auto antiche e moderne

venerdì 11 dicembre 2020

Beccaria Angelo Fanciulle nel Bosco

 BECCARIA, Angelo. - Nacque a Torino nel maggio 1820 da Giovanni. A diciotto anni entrò, contrastato dal padre, all'Accademia Albertina di Torino. Dapprima studiò figura con G. B. Biscarra; in seguito si dedicò esclusivamente al paesaggio, guardando a M. d'Azeglio e al ginevrino A. Calame. Cominciò a esporre presso la Società promotrice delle Belle Arti di Torino nel 1843, partecipandovi annualmente fino al 1860, e poi con qualche interruzione dal 1864 al 1896. Sempre a Torino espose al Circolo degli artisti dal 1863 al 1873. Uno dei primi dipinti che lo rese noto fu Il tramonto del sole (1845). Per guadagnare impartì lezioni private e fu molto ricercato dall'aristocrazia torinese; insegnò pittura ai cinque figli di Vittorio Emanuele II. D'estate la famiglia reale lo invitava in campagna e là insegnava ai principi a dipingere dal vero. Egli stesso si recò a più riprese in Val d'Aosta con E. Perotti e con C. Piacenza per dipingere dal vero. Morì a Torino il 14 genn. 1897.

Pur essendo della stessa generazione di A. Fontanesi, il B. rappresenta, nella storia del paesaggio piemontese dell'800, un aspetto ancora legato a modi precedenti, e non rinnovati. Studiò il Calame, paesista romantico più per programma che per stile, specialmente tramite il Perotti che aveva lavorato a Ginevra. Col Perotti e col Piacenza ebbe stretti rapporti: li univa un'analoga concezione del paesaggio che non è priva di reminiscenze di certo vedutismo decorativo settecentesco: una natura amabilmente ornata, d'intonazione idillica. Tale concezione gli impedì di raggiungere, nei risultati ultimi, quell'adesione genuina al motivo naturale, che pur dovette esistere in partenza (e lo conferma parte della sua produzione).

Tutta la sua opera pittorica rimane praticamente ferma su queste basi: in La raccolta del fieno, 1864 (Torino, Galleria d'arte moderna), Paese d'invenzione, 1870 (ibid.), L'ora del pasto (Torino, coll. M. Rossi), per non citare che alcuni dei numerosi paesaggi che si ripetono con una certa monotonia, il tono, gradevole, di pacato naturalismo, e certe finezze di particolari sono in parte guastati dalla composizione scenografica, dalla luce artificiosa, dalla presenza di macchiette troppo imposte.

È di valore assai limitato un gruppo di dipinti, molto di maniera, con riprese di motivi settecenteschi (Nel parco, 1872) . Meno noti, ma più interessanti, sono gli studi a olio, i disegni, le incisioni. Una serie di sei tavolette appartenente a coll. privata di Torino Le fanciulle nel bosco (1888) con Vedute di campagna, dai colori tenui, e quasi liquidi (tutta la sua pittura del resto ha una gamma delicata di verdi azzurri bruni), è di notevole freschezza e naturalezza e bene si accompagna con alcune acqueforti (Sotto i faggi, 1870; Presso ai boschi, 1871; Sui colli, 1873) con le quali il B., pur mantenendo il tratto di attenta precisione propria dei dipinti, ottiene risultati assai simili a quelli dei componenti la scuola di Rivara.

Una cartella di disegni (figure, paesaggi) si conserva nella Galleria d'arte moderna di Torino: eseguiti con segno sottile, alcuni di essi sono assai eleganti; appartengono allo stesso museo dieci incisioni (figure, paesaggi, fra cui le tre citate) e tre litografie (fra cui L'arco di Susa, 1841).

Dal catalogo dei dipinti si citano ancora: Un sito nella valle di Lanzo, 1845; Ritorno dal mercato, 1848; Il guado, 1849; Diana e Atteone, 1850; Un lago, 1857; Il gioco delle bocce (Torino, Galleria d'arte moderna); Crepuscolo, 1873; Le comari   del villaggio, 1880.

