisola, almeno stando a una recente indagine Doxa.
Benessere e convivialità
Per il 72% degli italiani la dieta ideale è quella mediterranea, mentre la dieta vegetariana o vegana (17%), iperproteica (11%) e low-carb (2%) sono meno apprezzate. Alla base di questa tendenza, gli elementi legati alla nostra tradizione culturale gastronomica: convivialità (81%), i valori della dieta mediterranea (74%) e gli aspetti legati al benessere (69%). In tre parole, l’Italian way of fooding. Anche Polli Cooking Lab, l’osservatorio sulle tendenze alimentari dell’omonima azienda, ha condotto uno studio elaborando i pareri di oltre 90 esperti tra nutrizionisti, chef e antropologi dell’alimentazione in occasione di CIBUS 2016, la grande fieraParma in questi giorni dedicata all’universo
dell’alimentare.
Dieta e salute
I risultati dello studio riportano che secondo il 73% degli esperti è l’Italian way of fooding lo stile di vita più seguito a livello internazionale. Commenta a tal proposito Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo delll'Università La Sapienza di Roma: «La popolarità della dieta mediterranea nel mondo è dovuta principalmente ai riconoscimenti scientifici di grande prestigio – afferma– In molti paesi sono stati eseguiti studi che hanno raggiunto dei risultati univoci sui benefici sia in termini di allungamento della vita sia sulla prevenzione delle malattie. Basti pensare che seguendola si riduce del 9% la mortalità».
Materie prime eccellenti
A dare man forte agli scienziati, anche i grandi chef stellati, come, ad esempio, Chicco Cerea, del ristorante “Da Vittorio” di Brusaporto (Bg): «L’Italian way of fooding ha così tanto successo sia in Italia sia all’estero perché non è una semplice dieta ma un vero e proprio stile di vita. È sano e gustoso e fa star bene con se stessi. Non dimentichiamo che può contare su prodotti che, dall’Alto Adige alla Sicilia, tutto il mondo c’invidia. Sapori e benessere fanno scaturire la convivialità tipica della tavola italiana, che poi si riflette sui commensali. Per quanto riguarda le ultime tendenze, i piatti più richiesti sono a base di verdure e formaggi freschi, prodotti tipici del Belpaese e amati da tutti».
IL DECALOGO DEI VALORI DELL’ITALIAN WAY OF FOODING STILATO DAGLI ESPERTI:
• MADE IN ITALY, perché la qualità dei prodotti italiani è un “valore” riconosciuto in tutto il mondo
• QUALITÀ, perché i prodotti di eccellenza made in Italy si inseriscono in sistemi di qualità per garantire una totale sicurezza alimentare
• TRADIZIONE, per capire e tramandare la storia, i territori, i valori che stanno dietro ogni buon prodotto italiano
• INNOVAZIONE, che caratterizza “il modo di fare” delle aziende italiane apprezzate a livello internazionale
• CONVIVIALITÀ, perché la gioia di stare insieme a tavola è un valore tipico dell’Italian style
• DEGUSTAZIONE, per non ridurre il pasto al solo consumo del cibo ma assaporare al meglio sapori e profumi
• STILE ED ELEGANZA, elementi che non possono mai mancare in una tipica tavola all’italiana
• CREATIVITÀ, perché cucinare bene all’italiana è saper stupire non solo con il gusto ma anche con la vista
• BENESSERE, perché gli studi scientifici hanno dimostrato che la dieta mediterranea è salutare per le persone e l’ambiente
• PATRIMONIO UNICO, da tutelare e diffondere in tutto il mondo.
