auto antiche e moderne

lunedì 16 agosto 2021

arturo Ferrari Nascita: 26 gennaio 1861, Milano Morte: 31 ottobre 1932, Milano

                     "MILANO, IL NAVIGLIO DI VIARENNA" 1894 olio su tela 

                                                               Milano   Via San Bernardino
                                        Il dipinto fu presentato all'Esposizione Nazionale di Brera del 1912 ... La veduta ritrae puntualmente il vicolo di San Bernardino








 È avviato agli studi artistici dal padre, Cesare Ferrari, collaboratore di Luigi Scrosati, e dal pittore Mosè Bianchi da Lodi. Compie la propria formazione presso l'Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini dal 1877 al 1884, frequentando contemporaneamente lo studio di Gerolamo Induno. Nel 1879 esordisce all'Esposizione di Belle Arti di Brera con una veduta dell'interno del Duomo di Milano, inaugurando il repertorio di vedute prospettiche milanesi che costituiranno il soggetto ricorrente all'interno della sua vasta produzione di oli e acquerelli. In breve tempo diviene l'artefice di una rievocazione poetica e sentimentale della vecchia Milano che nel passaggio verso il Novecento, complice una radicale ristrutturazione edilizia, andava assumendo un nuovo volto. Costantemente presente alle principali rassegne espositive fino al 1932, anno della sua scomparsa, consegue numerosi riconoscimenti ufficiali insieme con un notevole successo di pubblico e l'apprezzamento della critica conservatrice.

domenica 8 agosto 2021

Sottili enrico

Autore: Sottili Enrico (1890/ 1977)

Cronologia: post 1900 - ante 1977

Tipologiapittura Como (CO), Musei Civici di Como. Palazzo Volpi

      Sottili Enrico fu un pittore del XX secolo . Nacque a Reggio Emilia nel 1890, morì a Sala Comacina nel 1977 all'età di 87 anni.


        Armonie Intelvesi Mattino a Laino 1927 Olio su Tavoletta cm25x 36   Opera firmata e datata in basso a sinistra al retro con titolo 

Asta 159 / Lotto 171
ENRICO SOTTILI
Reggio Emilia 1890 Sala Comacina 1977

aggiudicata a Galleria  Elioarte asta 159  lotto 171 Sant'Agostino case d'Aste TORINO

dono al dott.Buggè  Ing. Giuseppe   a  merito delle  sue virtù artistiche iin  data  10  agosto 2021


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Notizie storico-critiche: Come ha osservato l'estensore della scheda cartacea: "E. Sottili insegnò per qualche tempo alla scuola d'arte di Cantù; fu poi a Milano e frequentò la scuola di Ottavio Grolla. in un primo tempo pittore di figura e natura morta, si diede poi a riprodurre paesaggi lombardi, soprattutto della Val d'Intelvi (frequenti mostre a Lanzo) e della regione dello Spluga, scegliendo condizioni di luce particolari che permettessero effetti pittorici sensibili. Una sua opera venne acquistata dalla Galleria d'arte moderna di Milano nel 1931, alla mostra del Dopolavoro dei dipendenti comunali. Sue opere sono state esposte alla mostra Pittori e scultori





 

domenica 20 giugno 2021

Bergamini Francesco

 Inserito in ARTISTILE FIRME DEI PITTORI ITALIANI DELL'OTTOCENTO

ergamini Francesco   Attivo nella seconds mrtà del XIX decolo


Francesco Bergamini (Roma 1851 – Roma 1900) è stato un pittore italiano.

 si specializzò in dipinti di genere, eseguiti con uno stile vigorosamente realista memore della scuola napoletana.

Partecipò a Roma nel 1891 all’Esposizione della Società Amatori e Cultori delle Belle Arti (di cui fu nominato membro nel 1900) e ancora nel 1893 all’Esposizione Nazionale (Gli ultimi).morì a  Roma nel 1900.

