auto antiche e moderne

domenica 3 marzo 2019

CINA . Scene di vita

                        cina  scene di vita  bimbi a scuola   foto  elioarte

                                                               
Cina Scene di Vita La preghiera foto elioartehttps://elioarte.blogspot.com/2014/02/cina-la-grande-muraglia.html

sabato 2 marzo 2019

India il Kathakali



Il kathakali è una forma espressiva di Teatro Danza  dello stato indiano del sud del Kerala,  nata circa 400 anni fa. È considerata una delle più antiche forme di danza dell'India.
È una combinazione spettacolare di teatro,danza e musica  e  i suoi rituali. I personaggi con i volti dipinti di colori accesi e con costumi elaborati rimandano alle storie epiche indu, tratte dalMaratha e dal  Ramayana. Il kathakali viene danzato da soli uomini che recitano anche le parti femminili.
Un attore di Kathakali, per prepararsi alla rappresentazione, adopera tecniche di concentrazione, abilità e attitudine fisica, tramite un addestramento basato sullaKalaripatu, antica  Arte Marzialeart del Kerala.
I percussionisti, i cantanti , gli artist ied i costumisti completano l'insieme di esperti altamente addestrati che affiancano le esibizioni di Kathakali.
Il kathakali è considerata una combinazione armoniosa di cinque forme d'arte: Letteratura
 (Sahithyam) MusicaM (Sangeetham)Pittura (Chithram) e danza D(Nritham) 
Il Kathakali non è una semplice danza, ma un atto di devozione dove viene rappresentate l’eterna lotta universale tra il bene e il male. Questa espressione artistica –  finestra sul passato – dove le storie epiche indù sono giunte a noi attraverso un linguaggio comprensibile dalle popolazioni locali in special modo nelle comunità rurali dove attraverso la danza e la trasmissione orale da sempre hanno avuto un’importante funzione di coesione sociale.
Il Kathakali ai più è noto per il pesante elaborato trucco e per i suoi costumi. Infatti, i costumi colorati e affascinanti di Kathakali sono diventati l’icona più riconosciuta del Kerala. Kathakali è considerato come uno dei più bei teatri di fantasia e creatività. La danza Kathakali presenta temi derivati ​​dal Ramayana, il Mahabharata e altre epiche indù, mitologie e leggende.
Come detto l’aspetto di ballo di Kathakali si compone di danza pura (Nritya), così come di un attore che non recita con la voce ma con il corpo in tutte le sue forme espressive, in pratica mima (Abhinaya). È interessante notare come il  Kathakali è l’unica forma di danza indiana in cui tutto il corpo, dallo scheletro ai muscoli, fino a anche il più piccolo muscolo facciale vengono utilizzati per ritrarre e riprodurre le diverse emozioni. Quando la danza Kathakali  viene eseguita il testo del dramma o la storia è cantata per il ballerino/a ed è la base per il sua  interpretazione.
Il ballerino si esprime attraverso mudra specifiche espressioni facciali,  manuali e in generale del corpo codificate, strettamente seguiti dai versi padam che vengono cantate.





domenica 24 febbraio 2019

Il RICAMO come espressione di talento artistico


dal  archivio > il Tirreno  del 2011< 04>13> con il tocco di Asmara Mannnocci  
Nativa di Cascina, Asmara Mannocci, sin da giovanissima, dopo avere rinunciato ad un futuro da cantante lirica con la sua voce da soprano, ha cominciato a cimentarsi con ago e filo dando vita a lavori di grandissimo pregio e riscuotendo via via consensi anche a livello internazionale. Dalla sua passione ed abilità è quindi scaturita nel 2004 l'associazione "Il ricamo diventa pittura" con sede operativa a Pisa ed a Livorno presso il Circolo Quadri (viale d'Antignano 21): un sodalizio con un centinaio di iscritte ed attualmente presieduto da Antonella Puliti Viaggi che ha realizzato parecchie mostre ed ora presenta questa rassegna di splendidi ricami ispirati ai decori delle porcellane Richard-Ginori dal'700 ad oggi in collaborazione col Museo di Doccia che raccoglie le creazioni della prestigiosa azienda nata nel 1735 per iniziativa del marchese Carlo Ginori nello stesso periodo che vide nascere le celebri manifatture di porcellane di Meissen, di Sevres e di Capodimonte.