BECCARIA ANGELO nato a   T orino 1820 - 1897

Studiò con G. B. Biscarra alI’Accademia Albertina di Torino. Paesaggista, attento alla lezione di M. d’Azeglio e di C. Benevello e al vedutismo olandese del XVII secolo, dal 1843 al 1896 espose paesaggi piemontesi e valdostani, spesso animati da figure, che furono elogiati dalla critica e ricercati in particolare negli ambienti aristocratici e presso la corte sabauda. Significativo, in tal senso, l'acquisto di opere esposte alle promotrici genovesi e confluite nella collezione di Oddone di Savoia (La pesca, 1853, Gruppo di figure e animali, 1856, entrambe a Genova Nervi, Galleria d'Arte Moderna). Altre opere furono acquistate dalla Società Promotrice torinese (La raccolta del fieno in Piemonte, 1864, Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna). In compagnia di G. Camino ed E. Perotti sperimentò anche la pittura “dal vero” e negli ultimi anni s’interessò ai paesaggi orientali.






                         la Fienaiuola in Valsesia opera  datata  "1866   olio su Tela cm. 110 x66   rintelata

Fanciulle nel Bosco (1888) olio su cartone pressato cm 45,5 x 33,5 dipinto firmato e datato 1888 aggiudicato il 26/8/2021 a Elioarte asta 185 lotto 23 casa d'aste Sant'Agostino Torino

mercoledì 2 dicembre 2020

Bagetti Giuseppe Pietro

 Bagetti giuseppe  Pietro  Paesaggio con  Guado

Opera Firmata in Basso al Centro

olio su tavoletta  cm 23,5  x 28,5


Piccolo e pregevole dipinto rappresenta un paesaggio con un  fiume, grandi masse di alberi in lontananza e sottili ed alti pioppi,al centro della  composizione. Un guado con il bestiame e due figurine ,una a piedi ed una a cavallo animano la solitudine agreste.




Asta: 177
Lotto: 26
BAGETTI GIUSEPPE PIETRO
"Paesaggio con guado"
23,5x28,5 olio su tavoletta
Opera firmata in basso al centro: Bagetti f. (fecit)
Il piccolo e pregevole dipinto rappresenta un paesaggio con un fiume, grandi masse d'alberi in lontananza, e sottili ed alti pioppi al centro della composizione. Un guado con bestiame e due figurine (una a piedi ed una a cavallo) animano la solitudine agreste. Molti sono i paragoni possibili con opere note dell'artista a cominciare da alcune vedute di campi di battaglia napoleonici realizzate fra 1795 e 1799 (segnaliamo, in particolare, la "Vue des Hauteurs de St. Michel" incisa da Schroeder e Misbach su disegno di Bagetti). Interessante poi, è anche il confronto con un disegno della Biblioteca Reale di Torino raffigurante il "Palazzo e giardino del Conte della Villa a Villastellone" (utile anche per una comparazione della firma), databile verso il 1809. In questo disegno Bagetti sviluppa in modo assai nitido una visione del paesaggio ancora illuminista, chiara e ben delineata. Lo stesso tipo di visione che si può riscontrare in questa rara tavoletta che deve essere pertanto datata verso il 1810-15, prima cioè che si verifichi nella pittura del Bagetti un cambiamento di rotta che lo porterà a realizzare paesaggi animati da una sottile vena romantica come quelli della serie dei trenta "Paesaggi di invenzione" che gli furono commissionati da Carlo Felice e che erano già esposti nella Galleria delle battaglie del Palazzo Reale di Torino nel 1830. Bibl.: - AA.VV. Cultura figurativa e architettonica negli Stati del Re di Sardegna (1773-1861), Torino 1980, vol. I, pp. 233-281.

