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mercoledì 21 agosto 2019

Emilio Pasini 800 italiano

PASINI EMILIO.  Brescia, 26 gennaio 1872 - 4 gennaio 1953.
Da Enrico, scrivano, e da Angela Gatti, è nato Emilio Pasini, che trascorre la giovinezza nel rione di S. Alessandro, accanto a numerosi fratelli. Precocemente attratto dalla pittura, inizia l'apprendistato con Campini.  A soli diciotto anni è presente a mostre dell'Arte in famiglia, facendosi apprezzare a fianco di noti artisti locali.E’ l'avvio a numerose partecipazioni a esposizioni bresciane, in città diverse, dove nel primo decennio del secolo propone dipinti e disegni a inchiostro firmati anche Vari Pasinick, ad attestare la predilezione al mondo cui guarda con esclusiva attenzione, cercando di imitare sia l'impianto, sia il colore, fino a voler gareggiare coi maestri del passati secoli. Alcuni dipinti, quali l'Uomo del garofano, anche nella titolazione ripropongono autori famosi. Nel 1899 è invitato alla Biennale di Venezia: vi espone il ritratto di Marziale Ducos, mentre Donna d'altri tempi è accolto dalla Permanente milanese nel 1900.  Il successivo anno riceve l'incarico dalla Giunta comunale di eseguire il ritratto di Vittorio Emanuele, posto nella sala maggiore della residenza municipale. Signora in nero si afferma nel 1903, ed è indicata per l'acquisto dell'Ateneo; nello stesso periodo è l'incarico di dipingere la Madonnna di Pompei per la chiesa di S. Giovanni, poco oltre esegue la pala di S. Francesco di Sales, per la Chiesa della Pace (1910). Sono ormai numerose le mostre che possono testimoniare l'affermazione di Emilio Pasini; basti dire delle ricorrenti Biennali di Venezia, dove nel 1907 espone Ferry-ombra d'oro, dipinto al quale si accostano quelli inviati ad esposizioni torinesi, genovesi, a Brera...Ritrattista ormai noto anche fuori del confini bresciani, lungo si fa l'elenco del personaggi che a lui si sono rivolti: se Ritratto di Signora (esposto a Monaco nel 1909) fissa i lineamenti della madre del pittore, altri ben noti si susseguono, di Lida Borelli, di Luigi Barzini, del Co.- A.M. (esposto a Venezia), Luigi Borghetti, (1910), L'uomo del garofano (Venezia, 1912), via via Carla Visconti di Modrone (1913), Raffaello Barbera (1913), Arnaldo Cantù (1914 circa), Angela Ceresa Minotto, Bianca Prato Negroni Morosini da Zara (esposti a Venezia nel primi anni Venti). In seguito Emilio Pasini, più che le partecipazioni a mostre sembra prediligere il lavoro di studio, il contatto con i giovani, tanto che, esaurito l'insegnamento in aule pubbliche, ne raccoglierà buon numero presso di sé, divenendo uno dei più noti ed apprezzati maestri. Il cornplanto prof.  Lorenzo Favero, per anni vicino al pittore, fa cenno di mostre tenute da Pasini anche a Parigi, Berlino, Londra, ma nulla s'è rinvenuto che testimoni la presenza in quelle città: degno di nota invece Pasini scrittore d'arte, rivelante una profonda conoscenza della storia del ritratto italiana e bresciana in particolare.  Proprio su questo argomento, introdotto dell'insigne Pompeo Molmenti, tenne una conferenza all'Ateneo veneto, in occasione di sua presenza a Biennale lagunare (1910); ed altre prove della sua sensibile partecipazione sono le numerose recensioni redatte per mostre di allievi e di arsici. Se questa succinta nota ha ricordato alcuni motivi salienti della vita e dell'opera di Pasini, numerosissimi altri dipinti potrebbero essere almeno citati a provare l'intensa attività e la risonanza conquistata dal ritrattista.  Non pochi e significativi esiti restano presso gli eredi, ed altri ancora in numerose collezioni di famiglie cittadine. Come i ritratti della baronessina Laura Boccard (1900), Giovanni Tomaselli (1900), la Signora Aloisio (1940), Mons.  Luigi Falsina (1942), la marchesa Fracassi Mazzotti, il sig.  Longhi, il co: Azzoni, donna Franca Folcieri, don Ermanno Gerosa, l'avv.  Grassi, il prof Alberti, tanti, tanti altri già catalogati dall'autore di questa nota. Pasini, nella sua opera, racchiude cinquant'anni di vicende bresciane: e non soltanto bresciane, attraverso la interpretazione del volti effigiati, degli ambienti .coronanti quei volti, emerge un giudizio, sia pure indulgente ma veritiero su una generazione. Nelle sue tele si scoprono così gli aspetti spumeggianti e lievi di un'epoca; li nobilita lo sguardo dell'Autore, rivolto agli esempi più alti della ritrattistica.  Tanto che, al di là delle superfici fatte di velluti, tendaggi, preziose suppellettili, la compostezza o l'espressione delle figure riescono a dire i loro caratteri, con penetrazione inconsueta; ed attraverso i personaggi si risale al mondo in cui vissero.


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