.Quando il ricamo diventa una forma d'arte: è quanto possiamo ammirare nella mostra in Accademia Navale dove sono esposti i lavori realizzati dalle aderenti all'Associazione Culturale "Il ricamo diventa pittura" di cui è stata promotrice Asmara Mannocci, da sempre appassionata di disegno.

 il Bandera è un ricamo esclusivamente piemontese con uno spiccato gusto francese


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                                                       Cuscino con ricamo Bandera



                                                Antiquariato Antica poltrona impreziosita da un ricamo



bellissimo  ricamo su un cuscino 
ricamato a Samarcanda Uzbekistan

lunedì 18 febbraio 2019

Emilio Pasini

Dipinto ad olio su tavola cornice d'epoca e firma E Pasini


tempera  su cartoncino ritratto di donna firmato in alto a sinistra

Dettagli

PASINI EMILIO (Brescia, 26 gennaio 1872 - 4 gennaio 1953)
Da Enrico, scrivano, e da Angela Gatti, è nato Emilio Pasini, che trascorre la giovinezza nel rione di S. Alessandro, accanto a numerosi fratelli. Precocemente attratto dalla pittura, inizia l'apprendistato con Campini.  A soli diciotto anni è presente a mostre dell'Arte in famiglia, facendosi apprezzare a fianco di noti artisti locali.E’ l'avvio a numerose partecipazioni a esposizioni bresciane, in città diverse, dove nel primo decennio del secolo propone dipinti e disegni a inchiostro firmati anche Vari Pasinick, ad attestare la predilezione al mondo cui guarda con esclusiva attenzione, cercando di imitare sia l'impianto, sia il colore, fino a voler gareggiare coi maestri del passati secoli. Alcuni dipinti, quali l'Uomo del garofano, anche nella titolazione ripropongono autori famosi.
Nel 1899 è invitato alla Biennale di Venezia: vi espone il ritratto di Marziale Ducos, mentre Donna d'altri tempi è accolto dalla Permanente milanese nel 1900.  Il successivo anno riceve l'incarico dalla Giunta comunale di eseguire il ritratto di Vittorio Emanuele, posto nella sala maggiore della residenza municipale. Signora in nero si afferma nel 1903, ed è indicata per l'acquisto dell'Ateneo; nello stesso periodo è l'incarico di dipingere la Madonnna di Pompei per la chiesa di S. Giovanni, poco oltre esegue la pala di S. Francesco di Sales, per la Chiesa della Pace (1910). Sono ormai numerose le mostre che possono testimoniare l'affermazione di Emilio Pasini; basti dire delle ricorrenti Biennali di Venezia, dove nel 1907 espone Ferry-ombra d'oro, dipinto al quale si accostano quelli inviati ad esposizioni torinesi, genovesi, a Brera...Ritrattista ormai noto anche fuori del confini bresciani, lungo si fa l'elenco del personaggi che a lui si sono rivolti: se Ritratto di Signora (esposto a Monaco nel 1909) fissa i lineamenti della madre del pittore, altri ben noti si susseguono, di Lida Borelli, di Luigi Barzini, del Co.- A.M. (esposto a Venezia), Luigi Borghetti, (1910), L'uomo del garofano (Venezia, 1912), via via Carla Visconti di Modrone (1913), Raffaello Barbera (1913), Arnaldo Cantù (1914 circa), Angela Ceresa Minotto, Bianca Prato Negroni Morosini da Zara (esposti a Venezia nel primi anni Venti). In seguito Emilio Pasini, più che le partecipazioni a mostre sembra prediligere il lavoro di studio, il contatto con i giovani, tanto che, esaurito l'insegnamento in aule pubbliche, ne raccoglierà buon numero presso di sé, divenendo uno dei più noti ed apprezzati maestri. Il cornplanto prof.  Lorenzo Favero, per anni vicino al pittore, fa cenno di mostre tenute da Pasini anche a Parigi, Berlino, Londra, ma nulla s'è rinvenuto che testimoni la presenza in quelle città: degno di nota invece Pasini scrittore d'arte, rivelante una profonda conoscenza della storia del ritratto italiana e bresciana in particolare.  Proprio su questo argomento, introdotto dell'insigne Pompeo Molmenti, tenne una conferenza all'Ateneo veneto, in occasione di sua presenza a Biennale lagunare (1910); ed altre prove della sua sensibile partecipazione sono le numerose recensioni redatte per mostre di allievi e di arsici. Se questa succinta nota ha ricordato alcuni motivi salienti della vita e dell'opera di Pasini, numerosissimi altri dipinti potrebbero essere almeno citati a provare l'intensa attività e la risonanza conquistata dal ritrattista.  Non pochi e significativi esiti restano presso gli eredi, ed altri ancora in numerose collezioni di famiglie cittadine. Come i ritratti della baronessina Laura Boccard (1900), Giovanni Tomaselli (1900), la Signora Aloisio (1940), Mons.  Luigi Falsina (1942), la marchesa Fracassi Mazzotti, il sig.  Longhi, il co: Azzoni, donna Franca Folcieri, don Ermanno Gerosa, l'avv.  Grassi, il prof Alberti, tanti, tanti altri già catalogati dall'autore di questa nota. Pasini, nella sua opera, racchiude cinquant'anni di vicende bresciane: e non soltanto bresciane, attraverso la interpretazione del volti effigiati, degli ambienti .coronanti quei volti, emerge un giudizio, sia pure indulgente ma veritiero su una generazione. Nelle sue tele si scoprono così gli aspetti spumeggianti e lievi di un'epoca; li nobilita lo sguardo dell'Autore, rivolto agli esempi più alti della ritrattistica.  Tanto che, al di là delle superfici fatte di velluti, tendaggi, preziose suppellettili, la compostezza o l'espressione delle figure riescono a dire i loro caratteri, con penetrazione inconsueta; ed attraverso i personaggi si risale al mondo in cui vissero.