Biografia BAGETTI, Giuseppe Pietro. - Nato a Torino nel 1764, studiò composizione musicale con il maestro Bernardino Gaetano Ottani, personalità del teatro e pittore scenografo che lo iniziò al gusto, allora di moda, delle rovine. Presto il B. si interessò agli studi di architettura e nel 1792 partecipò con successo a una commissione regia avente per tema il progetto di un arco trionfale. Intanto si applicava alla pittura ad acquerello, tecnica allora tenuta in particolare conto come novità, e vi fu iniziato da P. Palmieri padre, incisore, amico degli scenografi Galliari. Nel 1792 ottenne l'incarico per l'insegnamento del disegno topografico nella Reale Accademia dei Nobili. Nel 1793 fu nominato da Vittorio Amedeo III "disegnatore regio" ed ebbe ordine di seguire, con il grado di capitano, l'armata a Nizza e a Tolone, incaricato di ritrarre dal vero i fatti d'arme di quelle campagne contro i Francesi, riprendendole in vedute e paesaggi, che da questa determinata necessità illustrativa traevano un carattere di resa fedele al vero (d'après nature),senza retorica alcuna. Le prove si dimostravano tuttavia ancor legate al gusto settecentesco per la scelta del punto di vista, di preferenza scenografico. Nel 1797 fu nominato maestro di disegno topografico nel reale corpo d'artiglieria.

Dopo l'annessione del Piemonte alla Francia (1801), il B. entrò in qualità di "capitano disegnatore" fra gli ingegneri geografi. Nel 1803 fu incaricato di riprodurre i fatti d'arme delle campagne napoleoniche in Italia del 1796-97 e del 1800 in una serie di acquerelli che suscitarono polemici giudizi fino ad accusarlo di essere un rinnegato piemontese. Nel 1803-1806 ripercorse i campi di battaglia e, valendosi di precise indicazioni del cartografo G. F. Martinell, attese a ben settantasei acquereli, ora conservati al Museo storico di Versailles. Inviato in Germanìa, rilevò i campi di battaglia di Ulm e di Austerlitz, e seguì le campagne del 1807 e del 1809. Nel 1811 eseguì un grande dipinto che ritraeva, a volo d'uccello, le zone già teatro delle vicende militari in Italia durante le campagne napoleoniche. Nello stesso anno fu decorato della Legion d'onore. Nel 1812 il B. fu al seguito della Grande Armata in Russia; ma ammalatosi a Vilna, fece ritorno in Francia. Nuovamente con l'esercito napoleonico partecipò alla sfortunata campagna del 1813, e vi rimase fino agli eventi di Bautzen. Ma, sempre a causa della malferma salute, fu obbligato a far ritorno a Parigi.Dopo la restaurazione il B. rientrò a Torino in qualità di capitano del genio; ed ebbe da Vittorio Emanuele I l'incarico per una serie di acquerelli con Fatti d'arme relativi alla storia di Casa Savoia. Fu da allora attivo come insegnante di disegno topografico nella Reale Accademia militare e fu nominato da Carlo Felice membro della Accademia di belle arti. Morì a Torino nel 1831.

La sua arte esercitò in Piemonte una sicura influenza, importando modi propri della pittura storico-romantica francese; ed egli diede preziosi consigli a Massimo d'Azeglio pittore, che lo apprezzava per i tratti romantici che affiorano anche dalle vedute tracciate secondo le istruzioni vincolanti delle memorie militari del Martinell, seguendo temi suggeriti dal Dépôt de la Guerre. In particolare la generazione del 1830 fu attenta ai suoi disegni finemente acquerellati, cogliendone il lato più coreografico o di poetica aderenza al vero, come nel caso delle vedute che ritraggono la sfumata dolcezza delle Langhe o della campagna fra Piemonte e Lombardia, e le asprezze romantiche della Valle d'Aosta, allora visitata da numerosi viaggiatori. Il B. scrisse d'arte e di musica: pubblicò (Torino 1827) l'Analisi dell'unità dell'effetto della pittura e dell'imitazione delle belle arti e sul Courrier de Turin (30 marzo 1809) un articolo intitolato Musique in risposta a uno scritto del Grassi.