                                                                        
"Coro"
50x62,5 olio su tela   
        







venerdì 18 giugno 2021

indice dei pittori presenti nel blog elioarte

 Vincenzo Migliaro *

Michele Cascella

Francesco Coleman

Vittorio Cavalleri *

Mario Gachet*

giovanni colmo *

Vittorio Bussolino

Mario Cheduzzi *

Andrea Marchisio *

Leonardo Bazzaro

Francesco Loiacono

Angelo Beccaria*

Firtz Vogler*

Vincenzo Cabianca

Vincenzo Caprile*

Filippo Palizzi*

Alberto Rossi

Emma Ciardi*

Francesco Coleman  

Massimo D'azeglio

Enrico Gamba *

Cesare Nonti

Telemaco Signorin

Sottili  Enrico

Colmo Giovanni*













Torcia Francesco Saverio

Coleman Francesco

Coleman Francesco 1851 – 1918 Inserito in ARTISTI, LE FIRME DEI PITTORI ITALIANI DELL'OTTOCENTO Coleman Francesco Francesco Coleman (Roma, 1851 – Roma, 9 gennaio 1918) è stato un pittore italiano. Biografia Francesco Coleman nacque a Roma il 23 luglio 1851. Era il sesto di otto figli del pittore inglese Charles Coleman, che era venuto a Roma nel 1831 e vi si stabilì definitivamente nel 1835, e sua moglie Fortunata Segadori, una famosa modella di Subiaco, che aveva sposato nel 1836. Studiò pittura nello studio di suo padre e mostrò una particolare attitudine per i colori ad acqua. Era conosciuto come un pittore di dipinti, ad olio e acquarelli, delle persone e dei paesaggi della Campagna Romana e dell’Agro Pontino, e di soggetti orientali. Ha condiviso lo studio in via Margutta 33 con suo padre e suo fratello Enrico per tutta la vita. Nel 1887 ottenne un diploma d’onore all’Esposizione internazionale di Dresda. Ha cessato ogni attività artistica dopo la morte di Enrico nel 1911. Morì il 9 gennaio 1918 nella sua casa di via Valenziani, vicino a Porta Salaria. Fu sepolto nel Cimitero del Verano.
"Famiglia con asinello" Roma 1881 40x49 acquerello su carta Opera firmata, datata e localizzata in basso a destra