Dipinto 0lio su tela cm 52x32 Paesaggio Alpino Baita  Cornice d'epoca firmato A  pasini


















                

due ritratti di volto di anziano






A Pasini  Paesaggio alpino  con  baita  0lio  su tavola cm. 52x32 firmato











Antonio Pasini (Borgo San Donnino, 21 febbraio 1770 – Parma, 23 luglio 1835) è stato un pittore e docente italiano.
Studiò all'Accademia di Belle Arti di Parma, dove ebbe come maestro Domenico Muzzi. Nel 1790 vinse il primo premio nella sezione composizione con un dipinto che raffigura Meleagro che porge alla vergine Atalanta la testa del cinghiale. Nel 1805 fu nominato professore aggiunto di pittura e insegnante di miniatura. Tra i suoi allievi vi furono Macedonio Melloni e Francesco Scaramuzza.
Fu amico di Giovan Battista Bodoni, che gli affidò vari lavori, tra cui il disegno Conversazione in casa Bodoni, in cui compaiono diversi personaggi dell'epoca. Il disegno è conservato oggi nella biblioteca del Conservatorio di Parma. Bodoni lo incaricò anche di acquarellare una serie di incisioni di soggetto mitologico detta "Il Cimelio"[1], che Bodoni donò a Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d'Austria in occasione della nascita del figlio, Napoleone II, nel 1811. Nel 1816 la duchessa Maria Luigia lo nominò ritrattista di corte e nel 1822 maestro di composizione e anatomia pittorica, carica che conservò per tutta la vita.
Antonio Pasini è considerato un buon ritrattista.
























venerdì 15 febbraio 2019

Divisionismo : Giovanni Segantini

Il divisionismo è un fenomeno artistico Italiano derivato dal neoimpressionismo e caratterizzato dalla separazione dei colori in singoli punti o linee che interagiscono fra di loro in senso ottico; per tali motivi può essere definito come una variante specifica del puntinismo

 

 L’Europa tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento è un continuo susseguirsi di movimenti artistici e nuovi artisti che contribuiscono a tracciare un nuovo corso per la storia dell’arte.
Anche l’Italia è coinvolta da questo fermento creativo e vede l’affermarsi del Divisionismo.
Il Divisionismo si afferma nel 1891 alla Triennale di Brera, con la prima esposizione pubblica di un gruppo di giovani pittori: Giovanni Segantini, Giuseppe Pelizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Emilio Longoni.
Ciò che questi artisti propongono sconvolge e divide la critica e il pubblico, non solo perché usano una tecnica pittorica nuova, che consiste nell’accostamento di punti di colore sulla tela, ma anche per le interpretazioni inedite di temi come la natura e la società. 
Giovanni   Segantini nell'opera le due madri ci presenta  un’umile scena notturna in una stalla dall’alto valore emblematico. 