I suoi disegni, oltre che a Versailles (acquerelli), sono conservati al Museo civico di Torino (primi progetti) e alla Biblioteca reale. Per il fondo della Biblioteca reale (38 disegni militari e 26 paesaggi) si confronti il catalogo di A. Bertini, Roma 1959. Gli album del Museo civico sono pervenuti a Torino per recente acquisto; provengono dagli eredi del viceré Eugenio di Beauharnais, e in seguito passarono presso Charpentier nel 1954. Il primo volume consta di fogli 97; il secondo di fogli 71, e sono stati di recente studiati da M. Viale Ferrero.












Pur avendo studiato come architetto presso l'Università di Torino, è noto per la sua collaborazione con l'armata francese durante la prima campagna napoleonica d'Italia. I suoi paesaggi sono il racconto del viver quotidiano tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. A questo periodo appartiene una fortunata serie di vedute che rappresenta le vittoriose battaglie di Napoleone negli anni dal 1796 al 1800.

Va detto che per l'esecuzioni dei suoi disegni, Bagetti studiava direttamente sulle carte topografiche. Era solito inoltre, prima di disegnare i suoi schizzi sul campo, raccogliere informazioni da testimoni oculari o protagonisti della vicenda. Grazie alle conoscenze tecniche acquisite negli studi da architetto, riusciva a ritrarre una realtà particolarmente fedele. I suoi acquarelli sono nitidi e dettagliati. Il gioco di equilibri fra le varie parti dell'insieme, offre la sensazione di un tutto armonico in cui non vi è percezione di dettagli che alterino l'unità d'effetto. Anche se la descrizione è particolareggiata, tutto è proporzionato e studiato per consentire all'osservatore d'abbracciare l'insieme con un solo colpo d'occhio.

Formatosi in ambito musicale sotto la guida di Bernardo Ottani che si dedicava anche alla pittura, Giuseppe Pietro Bagetti apprese la tecnica dell'acquerello da Pietro Giacomo Palmieri[1]. Il 23 dicembre 1782 ottenne, dalla Regia Università di Torino, l'abilitazione come architetto civile e militare.

Dal 1792 insegnò disegno topografico e fu al servizio di Vittorio Amedeo III come regio disegnatore di vedute e paesaggi. Dal 1793 seguì le regie armate di Sardegna nel contado di Nizza e Tolone con l'incarico di disegnare tutti i fatti d'arme di quella campagna.

Dopo il rientro a Torino, nel 1797 ebbe l'incarico di docente di topografia presso la Scuola del Genio e il Reale Corpo di Artiglieria. In seguito all'occupazione francese entrò a far parte dell'Ufficio topografico piemontese col grado di Capitano Ingegnere Geografo. Fu successivamente assegnato all'Armata d'Italia come artiste chargé d'exécuter les vues des sites les plus intéressants des principales affaires aux quelles la guerre va donner lieu.

Bagetti ritratto da Giacomo Spalla

Uno dei primi compiti affidatogli fu la raffigurazione della Battaglia di Marengo, emblematico scontro che fece nascere il mito napoleonico. Per i suoi meriti sul campo fu nominato capitain ingénieur géographe artiste.

Dal 1802 al 1805, distaccato alla sezione topografica piemontese sotto il comando del capitano Joseph Marie François de Martinel, percorse il territorio compreso fra la Liguria, le Alpi Marittime e la Pianura Padana, disegnando le vedute delle principali battaglie dell'esercito francese combattute durante la Prima Campagna d'Italia. Successivamente seguì l'Armata del Nord in Germania e partecipò alla Campagna di Russia, producendo la documentazione grafica delle più importanti operazioni militari condotte su quei fronti. Nel 1806 si trasferì a Parigi. Tra il 1806 e il 1807 realizzò una seconda serie di vedute nella ex Repubblica di Venezia.