mercoledì 2 giugno 2021

Michele Cascella

Michele Cascella (Ortona, 7 settembre 1892 – Milano, 31 agosto 1989) è stato un pittore e paesaggista crepuscolare italiano. Nel corso della sua lunga vita artistica articolatasi in quasi otto decenni di intensa attività, Cascella ha saputo mantenere uno stile unico, inconfondibile e pressoché immune dalle contaminazioni delle correnti ed avanguardie pittoriche del Novecento. Le sue opere, comprendenti tele, tavole, pastelli e disegni, sono esposte nei più importanti musei italiani e internazionali, tra i quali il Victoria and Albert Museum[1] di Londra, la Galerie nationale du Jeu de Paume di Parigi, il National Museum of History and Art in Lussemburgo, il Musée d'Art Moderne a Bruxelles e la De Saisset Art Gallery dell'Università di Santa Clara in California, dove è esposta una vasta collezione permanente di opere. Copiosa risulta pure l'opera grafica, comprendente litografie, cromolitografie, serigrafie e acqueforti, tecniche che utilizzò sin da ragazzo e grazie alle quali conobbe - soprattutto sul finire del XX secolo - e mantiene tuttora una notevole notorietà presso il grande pubblico. I tratti distintivi del pittore contemperano la superba capacità compositiva, cui si aggiungono la grande padronanza del disegno e le vibranti cromìe, di cui sono esemplari fattispecie le composizioni floreali, nelle quali Cascella tocca vette espressive elevatissime, così come lo sono le vedute, ove raggiunge esiti di impareggiabile freschezza, luminosità e atmosfera. Michele Cascella: paesaggista crepuscolare? Posted on 31 luglio, 2009 by fatateam Michele Cascella nacque in una famiglia numerosa, comprendente, oltre a fratelli e sorelle (erano in 6), il padre e la madre, il nonno e due sorelle del padre, a Ortona a Mare, in provincia di Chieti, il 7 settembre 1892. E’ stato un artista abbastanza discusso in quanto esaltato da una certa critica, accusato di essere “commerciale” da altra. Da ragazzo non aveva molta propensione allo studio; figlio di un bravo pittore, ceramista e litografo, oltre che sarto del paese, Michele si rivela infatti un pessimo studente con scadenti risultati, non solo nelle materie scolastiche di concetto, ma persino in disegno. Dopo l’ennesima bocciatura, il padre Basilio lo portò ad imparare un mestiere nel suo laboratorio cromolitografico dove insieme a suo fratello Tommaso acquisirà dimestichezza con gli arnesi professionali. Michele si ambientò nel laboratorio, portando a termine gli esercizi che suo padre gli fece eseguire: copiare i disegni di Botticelli e di Leonardo, copiare anche grandi bocche e grandi nasi che suo padre disegnava apposta per lui. zinie zinie Acquisite le basi artistiche come abbiamo visto grazie all’amore ed alla passione del padre Basilio, nel 1907, tenne assieme al fratello Tommaso la sua prima mostra personale nelle sale della Famiglia Artistica di Milano, dimostrando subito uno spiccato talento di colorista. Buon sangue non mente: la famiglia Cascella conterà, nel corso del Novecento, numerosi esponenti artistici. Milano lo tenne a battesimo artistico, dunque, nel 1907 quando lo stile Liberty, dopo aver toccato il suo apice l’anno prima con la grande Esposizione del Sempione, era in decadenza per cedere il passo a nuove tendenze. Don Achille Ratti divenne Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano nel medesimo anno, per poi salire al soglio pontificio nel 1922. Sempre nel 1907 Rodolfo Mondolfo – storico della filosofia – spaziava, con i suoi scritti, dal “problema della laicità nella scuola media”, a “il contratto sociale e la tendenza comunista in J.J. Rousseau”, in Rivista di Filosofia. Intanto sempre nel 1907, nel suo studio, Picasso andava a comporre la prima opera cubista “Les demoiselles d’Avignon” dando vita ad un nuovo movimento artistico, il cubismo appunto, che si differenzierà dall’antica pittura in quanto non più arte di imitazione, ma di pensiero, che tende ad elevarsi fino alla creazione. Nel 1909, ancora in coppia con Tommaso, Michele espose per la prima volta a Parigi, aggiornandosi agli sviluppi del Post-Impressionismo. Nel 1910 tornò a Milano, frequentando i Futuristi Marinetti, Boccioni e Margherita Sarfatti e seguendo con interesse gli sviluppi del Divisionismo. Cascella paesaggista crepuscolare è stato il nostro incipit a queste brevi note. Crepuscolari furono definiti dal critico Giuseppe Antonio Borgese quei poeti che avvertirono la crisi spirituale del tempo come un crepuscolo nell’imminenza del tramonto, che non vollero e non seppero allacciare alcun rapporto concreto e costruttivo con la realtà sociale, che rifiutarono ogni aggancio con la tradizione culturale. Questi artisti, in particolare i poeti, si ripiegarono su se stessi a compiangersi d’esser nati e, in attesa della morte, cantarono gli aspetti più banali e insignificanti del quotidiano, avvolgendo uomini e cose in una nuvola di malinconia. Privi di fede e di speranza, i crepuscolari si rifugiarono nel grigiore delle cose comuni, quasi col pudore di chi vuol nascondersi agli occhi degli altri per non farsi veder piangere. Il paesaggio crepuscolare si smorza nei toni, nei colori, soffoca la luce, si restringe all’interno di perimetri ben delimitati, recintati, che solo apparentemente chiudono l’orizzonte all’uomo e al poeta; gli orti delle case, dei conventi, i giardini, i parchi delle ville, i solai, i salotti sono il nuovo spazio entro cui il poeta si muove e nei quali scopre e ricorda l’universo intorno. Per meglio delineare i profili ricordiamo che la corrente Crepuscolare era in contraddizione con il movimento Futurista. Infatti, il crepuscolarismo, nonostante condivida con il Futurismo l’idea di interartisticità, ha però una concezione della vita completamente diversa: * i futuristi inneggiano alle innovazioni, i crepuscolari sono avversi a una modernità che aliena l’individuo; * i futuristi sono prepotenti, dinamici, chiassosi, i crepuscolari assumono toni dimessi, pacifici e malinconici; * i futuristi esaltano il caos e le attività delle grandi città, i crepuscolari amano l’intimità, le “piccole cose di pessimo gusto”, gli affetti familiari e una vita tranquilla; * i futuristi sono sempre protesi verso un “domani” esaltante, i crepuscolari guardano al passato e alle piccole cose quotidiane. La specializzazione nel paesaggio e nella veduta, in un momento di crisi dei generi quale quello in cui visse, assicurò e continuò ad assicurare a Cascella un successo di portata internazionale, con i consueti soggetti abruzzesi che vengono alternati a quelli di Portofino e delle maggiori metropoli, come un carnet di viaggio, e il ventaglio di opzioni espressive che varia di volta in volta, dal sentimentalismo tardo-simbolista, improntato su tonalità fredde, al bozzettismo da Ecole de Paris, pittoricistico, che lo faceva definire l’“Utrillo italiano”, con incursioni in terreni comuni che gli fanno sfiorare ora Strapaese, ora il Chiarismo, ora l’Espressionismo di Sassu (Solennità in San Pietro, 1939) o dei Sei di Torino (Rachele, 1943). Vittorio Sgarbi nel luglio 2008 curò, al Museo Michetti di Francavilla Al Mare, la mostra “Michele Cascella: La Gioia di vivere”. La mostra, si compose di oltre ottanta opere rappresentanti tutte le principali fasi espressive dell’artista. Sgarbi affermò: “Vituperato in vita perché troppo indulgente nei confronti della popolarità, perché troppo “commerciale”, come si diceva allora, Cascella si prende ora le sue rivincite. Diciannove anni dalla morte sarebbero bastati a spazzarlo via non solo dalla memoria dei critici, ma anche del grande pubblico. E invece, eccolo ancora fra noi, eccoci ancora ad occuparci di lui. Della sua arte intenzionalmente semplice, votata a individuare un’idea istintiva del bello, di quanto più larga condivisione possibile, quasi francescana nel concepire il senso della natura, un sermo communis per il quale una marina è sempre una marina e un fiore un fiore.” Condividi - Share this:

giovedì 22 aprile 2021

elioarte blog di elio buggè

 


 

a famiglia Bugge e le sue origini

Araldica norvegese


Famiglia BUGGE
Araldica italiana.

Le informazioni in questo documento sono raccolte da:
Nordlandsslekten Hveding, da Johan Hveding (Oslo 1944), Familien Kjerschow, Elisa Tandberg (Oslo 1940), Slægten Bugge, PWB. Bondesen (Nyborg, Danimarca 1910), Valdresslekten Bugge, legatura XXX S. 59f di G.A.K. Bjørkset (Fagernes 1961), di NST e le informazioni da Stein Rune Jakobsen, basato sul libro Slekten Bugge i YtreSogn, da Inger Kelmer e sul bakgrunn del danske di Brønnøy-slekten Bugges del libro, da Magnus Mardal.
Tutte le fonti sono in norvegese o in danese.
Ciò che segue proviene dal libro del Bondesen, pagine 39-40 e 121-123, con l'eccezione di alcune correzioni dal libro del Bjørkset.
- “Nelle battaglie per libertà, contro la violenza e la difficoltà le spade e gli scudi dei Bugge furono utilizzati Ma gli scudi e le armi sono stati sepolti,ed il nome è sparito con il castello e l'oro.Tuttavia, dalla muffa sono rinate ancora le piante.Le rose dei Bugge non sono mai morte.Sulle montagne hanno continuato a fiorire E ci hanno dato i molti uomini nobili.Con la spada dello spirito e lo scudo della fede .Per libertà del cuore, contro la violenza nemica hanno continuato la lotta e successivamente più volte hanno vinto castelli e tesori, e non sono mai spariti .Dio vuole, che i Bugge, generazione dopo generazione,camminino sempre nel nome di Cristo in modo che essi mai spariscono né brucino,ma fioriscono qui per sempre nel nome dl Dio.-“
Il nome Bugge (pronunciato “boo-gee„) ha una storia molto antica nella regione nordica.
Già ai tempi del den Raske (Fridlev il rapido) e Frode Fredegode (Frode di Fridlev il pacifico (?)) veniamo a contatto dei Bugge in Skåne e in Halland, che facevano parte allora della Danimarca ma ora fanno parte della Svezia.
Colloqui di Saxo Grammaticus così di un capo locale che era uno del Halland Bugges e che è caduto a Hvirvelshavn a Sjælland in un duello con il re Fridlev il rapido.
Hvirvelshavn è il Bisserup attuale nella baia di Vordinborg in Danimarca.Inoltre, in Jylland il nome Bugge ha una storia lunga.A Højene vicino a Glenstrup, non lontano da Hobro, c’ era un sig. Turild Bugge, “il Tassa-Re,„ con la sua famiglia. “Da lui che il nome Bugge cristiano ha iniziato,„ esso è dichiarato da Klevenfeldt.            https://www.heraldrysinstitute.com/lang/it/cognomi/Bugge/idc/760132/