                                le due  madri di Segantini














Partendo da una scena di genere Segantini compie il passaggio ad un’idea universale, l’idea della maternità, a ciò che dà origine alla vita. Il pittore guarda con tenerezza al mondo dei contadini e attua un paragone tra la mucca con il suo vitello e la contadina seduta con il bambino (ritratto della compagna e del figlio), che, come sottolineato dal titolo stesso, sono accomunate nel ruolo di madri. L’artista vuole far emergere il fatto che l’istinto materno c’è anche negli animali. 
L’effetto di luce, estremamente studiato, è dato da una fonte di luce interna, luce artificiale prodotta da una lanterna, ed è una luce calda e dorata che contribuisce a dare unità di toni e sentimento alla scena. Ispira l’idea di un luogo accogliente. L’atmosfera è intima di sereno riposo e affetto materno e ricorda la natività. La contadina è una sorta di Madonna, simbolo universale dell’origine della vita.
Il punto di vista è molto ravvicinato e le figure sono monumentali. I corpi hanno solidità, volume e plasticità. 
In quest’opera la tecnica divisionista permette a Segantini di rendere la tela molto luminosa.
Il soggetto e l’ambiente sono tipicamente divisionisti. Il primo rientra infatti tra i soggetti popolari, nel senso che rappresenta i valori che caratterizzano il popolo: il lavoro umile e faticoso, la famiglia, ecc. Il secondo perché la scena è in un ambiente come la montagna o la campagna, considerato dai divisionisti un luogo non intaccato dalla logica di mercato che invece contraddistingue la vita di città.

martedì 12 febbraio 2019

Fauves

assume il significato di "feroci, selvaggi", intendendo il termine in senso inizialmente dispregiativo), sorge in Francia nel 1904 per dissolversi nel 1908, e rappresenta, nonostante la sua breve vita, una fase determinante della storia dell'arte moderna, per la quale si fissa l'origine ufficiale proprio da una manifestazione fauve, la collettiva al Salon d'Automne di Parigi nell'anno 1905.
Il gruppo dei Fauves era costituito da giovani pittori molto diversi tra loro per linguaggio figurativo, ispirazione ed orientamento, tuttavia si consolidò ben presto un sodalizio efficiente ed organizzato nel quale si evidenziarono chiaramente le istanze su base comune e le affinità di intenti, generando un tipo di pittura se non omogenea tra tutti i componenti, sicuramente incisivamente connotata in modo coerente.
I più noti rappresentanti del movimento Fauves sono Matisse , Derain, de Vlaminck, Braque, Marquet, Friesz, Dufy, Manguin, Puy, Van Dongen, Valtat, Rouault, con chiara predominanaza di Matisse come figura di carisma maggiore, propulsore ed organizzatore del gruppo.
Non a caso proprio Henri Matisse fu l'unico a rimanere fedele e a sviluppare coerentemente le premesse fauve, mentre altri pittori del movimento, compreso Braque, finirono per disperdersi nel timore di immobilizzarsi su posizioni artificiosamente polemiche e non costruttive.
La base di partenza dei Fauves

ù

fauvismo


 è una posizione antiaccademica, contro le involuzioni decadentiste della pittura impressionista, intellettualisticamente ripiegata su canoni immobilisti, incapace di rinnovarsi. Ciò che ne deriva è la ricerca di nuovi mezzi espressivi: contro il naturalismo edonistico dell'Impressionismo, essi esaltano l'indipendenza della rappresentazione pittorica dal reale, dalle leggi matematiche della prospettiva, del volume, della forma, dall'uso del colore secondo le regole cromatiche ed adottano una tavolozza di "puro colore", molto violenta e vivace, con accostamenti intensi e dissonanti, lontana da ogni naturalismo, attenta solo allo stato d'animo dell'artista.
Mentre viene enfatizzato l'aspetto cromatico staccandolo dalla naturalità, contemporaneamente la forma viene esonerata dal compito della raffigurazione tradizionale per essere definita dalla stesura piatta del colore nel massimo disinteresse per le proporzioni canoniche, il ritmo compositivo ricerca risultati di intensa emotività al di là di ogni preoccupazione meramente estetica, tanto che, talvolta, si può leggere la volontaria ricerca di un'arte "brutta", in antitesi all'esaltazione dell'armonia e della bellezza compiuta dall'arte ottocentesca.
Sono molto chiari i rapporti con Vincent Van Gogh, con Gauguin, i richiami al Simbolismo e al , dei quali tuttavia si critica la parte teorica, le analogie con il pre-cubismo nell'esaltazione del primitivismo, soprattutto sono evidenti le analogie con l'Espressionismo e con la poetica dell'inconscio che sarà comune a tanti movimenti avanguardisti del novecento.
L'importanza del movimento Fauves si può in definitiva individuare nella scoperta della potenzialità di comunicazione emotiva sia del colore che della linea, nella rivalutazione dell'irrazionalità, nel riconoscimento dell'istinto come componente essenziale dell'animo umano, nella accettazione del sentimento, della "animalità" nell'uomo, elementi che decreteranno la definitiva caduta dei valori fondamentali dell' '800 e del Romanticismo, preparando così la via alla nascita e allo sviluppo dell'arte moderna.