Nel 1807, per volere di Napoleone, la serie completa dei suoi 68 acquerelli fu collocata nella Galleria del Castello di Fontainebleau[2].

Nel 1811 l'imperatore gli attribuì la Legion d'onore per aver eseguito una carta geografica con veduta a volo d'uccello dell'Italia, dalle Alpi fino a Napoli, mentre nel 1812 espose al Salon di Parigi e fu premiato con una medaglia d'oro. Nel 1815, dopo la caduta dell'impero fece ritorno a Torino, per insegnare topografia all'Accademia militare e pittura ad acquarello all'Accademia di Belle Arti. Fu inoltre al servizio dei Savoia, per i quali dipinse i paesaggi destinati a decorare il Castello di Moncalieri, tra cui la Veduta di Moncalieri e La sagra di S. Michele.

Nel 1827 pubblicò un trattato intitolato Analisi dell'unità di effetto nella pittura e dell'imitazione nelle belle arti[3]. I suoi schizzi sul campo furono utilizzati come base per una serie di acquerelli e tempere realizzati dall'ingegnere geografo Gautier e dai topografi Pasquieri e Bucler d'Albe. Dalla metà del XIX secolo le coppie dei suoi lavori si moltiplicarono grazie al lavoro di Morel e Parent. Intorno al 1830, sotto la guida del direttore del dipartimento della guerra francese, Général Pelet, si diede inizio all'incisione delle opere di Bagetti, che servirono alla realizzazione del catalogo, Vues des champs de bataille[4].

Il pittore morì a Torino il 29 aprile 1831. Nel 1834 Luigi Filippo di Francia fece trasferire i 68 acquerelli a Versailles nel Castello ristrutturato come Musée de l'Histoire de France.

Le sue opere sono conservate al Musée de l'Armée di Vincennes vicino a Parigi, al Musée de l'Histoire de France di Versailles e Trianon e alla Galleria civica d'arte moderna e contemporanea, all'Accademia Albertina, al Palazzo Reale, al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e alla Biblioteca Reale di Torino.







sabato 28 novembre 2020

Firtz. Vogler

 

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  •  Pescatori a riva Pittura, Olio ...

  •      

  • Proprietà Galleria  Elioarte
  • M

    VOGLER F. <BR>XIX sec<BR>            "Pescatori a riva"

    VOGLER F.
    XIX sec
    "Pescatori a riva"
    33x41 olio su tela
    Opera firmata in basso a destra













  • lunedì 2 novembre 2020

    Daniele Ranzoni

     Daniele Ranzoni (Intra3 dicembre 1843 – Intra20 ottobre 1889) è stato un pittore italiano, legato alla Scapigliatura.


     