A tavola lo stile a Made in Italy fa scuola
Per il 73% degli esperti è questo lo stile di vita più seguito al mondo: buona cucina, prodotti sani e di prima qualità e convivialità a tavola
di Carla Pacelli
Cos’è l’Italian way of fooding? Uno stile di vita che unisce convivialità e dieta mediterranea, la cultura per il cibo tipica del Belpaese e la qualità delle materie prime. Stile, oggi, sempre più seguito anche all’estero, soprattutto nei paesi anglosassoni, dove riscuote entusiasmi e fa proseliti anche tra le star. Da Robert De Niro a Hillary Clinton, a Heid Klum: il benessere della dieta mediterranea è sempre più apprezzato e perseguito. Il Made in Italy, però, va forte non solo all’estero, ma anche entro gli stessi confini della penisola, almeno stando a una recente indagine Doxa.
Benessere e convivialità
Per il 72% degli italiani la dieta ideale è quella mediterranea, mentre la dieta vegetariana o vegana (17%), iperproteica (11%) e low-carb (2%) sono meno apprezzate. Alla base di questa tendenza, gli elementi legati alla nostra tradizione culturale gastronomica: convivialità (81%), i valori della dieta mediterranea (74%) e gli aspetti legati al benessere (69%). In tre parole, l’Italian way of fooding. Anche Polli Cooking Lab, l’osservatorio sulle tendenze alimentari dell’omonima azienda, ha condotto uno studio elaborando i pareri di oltre 90 esperti tra nutrizionisti, chef e antropologi dell’alimentazione in occasione di CIBUS 2016, la grande fiera
Dieta e salute
I risultati dello studio riportano che secondo il 73% degli esperti è l’Italian way of fooding lo stile di vita più seguito a livello internazionale. Commenta a tal proposito Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo delll'Università La Sapienza di Roma: «La popolarità della dieta mediterranea nel mondo è dovuta principalmente ai riconoscimenti scientifici di grande prestigio – afferma– In molti paesi sono stati eseguiti studi che hanno raggiunto dei risultati univoci sui benefici sia in termini di allungamento della vita sia sulla prevenzione delle malattie. Basti pensare che seguendola si riduce del 9% la mortalità».
Materie prime eccellenti
A dare man forte agli scienziati, anche i grandi chef stellati, come, ad esempio, Chicco Cerea, del ristorante “Da Vittorio” di Brusaporto (Bg): «L’Italian way of fooding ha così tanto successo sia in Italia sia all’estero perché non è una semplice dieta ma un vero e proprio stile di vita. È sano e gustoso e fa star bene con se stessi. Non dimentichiamo che può contare su prodotti che, dall’Alto Adige alla Sicilia, tutto il mondo c’invidia. Sapori e benessere fanno scaturire la convivialità tipica della tavola italiana, che poi si riflette sui commensali. Per quanto riguarda le ultime tendenze, i piatti più richiesti sono a base di verdure e formaggi freschi, prodotti tipici del Belpaese e amati da tutti».
IL DECALOGO DEI VALORI DELL’ITALIAN WAY OF FOODING STILATO DAGLI ESPERTI:
• MADE IN ITALY, perché la qualità dei prodotti italiani è un “valore” riconosciuto in tutto il mondo
• QUALITÀ, perché i prodotti di eccellenza made in Italy si inseriscono in sistemi di qualità per garantire una totale sicurezza alimentare
• TRADIZIONE, per capire e tramandare la storia, i territori, i valori che stanno dietro ogni buon prodotto italiano
• INNOVAZIONE, che caratterizza “il modo di fare” delle aziende italiane apprezzate a livello internazionale
• CONVIVIALITÀ, perché la gioia di stare insieme a tavola è un valore tipico dell’Italian style
• DEGUSTAZIONE, per non ridurre il pasto al solo consumo del cibo ma assaporare al meglio sapori e profumi
• STILE ED ELEGANZA, elementi che non possono mai mancare in una tipica tavola all’italiana
• CREATIVITÀ, perché cucinare bene all’italiana è saper stupire non solo con il gusto ma anche con la vista
• BENESSERE, perché gli studi scientifici hanno dimostrato che la dieta mediterranea è salutare per le persone e l’ambiente
• PATRIMONIO UNICO, da tutelare e diffondere in tutto il mondo.
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