    Ranzoni Daniele *

    RANZONI DANIELE
    Intra (Novara) 1843 - 1889
    Apprese a Intra le prime noizioni artistiche del pittore L. Litta; nel 1856, con l’aiuto di facoltose famiglie locali, poté iscriversi all’Accademia di Brera a Milano. Salvo una breve parentesi all’Accademia Albertina di Torino, seguì i corsi braidensi fino al 1864, allievo di G. Bertini e compagno di studi di T. Cremona, al quale resterà legato da profonda e duratura amicizia. Alla Scuola del Nudo conobbe anche C. Grandi, F. Carcano e A. Catalani, con i quali condivise le tappe più importanti della sua carriera artistica. In Beatrice Cenci che scioglie i capelli al sole, saggio accademico del 1863, mostrava attenzione alle problematiche luministiche, che sviluppò infatti coerentemente nel successivo periodo di ricerche trascorso nella sua cittadina natale: qui lavorò alla definizione di una forma personale, basata sulla luminosità dei colori e dello sfumato dei contorni. Fondò un circolo scapigliato e frequentò personaggi di fede democratica appartenenti alla cultura europea: animato dagli ideali unitari, meditava di arruolarsi con G. Garibaldi e in questo clima elaborò il dipinto Italiana che pensa alla grandezza antica della Patria, che presentò alla Mostra braidense del 1867. Rientrato a Milano l’anno successivo, riprese la consuetudine artistica con Cremona; insieme esposero a Brera alcuni ritratti, accomunati anche dall’iniziale rifiuto della critica ufficiale. Nel 1872 partecipò con G. Bignami alla costituzione della “Famiglia Artistica”. Si saldavano frattanto i rapporti con aristocratici milanesi, come i Besozzi Valentini, i conti Greppi, i principi Troubetzkoy. Da questi ultimi soprattutto avrà sostegno dopo il ritorno ad Intra, quando fu ospite a Villa Ada, la loro residenza di Selasca sul lago Maggiore (I Pizzoni e il Sasso di ferro veduti da villa Ada sul lago Maggiore, Châlet della villa Ada, esposti a Milano nel 1871; Ritratto di fanciulli con cane, esposto a Milano nel 1874, Milano, Galleria d’Arte Moderna), dove ebbe talvolta la compagnia dell’amico Cremona. Trasferitosi a Londra nel 1877, si fece apprezzare come ritrattista (I bambini Nevill, 1878, coll. privata), ma il mancato accesso alla mostra della Royal Academy del 1879 lo spinse a rientrare in Italia. Nel 1880 presentò a Milano ben tredici ritratti realizzati per l’aristocrazia e la ricca borghesia lombarda (Ritratto della contessa Arrivabene, Milano, Galleria d’Arte Moderna) e negli anni seguenti continuò a lavorare per le famiglie dei suoi protettori. In questo periodo la sua pittura raggiunse una progressiva sintesi cromatica, affidata a sottili varizioni tonali e a una tendenza ad alleggerire la materia immergendola in una luminosità diffusa (Giovinetta in bianco, 1885, Milano, Galleria d’Arte Moderna). Sofferente a causa di crisi depressive si rifugiò sul Lago maggiore nelle residenze di amici ospitali, confortato da ultimo soltanto dall’appoggio di V. Grubicy, che nel 1890 avrebbe organizzato un’ampia retr
    ospettiva dell’artista alla Permanente di Milano.

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    Asta 452 / Lotto n° 224

    DANIELE RANZONI

     (  Intra   1843  -    1889  )


    "Ritratto di due donne. La baronessa Van Kraft Rodowska con la figlia" 1860, 1863 olio su tela (cm 105x80) Provenienza: Milano, collezione Gagliardini; Lecco, collezione privata Esposizioni: 1988, Montecatini Terme "La donna e la moda nella pittura italiana del secondo '800"; 2012, Milano, Galleria d'Arte Ambrosiana "La donna nella pittura italiana dell'800. Tra ritratto e paesaggio" Bibliografia: G.Nicodemi "I grandi pittori dell'Ottocento Italiano - I pittori dell'alta Italia" Aldo Martello Editore, Milano 1961, tav.XXIV; "Catalogo Bolaffi della pittura Italiana dell'800" n.4, Giulio Bolaffi Editore, Torino 1972, p.357; Piero Dini "La donna e la moda nella pittura italiana del secondo '800" catalogo della mostra (Montecatini Terme), Il Torchio, Firenze 1988, tav.72; A.P.Quinsac "Daniele Ranzoni. Catalogo Ragionato dei dipinti e dei disegni" Skira, Milano 1997, n.14, p.54; M.Raspa (scheda) in "La donna nella pittura italiana dell'800. Tra ritratto e paesaggio" catalogo della mostra a cura di F.L.Maspes, Milano, Galleria d'Arte Ambrosiana 2012, pp.12-13

    lunedì 28 settembre 2020

    I postmacchiaioli

     

    Artisti postmacchiaioliI Postmacchiaioli furono un gruppo nutrito di pittori che, partendo dalle premesse pittoriche a cui erano addivenuti i Macchiaioli, svilupparono un progetto artistico autonomo e innovativo.